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BUON COMPLEANNO ALLO «SPLENDIDO SESSANTASETTENNE» NANNI MORETTI

Attraverso i film ha raccontato con voce inconfondibile non solamente la sua evoluzione di essere umano ma la storia di un’intera generazione, amareggiata dalla politica e sconfitta dalla propria incontenibile malinconia.

Nanni Moretti è quindi, di fatto, uno dei registi contemporanei più significativi del Cinema italiano.

 

Moretti nasce a Brunico, in provincia di Bolzano, il 19 agosto 1953 da genitori romani, in quel periodo in vacanza in Trentino-Alto Adige.

 

Il cineasta si è sempre dichiarato legatissimo ai genitori, il padre bellunese Luigi, storico dell’antichità classica e docente universitario d’epigrafia greca e la madre napoletana, la professoressa di lettere al ginnasio Agata Apicella, fotografata nel commuovente omaggio in celluloide del 2015 “Mia madre“.

Durante l’adolescenza romana, Moretti inizia a coltivare ossessivamente due passioni: la pallanuoto e il Cinema.

Dopo il liceo classico nel 1973 gira in Super 8 il suo primo cortometraggio “La sconfitta“, mentre il suo primo lungometraggio “Io sono un autarchico” esce nel 1976 ed attira sin da subito l’attenzione di diversi critici, proiettato anche ai festival del cinema di Berlino e Parigi.

Con i film successivi, “Ecce Bombo“, “Sogni d’oro“, “Bianca“, “La messa è finita” e “Palombella rossa” il regista romano dimostra il suo stile sarcastico nel mettere in scena le frustrazioni della propria generazione di fronte ai luoghi comuni e alle storture della società di massa, spesso attraverso il suo alter-ego cinematografico, Michele Apicella.

 

Quando il suo impegno politico fuori e dentro dal mondo del cinema si intensifica, anche i film di Moretti acquisiscono una carica di coraggiosa denuncia come “Il Caimano” e “Habemus Papam“.

Nel ’91 prende in gestione una vecchia sala cinematografica e la rimette a nuovo, inaugurando così il Cinema Nuovo Sacher, che si propone di proiettare solo film «impegnati».

Attraverso film, poi, come “Aprile” e “La stanza del figlio“, Moretti cerca di sondare i mille volti della paternità, dalle ansie della nascita di un figlio fino all’indescrivibile dolore di una sua perdita.

Numerosi i premi vinti, prima fra tutti l’ambitissima Palma d’oro nel 1994 per il film “Caro diario“, una confessione “alla 8 1/2” in prima persona sul terrore e la fatica di vivere.

 

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