CULTURA

DONNE FATALI, EROINE E SEDUTTRICI – LE DIVE ITALIANE DEL CINEMA MUTO

Donne dagli sguardi languidi, dalle labbra sensuali, apparizioni divine e irraggiungibili, bellezze incantatrici e ammaliatrici conquistano gli schermi internazionali e le menti del pubblico attraverso film muti che furono capaci di creare emozioni e fantasie e di comunicare, anche solo con un gesto, espressività e seduzione. 

Intorno al 1910 nasce il fenomeno del Divismo cinematografico, che per anni influenzerà il cinema e la società portando al successo giovani attrici, che fino ad allora avevano ricoperto ruoli minori o subordinati rispetto a quelli maschili o semplicemente avevano recitato soltanto nei teatri davanti ad un pubblico colto e di nicchia. Il cinema rispetto al teatro era accessibile anche alle classi più basse, permetteva persino allo spettatore più povero di rimanere incantato dalla magia incantatrice del cinematografo. La nascita del Divismo si deve proprio al connubio tra cinema e mass media, in grado di generare effetti mediatici molto più evidenti rispetto ai divi del teatro moderno del XIX e XX secolo. La divinizzazione degli attori, elevati ad icone, da parte di un vasto pubblico, composto per lo più da gente comune, è un fenomeno di costume che attraverso il cinema si diffonde in tutte le più famose cinematografie internazionali. 

Agli inizi del ‘900, prima dell’avvento del sonoro, e in anticipo rispetto ad altri paesi, l’Italia si apre “per prima” al fenomeno del divismo femminile che influenzerà l’intera società e la cultura del nostro paese.  Il Divismo dunque nasce con il cinema modificando sensibilmente la società italiana del primo novecento, a partire dalla moda all’emancipazione femminile, inaugurando gli albori di un primitivo femminismo che culminerà nell’epoca post bellica con Alida Valli, Lucia Bosé, Anna Magnani, Sophia Loren, Silvana Mangano per citarne alcune. 

Tornando agli albori del cinema, due sono i volti più significativi che hanno fatto la storia del divismo italiano e che hanno caratterizzato l’immaginario dell’epoca dal Nord al Sud Italia: Francesca Bertini e Lyda Borelli. La prima vera Diva del cinema muto italiano è Lyda Isabella Borrelli. Il suo modo di recitare, la sua bellezza disarmante e insolita, alta e magra, per l’epoca, la resero famosa a tal punto che le donne cominciarono a comprare abiti per assomigliarle, ad imitarne i movimenti del corpo, languidi e sensuali. Nacque il modo di sedurre “Borelli” o Borellismo, il suo corpo fu paragonato ai girali dello stile Liberty. Nel film di Camerini del 1913 “Ma l’amore mio non muore”, Lyda Borelli s’impose nell’immaginario degli italiani attraverso il gesticolare vorticoso, l’intensa espressività del corpo; l’attrice comunicava le passioni irrefrenabili dell’amore e divenne Diva.

Destino molto diverso fu quello di Francesca Bertini, l’altra leggendaria diva dell’epoca che interpretò con successo sempre crescente oltre 100 film. La sua recitazione melodrammatica, la sua notevole bellezza, la grande capacità di padroneggiare le scene con disinvolta bravura fecero della Bertini una delle più brave dive del cinema. Francesca Bertini fu la prima diva popolana del cinema italiano, meno sofisticata della Borelli;riuscì ad inserirsi nel contesto sociale dell’epoca. Il fascino che emanava la sua figura, gracile, dai capelli corvini e con uno sguardo acceso e intenso, le fecero presto varcare i confini come prototipo di una bellezza meridionale e popolaresca. Inaugurò uno stile che solo molto tempo dopo è stato associato al genere del divismo: per ogni scena pretendeva di indossare un abito nuovo fatto su misura dalla sarta, mentre alle cinque del pomeriggio aveva l’abitudine di andare in un grande albergo per prendere il tè in compagnia di alcune dame. La figura di Francesca Bertini ha lasciato un segno nella storia del cinema italiano anche per lo stile di recitazione: ridusse le distanze fra il cinema e il teatro, segnando il passaggio dalla recitazione teatrale a quella cinematografica moderna, micro espressiva e densa di passioni. Infine, altro punto di forza della Bertini rispetto alla Borelli fu senza dubbio la fotogenia: la macchina da presa si avvicinava fino a sfiorarne il volto, per catturare i piccoli movimenti espressivi che ammalieranno il mondo intero. 

Il divismo italiano fu popolato da tante altre donne fatali, eroine e salvatrici, le seduttrici, le donne angelo, le donne natura sommerse di fiori che affascinano e ammaliano, destinate a svanire presto per lasciare spazio ad un cinema fatto di parole e che inevitabilmente porterà le dive italiane a perdere il loro pubblico, molte di loro a ritirarsi a vita privata costrette dai mariti o semplicemente per scelta, terminando così il loro ultimo film della vita come uno dei melodrammi da loro divinamente interpretato. 

Germana Girelli

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