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L’AFFAIRE WOODY ALLEN: DALLE OMBRE SULLE ACCUSE ALL’AUTOBIOGRAFIA.

È il 13 gennaio 1992 quando l’attrice Mia Farrow trova per caso a casa del suo compagno, il regista Woody Allen, sei Polaroid dimenticate sopra una scatola di fazzoletti di carta sulla mensola del caminetto.

La ragazza, fotografata nuda sul divano con le gambe ben aperte, è sua figlia adottiva, Soon-Yi.

Esattamente un mese dopo, il regista di indimenticabili film come “Io & Annie” e “Amore e guerra“, si vedrà recapitare un biglietto per San Valentino sigillato in una scatola celestina di Tiffany che sembrerà rubato dal set di “Rosmary’s Baby“.

È una foto di Mia con tutta la sua tribù di figli a ognuno dei quali l’attrice ha trafitto in un fotomontaggio il cuore con uno spiedo da barbecue. Lei è invece ritratta con il petto squarciato da un coltellaccio da macellaio, con il manico avvolto in una fotocopia delle Polaroid osé di Soon-Yi. Le parole “Love e Joy” della cartolina sono state cancellate e sostituite con “Pain“, seguite da una scritta a mano:

“Una volta il mio cuore era un unico pezzo ed era tuo. Tu hai usato i miei figli e hai trapassato il mio cuore cento volte.”

Woody e Mia si sono conosciuti dodici anni prima, sul finire del ’79 da Elaine’s, il ristorante prediletto di lui.

Il regista è nel pieno dello sfolgorante successo della pellicola “Manhattan” e delle sue proverbiali nevrosi, l’attrice, invece, sta recitando a Broadway con Anthony Perkins in “Romantic Comedy“.

Lei che fisicamente sembra fragile come un uccellino, ha in realtà un carattere d’acciaio e porta in dote un “pedigree” hollywoodiano eccellente (è figlia del regista australiano John Farrow e dell’attrice irlandese Maureen O’ Sallivan), sette figli (tre biologici e quattro adottati) e un numero non precisato di animali (tartarughe, topi, ranocchi, pappagalli e cincillà).

Allen chiarisce sin da subito che non vuole fare da padre a nessuno dei ragazzi e che entrambi saranno sì una coppia ma vivranno da separati, in due attici differenti a Central Park, uno di fronte all’altra.

Dopo qualche anno i figli diventano nove, si aggiungono Dylan e Satchel, il loro unico figlio biologico.

Intanto i due innamorati non potrebbero essere più diversi, come racconterà lui al suo biografo ufficiale Eric Lax:

“A Mia non piace la città e io l’adoro. Le piace la campagna e io la odio. Le piace mangiare presto, alle sei, e a me tardissimo. Le piacciono i ristoranti semplici e a me quelli cari e lussuosi. Non può dormire con un condizionatore d’aria: io non posso dormire senza. Lei ama i bambini e gli animali. Io li odio: quando meno te l’aspetti fanno la cacca. Mia ha il pollice verde per la famiglia. Io no. Vorrebbe risalire in barca il Rio delle Amazzoni. A me basta il laghetto di Central Park. Lei sta nel West Side e io nell’East. Lei ha cresciuto nove bambini senza misurargli la febbre, e io mi misuro la febbre ogni due ore. (…) Mia vuole fare l’amore con la luce accesa, io con la luce spenta. Così lei accende, io spengo. Il che, più delle volte, spezza il ritmo.”

Con Satchel/Ronan & Dylan (Copyright immagine)

Nonostante le incompatibilità caratteriali, Mia diventa la nuova musa cinematografica di Allen nei tredici anni successivi dal loro incontro (“Zelig“, “La rosa purpurea del Cairo“, “Radio Days“, “Broadway Danny Rose“, “Crimini e misfatti“, “Hannah e le sue sorelle“, etc.).

La vocazione alla maternità di Mia verrà spesso descritta in tribunale come ai limiti del maniacale. Scioccata dalla guerra in Vietnam e alla fine mai allontanatasi dal suo sogno infantile di diventare suora missionaria, nel corso degli anni adotta una cesta di bambini, per lo più del Sud Est asiatico (Isaiah è l’unico afro-americano), spesso provvisti di gravi handicap, dalla cecità alla paralisi degli arti inferiori.

La totale indifferenza di Woody per tutti i marmocchi si bilancia con l’amore che inizia invece improvvisamente a nutrire per l’ultima bambina arrivata in famiglia, l’unica americana, la biondissima Dylan.

Il regista se ne è innamorata perdutamente, la culla, l’accarezza e persino a volte le cambia i pannolini, tanto quanto ignora – sempre a detta di Mia- Satchel, il figlio biologico appena nato.

Nella biografia “The unryly life of Woody Allen, Mario Maede racconta di una lite tra i due proprio in relazione a Dylan, quando Mia si infurierà con il compagno perché non sopporta che lui si faccia succhiare il pollice dalla bambina come se fosse una sorta di strano oggetto sessuale.

Intanto una delle figlie adottive dell’attrice, Soon-Yi, presa da un orfanotrofio cattolico di Seul dopo essere stata abbandonata in un bidone della spazzatura dalla madre-prostituta che aveva l’abitudine di picchiarla selvaggiamente quando era in fasce, negli anni Novanta compie giusto vent’anni.

A scuola ha difficoltà di apprendimento ed è molto solitaria, cupa e insicura del suo aspetto.

Mia decide perciò di incoraggiare Woody a instaurare un legame più stretto con Soon-Yi, con l’intento di aiutare la ragazza a uscire dal suo guscio di complessi e mutismi.

L’appuntamento di Woody e della giovane Soon-Yi alle partite di basket diventa via via una consuetudine fino a quando è proprio in una di quelle occasioni che, nel gennaio del 1990, verranno fotografati per la prima volta mano nella mano.

Il brutto anatroccolo intanto piano piano si trasforma in cigno: Soon-Yi inizia a truccarsi, a mettersi body attillati e scarpe col tacco.

Diane Keaton, Soon-Yi Previn e Woody Allen, 1994. (Copyright immagine)

Quando Mia, dopo aver trovato le Polaroid, decide di affrontarla, le urla in faccia che è una piccola ingrata e una stupida, le sbatte una seggiola contro la schiena e la chiude nella sua stanza mentre intanto la ragazza le rivela che con Allen ci va già a letto da un anno, che oramai è tutto suo e lei non potrà farci proprio un bel niente.

Folle di gelosia, l’attrice per mesi tempesta il regista di chiamate per domandargli chi delle due sia più brava a letto, per minacciare di cavargli con un punteruolo gli occhi e che non gli permetterà di certo più di vedere i suoi figli, Satchel, Moses e soprattutto quella prediletta, Dylan, ché “tu mi hai tolto una figlia e io ne toglierò una a te.

Quando Allen decide di rendere pubblica la relazione con Soon-Yi nel 1992, l’ex moglie di Frank Sinatra e André Previn decide di assoldare il miglior avvocato sul campo per trascinarlo subito in tribunale con l’accusa di violenza sessuale e pedofilia.

Anche la piccola Dylan denuncerà il papà raccontando di essere stata portata più volte nella mansarda di Frog Hollow e toccata nelle parti intime. A confermarlo anche un’ambigua bambinaia che sosterrà di aver visto il signor Allen che le metteva la testa in grembo e la penetrava parzialmente con un dito.

Anni dopo, a sostenere la tesi che Dylan fosse stata realmente abusata e di sicuro non indotta da Mia a dichiarare il falso, ci sarà lo stesso figlio naturale di Allen, intanto diventato un giornalista di fama nazionale e ancora così in rotta col padre da aver deciso di cambiare nome, da Satchel a Ronan.

Nel libro premio Pulitzer “Catch and Kill“, Ronan si rivolge direttamente agli attori ingaggiati da Allen e al pubblico affezionato del regista ebreo affinché tutti incominciassero a boicottare la partecipazione o la visione dei film di quel molestatore seriale.

Contro invece Mia e Ronan si scaglia un altro membro del clan Farrow, Moses, che in un post di 5000 parole dal titolo “A son speaks out attaccherà duramente il fratello e la madre, quest’ultima non solamente colpevole di costanti violenze fisiche e psicologiche nei confronti di tutti i figli (tranne il suo protetto, Ronan) ma abile plagiatrice di Dylan, indotta ad inventarsi quegli abusi dal padre di sana pianta:

Vivere sotto il suo stesso tetto (di Mia Farrow, n.d.r.) era impossibile se non facevi esattamente quello che ti era stato detto, non importa quanto la richiesta fosse assurda.

In tribunale oramai è tutto una parola dell’uno contro l’altra.

Il regista si sottopone alla macchina della verità e ne esce vincente e un team di psichiatri della Yale New Haven Hospital testimonia a suo favore, mentre un intero Paese si spacca tra colpevolisti e innocentisti, come l’ex fidanzata Diane Keaton, da sempre sostenitrice della buona fede di Allen e Frank Sinatra a favore della sincerità della Farrow.

Anche l’ultimo film girato insieme dalla coppia, “Mogli e Mariti”, viene posto a vaglio critico a causa della trama dove il protagonista, che vive in una relazione oramai stanca, si è innamora perdutamente di una giovane ragazza di vent’anni.

Nel corso dei mesi, il regista continuerà a proclamare la sua buona fede, rifiutando l’accusa di incesto e sostenendo di essersi semplicemente innamorato di una donna giovane che alla fine non aveva mai riconosciuto legalmente in passato come figlia.

A controbattere arriverà nel 1997 l’autobiografia della Farrow, “Quel che si perde“, dove Woody verrà descritto come un uomo meschino, egoista e con gravi problemi sessuali.

Diritto di replica a Soon-Yi che invece sosterrà di non essere stata mai plagiata da lui ma abusata psicologicamente per anni da lei:

“Non mi ero mai fatta un bagno da sola, perché all’orfanotrofio c’era una grossa vasca in cui entravamo tutti insieme. Lì sarei dovuta entrare da sola e avevo paura dell’acqua. Ma invece che fare ciò che si dovrebbe fare con un bambino – magari entrare nell’acqua, mettere dei giocattoli, infilare il braccio per dimostrare che va tutto bene, che non c’è pericolo, – Mia mi lanciò dentro.”

Un giorno Mia l’avrebbe persino colpita con un coniglietto di ceramica:

“Tra di noi c‘era una gerarchia, Mia non ha mai cercato di nasconderlo, e Fletcher era la stella, il bambino d’oro. Lei ha sempre apprezzato l’intelligenza, ma anche l’aspetto, i capelli biondi e gli occhi azzurri». (…) Provava a insegnarmi l’alfabeto con i blocchi di legno e quando sbagliavo, me li lanciava addosso o sul pavimento.”

Intanto, dopo essersi sposati, Soon-Yi si laurea a pieni voti in psicologia alla Drew University, cambia look e dieta al marito, adottano due bambine (Sidney Bechet e Manzie Johnson) e lo protegge dalla sua vulnerabile ingenuità, come se fosse lei quella più adulta.

Dopo anni di silenzio, anche Woody Allen sceglie, a sorpresa, di controbattere alle pesanti accuse di Mia.

Lo ha fatto quest’anno, con la pubblicazione della sua autobiografia “A proposito di Niente:

“Ci sono ancora dei mentecatti che pensano che io abbia sposato mia figlia, che Mia fosse mia moglie, che io avessi adottato Soon-Yi e che Obama fosse americano. Ma non c’è mai stato nessun processo. Non sono mai stato accusato di nulla perché, com’è stato chiaro agli inquirenti, non è mai successo nulla.”

Allen descrive la Farrow come vendicativa e instabile (negò una volta una radiografia alla piccola Soon-Yi dopo che si era rotta una gamba giocando a calcio solamente perché troppo dispendiosa), legata in un rapporto morboso con il figlio Ronan con il quale condivideva fino agli 11 anni di lui il letto completamente nuda, così folle da riprendere poi Dylan senza veli e inviarne il video a Fox News.

“Quello che accadde nei mesi seguenti fu una caccia alle streghe e un insensato spreco di soldi, soprattutto i miei. Vennero interrogati psichiatri e pediatri, vennero assunti detective privati, il tutto per la gioia degli uffici stampa e dei giornali.”

Da dopo l’accusa in tribunale, la carriera di Woody Allen ha subito un tracollo: non solo problemi di finanziamenti mancanti per i suoi film ma vere e proprie sospensioni dei girati, come quando recentemente la piattaforma Amazon ha deciso di bloccare la realizzazione della sua unica serie televisiva a seguito di alcune proteste alla #metoo contro il regista.

Mia Farrow è tuttora sotto antidepressivi e costretta a seguire una terapia psichiatrica settimanale, “a causa di un vecchio pedofilo“.

Colpevoli o innocenti, hanno, come si nota, perso entrambi.

(Copyright immagine in evidenza)

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