ATTUALITÀ

RIENTRO A SCUOLA, PROBLEMATICHE E DUBBI SUL NUOVO ANNO SCOLASTICO

È iniziato il count-down per la ripresa delle attività didattiche e a pochi giorni dal rientro in classe di docenti e alunni di tutta Italia, il mondo scuola è ancora in piena emergenza e vive il momento di maggiore caos ed incertezza che si sia mai trovato ad affrontare.

Frattanto, a partire dal 1 settembre, docenti e personale ATA hanno fatto il loro ingresso a scuola, in presenza o in modalità telematica, per assolvere ai primi impegni collegiali e per provvedere alla riorganizzazione di locali ed attività.

E proprio in vista della ripresa a pieno regime delle attività didattiche, sono emersi da più parti dubbi e perplessità perché, a quanto pare, la gestione dell’emergenza sanitaria in questo nuovo anno che si appresta ad iniziare, sembrerebbe ancora più difficoltosa di quanto non lo sia stata quella dell’anno appena trascorso.

Esclusa la possibilità di riprendere in modalità a distanza, tra pochi giorni la ripresa delle lezioni avverrà dunque in presenza. Ciò accadrà per alcune regioni il prossimo 14 settembre, per altre il 24.

La data ha subito uno slittamento per via del referendum sul taglio dei parlamentari previsto per il 20 e 21 settembre sul territorio nazionale che vede molte scuole quali sedi dei seggi elettorali.

Tra infiniti protocolli e regolamenti in parte rimessi anche all’autonomia dei dirigenti scolastici in virtù delle specifiche risorse e della peculiarità degli ambienti di cui ciascuno di essi dispone, sono state stabilite dal governo, ma anche dall’Istituto Superiore di Sanità, delle regole generali e linee guida valide per tutti. Una sorta di vademecum che però rimane aperto e che potrà via via – ed in ragione delle particolari esigenze che dovessero riscontrarsi – essere integrato con altre e diverse prescrizioni.

Innanzitutto nel corso delle lezioni si potrà evitare l’utilizzo della mascherina, salvo che non sia possibile garantire il distanziamento fisico di un metro tra le rime buccali degli alunni e di due metri rispetto al docente. Pare invece che la mascherina debba essere utilizzata per gli accessi, eventualmente scaglionati, agli ambienti scolastici e per le uscite dagli stessi, nonché per lo stazionamento, se strettamente necessario, nei luoghi di fruizione comune ed in ogni altra occasione in cui, in generale, l’alunno non rimanga nel proprio banco.

Cosa accade poi in caso di rilevamento in capo ad un alunno di una temperatura corporea pari o superiore ai 37,5° o altra sintomatologia covid-compatibile? Il docente che si avveda di una tale situazione dovrà informare senza indugio il referente covid presente nel proprio plesso scolastico e questi dovrà provvedere ad isolare l’alunno sintomatico in un’area appositamente predisposta, dotarlo dei dispositivi di protezione necessari ed avvertire immediatamente i suoi genitori perché provvedano al prelievo da scuola e ad allertare il pediatra di libera scelta o medico di base al fine di attivare la procedura diagnostica normativamente prevista.

In tale ipotesi, ove il caso venisse confermato,  per il rientro a scuola dell’alunno dovrà attendersi la guarigione clinica, ossia l’assenza totale di sintomatologia. La guarigione dovrà essere attestata con l’esecuzione di due tamponi a distanza di 24 ore l’uno dall’altro e tutte le persone a contatto stretto con l’alunno dovranno essere poste in quarantena per 14 giorni dalla data del contatto ultimo con il caso che venisse confermato. Vi è altresì in ballo l’ipotesi, in caso di persona affetta da covid, di procedere alla quarantena – ad alcune condizioni – dell’intero gruppo classe.

Non si hanno ancora certezze, invece, né si conoscono i numeri esatti dell’organico aggiuntivo che sarà assegnato alle singole scuole per le ipotesi di sdoppiamento o suddivisione delle classi in sottogruppi, ove necessario. Quel che è certo è che tale personale sarà da destinare in via esclusiva alle classi sdoppiate e che in caso di nuovo lockdown, o come ci si augura in caso di superamento del periodo emergenziale, sarà licenziato. Non è dato ancora sapere cosa accadrà se un docente dovesse assentarsi per malattia per brevissimi periodi, visto che per le assenze non superiori a tre giorni non si procede alla nomina di supplenti. In tal senso il governo ha ipotizzato l’allocazione di fondi al fine di consentire la nomina di supplenti anche per il caso di assenze giornaliere dei titolari di cattedra, ma evidentemente perché ciò accada – e se mai accadrà! – sarà necessario arrivare all’approvazione della prossima finanziaria.

Insomma, non c’è che dire, quello che ci attende è decisamente un anno bollente. Ci auguriamo di superarlo indenni!

 

Copyright foto: rientro a scuola

 

 

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