ATTUALITÀ

UNA VITA IN VACANZA? LO SMART WORKING È IL FUTURO

L’ emergenza sanitaria che stiamo affrontando e che ha colpito tutto il mondo ha rivoluzionato le vite di tutti noi, in particolare il nostro modo di lavorare. 

Molte aziende private e il settore pubblico in generale hanno dovuto adeguarsi a nuove modalità lavorative adottando lo smart working o lavoro agile, un approccio organizzativo che presuppone autonomia, flessibilità e collaborazione e che consente di creare ambienti di lavoro fluidi grazie alle nuove tecnologie.

Ma cosa comporta stravolgere il concetto “tradizionale” di giornata lavorativa con orari e postazione fissa?

Il vantaggio per le aziende consiste in un aumento della produttività, taglio dei costi e risparmi energetici, lavoratori più motivati. 

Per contro alcuni manager non condividono questo approccio, in quanto abituati a controllare i loro dipendenti nella convinzione che lavorare 8 ore al giorno significhi produrre di più; inoltre se aggiungiamo a questo la visibilità e la credibilità del proprio operato, qualunque smart worker rischia di sentirsi sminuito, come se il lavoro da casa avesse minor valore. Il risultato è quello di generare nel lavoratore insoddisfazione e stress. 

Al giorno d’oggi, il principale obiettivo dei lavoratori è quello di raggiungere un equilibrio tra vita privata e lavorativa, tutti vorremmo avere più tempo libero, gestire il nostro lavoro in autonomia. Essere felici ogni giorno, sentirsi gratificati e proattivi, genererebbe benefici anche a livello psicofisico, comporterebbe produrre di più.  C’è da considerare però che lavorare da casa ha anche i suoi svantaggi. L’aspetto interpersonale e sociale del lavoro è l’elemento più importante della cultura aziendale, momenti di condivisione, conversazioni tra colleghi, riunioni o semplicemente comunicazioni interne tra team di lavoro, stimolano nuove idee, possono migliorare la giornata e motivare la squadra. Lavorare a distanza può quindi generare isolamento e alienazione, ed è per questo che sarebbe opportuno ridisegnare gli spazi lavorativi anche al di fuori del contesto familiare tramite la creazione di Hub polifunzionali, dotati di workstation moderne, caffetterie e aree ristoro, dislocati in varie aree cittadine dove managers, liberi professionisti e dipendenti possono  riunirsi, incontrarsi e discutere; infine un’altra soluzione potrebbe essere quella di pianificare le giornate lavorative prevedendo turni di lavoro in ufficio e a casa, così da consentire un contatto periodico con i colleghi. 

Il compito dello smart working non è uno strumento necessario a cui ricorrere solo in situazioni di emergenza come quella che stiamo vivendo, non è nemmeno l’opportunità concessa ai lavoratori di stare a casa come alcuni pensano. Lo smart working riguarda un’attitudine mentale, “una forma mentis” aziendale e manageriale che trasforma il ruolo del dipendente e che deve tener conto delle recenti innovazioni tecnologiche così da adeguare sempre più professioni alla modalità di lavoro a distanza.

Il futuro lavorativo dipende anche e soprattutto da noi; qualche passo in avanti è stato fatto con la normativa europea e la legge sul lavoro agile in Italia, anche se abbiamo bisogno di tempo per raggiungere gli standard europei. 

Il periodo difficile che stiamo vivendo può diventare un incentivo e una spinta ad adottare le misure necessarie per questa rivoluzione nel mondo del lavoro, per fare questo è necessario che ci sia massima fiducia tra il lavoratore e il datore di lavoro, essere aperti al cambiamento, creare spirito di collaborazione anche a distanza e pianificare il lavoro in modo efficace. 

Tra le azioni più immediate, le aziende e i datori di lavoro dovrebbero impegnarsi ad accogliere questo nuovo modello organizzativo partendo dalla formazione manageriale; i manager del futuro potrebbero così da dotare i dipendenti strumenti tecnologici per poter lavorare anche da remoto; mentre i lavoratori dovrebbero cogliere questa opportunità, pianificando al meglio il lavoro da casa, riorganizzando lo spazio fisico e le abitudini casalinghe in un ambiente silenzioso e funzionale.    

Tutto questo porterebbe ad un cambiamento epocale, a cui tutti dobbiamo adattarci, è arrivato il momento di seguire l’esempio di paesi come la Svezia, la Danimarca, l’Inghilterra per citarne alcuni, che da anni hanno adottato nuovi metodi lavorativi all’avanguardia. Il nostro Paese può adesso cogliere l’opportunità di trasformarsi e modernizzarsi affinché dalla crisi scaturisca una rinascita e un cambiamento.

Germana Girelli

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