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12 SETTEMBRE 1981: CI LASCIAVA IL POETA EUGENIO MONTALE

Considerato uno dei poeti più significativi del Novecento, il 12 settembre 1981 è scomparso, a Milano, Eugenio Montale.

Il poeta premio Nobel per la Letteratura nel 1975 avrebbe compiuto il mese successivo 85 anni ma poco prima del suo decesso era stato ricoverato nella clinica San Pio X per problemi da vasculopatia cerebrale.

Dopo i funerali di Stato celebrati nel Duomo di Milano, Montale è stato sepolto nel cimitero accanto alla chiesa di San Felice a Ema, sobborgo nella periferia sud di Firenze, accanto alla moglie Drusilla.

Eugenio Montale nacque a Genova il 12 ottobre 1896, ultimo di sei figli di Domenico, comproprietario di una ditta di prodotti chimici, la G. Montale & C., fornitrice tra l’altro di Venezia S.P.A., l’azienda del suocero dello scrittore Italo Svevo.

Diplomato in ragioneria e appassionato di canto lirico, Montale si avvicinò alla poesia da autodidatta, leggendo Dante, Petrarca e Boccaccio.

Dopo il 1945, lavorando a Milano come giornalista e critico letterario del Corriere della Sera, il poeta non soltanto prese posizione contro la massificazione della società e della comunicazione ma anche contro il fascismo italiano, tanto da essere nominato “Senatore a vita” nel 1967.

Montale scrisse pochi ma meditati libri di versi.

Esordì con “Ossi di seppia“, nel 1925 ma poi passò quasi un quindicennio perché desse alle stampe la sua seconda raccolta, “Le occasioni“, che costituì assieme al successivo libro “La bufera e altro“, il suo momento di avvicinamento all’Ermetismo.

Dopo queste opere, Montale inaugurò una stagione completamente nuova, anche sul piano del linguaggio e, parzialmente, dei temi, con “Satura“, uscito nel 1971 e replicato da altri libri successivi del medesimo stampo.

Il compito di Montale sarà quello di andare oltre le apparenze, le costruzioni artificiose dei versi, indagando la condizione dell’uomo e cercando di superarne il malessere di vivere e la sua oppressione tramite la ricerca in versi di un varco, di quella maglia rotta nella rete, varco per la libertà di esistere davvero.

In merito ai suoi indimenticabili versi, Montale scrisse in “Confessioni di scrittori (Intervista con se stessi)“:

«L’argomento della mia poesia (…) è la condizione umana in sé considerata: non questo o quello avvenimento storico. Ciò non significa estraniarsi da quanto avviene nel mondo; significa solo coscienza, e volontà, di non scambiare l’essenziale col transitorio (…). Avendo sentito fin dalla nascita una totale disarmonia con la realtà che mi circondava, la materia della mia ispirazione non poteva essere che quella disarmonia.»

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