CULTURA

L’ETERNA GIOVINEZZA NEL CINEMA

“Carpe… carpe diem… cogliete l’attimoragazzi… rendete straordinaria la vostra vitaricordiamo tutti questa celebre frase sussurrata ai suoi studenti dal Professor Keating interpretato dal memorabile Robin Williams nel film L’Attimo Fuggente (Dead Poets Society) del 1989 diretto da Peter Weir. 

A trent’anni di distanza le sue parole ancora echeggiano nella nostra memoria, i suoi sapienti insegnamenti sono impressi come consigli di vita per i giovani che si affacciano all’età adulta. 

L’adolescenza, quel periodo confuso e incerto della vita in cui cerchiamo la nostra identità, in cui scopriamo e sperimentiamo noi stessi, un’età di passaggio che porta con sé conflitti e cambiamenti fisici ed emotivi, un momento fondamentale rappresentato da scelte, consapevolezze, ribellioni e autonomia. 

Il cinema ha affrontato in innumerevoli occasioni il tema dell’adolescenza e i suoi aspetti più profondi, delle luci e delle ombre di quell’età particolare, incentrando la narrazione su un solo soggetto o su gruppi di ragazzi, raccontando dei giovani e della giovinezza e di tutte quelle caratteristiche positive e negative dell’età attraversando epoche e periodi storici tra loro diversi. 

Dai film di un’epoca come Gioventù Bruciata (1955) di Nicholas Ray con James Dean e la sua inquietitudine giovanile fatta di ribellione e violenza, e ancora Grease (1978) di Randal Kleiser, ambientato nella stessa epoca di quello precedente, racconta la gioventù degli anni ’50 come l’incarnazione di una giovinezza sfrontata che comunica disinibita i propri turbamenti carnali, i protagonisti incarnano degli eterni bambini che vivono la loro esistenza come in un immenso luna park. 

Continuando la lunga carrellata di film, ci sono poi quelli che dipingono giovani violenti, irresponsabili, viziati, menefreghisti come Arancia Meccanica (1971) di Stanley Kubrik, Elephant (2003) di Ken Loach o I ragazzi della 56° strada di Francis Ford Coppola (1983); o ancora film dove i giovani sono protagonisti di grandi rivoluzioni come ne La meglio gioventù (2003) di Marco Tullio Giordana o dove, al contrario, si trascinano annoiati, tra velleità letterarie, scherzi goliardici e facili avventure erotiche, in una dimensione di ozio irresponsabile come nei Vitelloni (1953) di Federico Fellini; arrivando a film dai contorni più drammatici, che raccontano disagi e conflitti con i genitori o a cui la giovinezza è stata portata via come in Juno (2008) di Jason Reitman, Il Giardino delle vergini suicide (1999) di Sofia Coppola, Ragazze Interrotte (2000) di James Mangold, La Stanza di Marvin (1996) di Jerry Zaks; e per finire film di adolescenti che scoprono la loro sessualità come ne La vita di Adele (2013) di Abdellatif Kechiche o il poetico The Dreamers (2003) di Bernardo Bertolucci. 

In tutti questi capolavori cinematografici e in quelli che verranno, si ritrovano elementi contrastanti e rappresentativi di una fase della vita che, al di là dell’epoca e del contesto storico in cui sono ambientati, caratterizza i conflitti dei ragazzi di oggi. 

Nell’Attimo Fuggente, la lezione di vita che il professor Keating gridava e insegnava ai suoi ragazzi è un messaggio di grande forza poetica che ancora oggi porta con sé un grande significato, un vero e proprio inno alla vita; il vivere coltivando passioni, imparando dai libri e dai poeti, il credere nei propri sogni e l’affermare il proprio pensiero critico assaporando la vita in tutte le sue sfaccettature, affrontando i propri genitori e le proprie paure, per essere liberi di scegliere, di sbagliare e di godere di ogni attimo e di ogni emozione perché è quella la stagione più bella, difficile e importante della vita che non ritornerà più. 

Ancora in questi versi di Thoreau citati nello stesso film “Andai nei boschi perché volevo vivere con saggezza, in profondità, succhiando tutto il midollo della vita, […] per sbaragliare tutto ciò che non era vita e per non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto.” , è riassunto un invito a vivere la vita a pieno, “succhiare il midollo della vita” è ciò che cerca di insegnare Keating ai suoi ragazzi: non bisogna mai omologarsi, abbassare la testa, fare ciò che gli altri ti impongono di fare. Da queste riflessioni, si evince il ruolo fondamentale degli insegnanti e della scuola che conducono e traghettano i ragazzi verso il mondo degli adulti. Keating è il professore che tutti vorrebbero avere, che vuole che i suoi studenti imparino ad essere liberi nonostante tutto, che insegna “la poesia” con metodi anticonformisti, come quando invita i ragazzi a strappare le pagine del libro di testo perché non esistono classifiche e regole fisse per comprendere il valore di un artista, un gesto che arriva al cuore dei ragazzi, che iniziano ad amarlo ed allo stesso tempo ad amare la poesia. I poeti Keats, Whitman, Shakespeare diventano personaggi reali che con i loro versi riescono a scuotere gli animi e le menti di giovani insicuri, sensibili, introversi, scontrosi, persino un pò presuntuosi o semplicemente sognatori di una vita grandiosa ed indimenticabile che ognuno di noi, nell’adolescenza, ha desiderato vivere.  Keating è il “Capitano” dei suoi allievi ma è anche il loro compagno di vita, un amico che si interessa ai loro pensieri, alle loro inclinazioni, a ciò che quei giovani hanno da dirgli, li sostiene e li supporta nella ricerca interiore del “barbarico YAWP da gridare sopra i tetti del mondo” e così i banchi di scuola si trasformano in palcoscenici dove gli studenti si esprimono, recitano, affermano loro stessi per crescere e diventare uomini. 

Germana Girelli

Rispondi