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ADDIO A GIGI PROIETTI, COME SHAKESPEARE E’ MORTO NEL GIORNO DEL COMPLEANNO

“Il fatto che ancora si mettano in scena lavori di Shakespeare non ha una risposta rapidissima, bisognerebbe fare delle analisi, dibattere. Io personalmente lo ritengo fondamentale […]. Si chiamano classici perché non chiudono, non smettono mai di interessare”

Gigi Proietti lo aveva amato e studiato Shakespeare. A lui si era ispirato nella sua oltre cinquantennale carriera che lo aveva consacrato tra i più grandi del teatro italiano e internazionale. Il mattatore romano, come William Shakespeare, è morto nel giorno del suo compleanno.  Esattamente come aveva fatto il drammaturgo e poeta inglese, oltre quattro secoli fa, il 23 aprile 1616.

Una pratica che viene lasciata agli uomini più grandi. Nella tradizione mistica ebraica il fatto di morire, come Mosè, a ridosso del proprio compleanno, era proprio dello tzadik, cioè dell’uomo giusto. Un’uscita di scena in grande stile, l’ultimo colpo di teatro di un artista geniale, istrionico e poliedrico che resterà immortale.

Un filo rosso lega l’artista romano al bardo dell’Avon. Anche la sua Roma come Londra ha il suo Globe Theatre, situato a Villa Borghese, una perla nel cuore verde della città eterna. E così sul modello del più famoso teatro del periodo elisabettiano, e grazie alla Fondazione Silvano Toti, il sogno shakespeariano di Proietti prende forma. Per 17 anni ne gestisce la direzione artistica mettendo in scena meravigliosi capolavori e collezionando innumerevoli successi. Fino all’ultimo si è battuto in difesa di quell’arte suprema dello spettacolo, regalando al pubblico, a luglio, dopo la prima ondata della pandemia, un’altra stagione teatrale.

Quel luogo a lui tanto caro, il luogo di educazione teatrale di tantissimi giovani, porterà, per volere della Fondazione Toti, finalmente il suo nome. Un legame che non si spezzerà mai. 

Come quello con la sua città che ha omaggiato il suo “ottavo re” in vari modi: una gigantesca foto accompagnata dalla scritta “Ci mancherai” ha illuminato il Colosseo, monumento simbolo della città e la facciata di Palazzo Senatorio, il Campidoglio, la casa dei romani. Un murale di Harry Greb è apparso al Tufello. La street artist Laika gli ha dedicato un poster attaccato all’ingresso di quello che, in “Febbre da cavallo”, era il bar di Gabriella, la fidanzata di Mandrake, uno dei personaggi più amati interpretati dal mattatore. 

IL RICORDO DI ENRICO MONTESANO 

L’attore Enrico Montesano suo compagno nella pellicola cult di Steno, nel ruolo di Armando Pellicci detto Er Pomata, lo ha ricordato con un sonetto pubblicato sul Tempo: 

Mandra’ me senti? Avoja! Ma me senti bbene? Pure da lassù? E daje! Dimme su! Tutti me chiedono da scrive na cosa ‘n pensiero su dde te.. Che fò lo faccio? A Poma’ fallo si tte va e ssi voi, si ciai na bona idea, ch’è cioo sai è come ‘n cavallo bono… Ah si è ppe questo co mme Nun sbaji mai! Beat’a tte Poma’..e io che te do retta,  come ar solito, co te c’è poco da fidasse! Senti, volevo  ‘comicia..cosí.. Giggi ar trotto se n’è ito er traguardo ha tajato vittorioso, dopo la sgroppata de la vita! Ciò pensato da stammatina  Tu, co Bernadette, er traguardo l’hai tajato prima! Invece te co Sordatino ma ‘n do vai? È un trottatore anomalo Arivi solo quanno vole lui! Ma ce lo sai Mandra’… Ar traguardo ci arivamo tutti Trottari belli e pure quelli brutti! Ma si che tte frega. Daje brija! Scrivi quello che te pare basta che nun fai er piagnisteo come se usa fare.  Ah pe’ quello Mandra’ tocca abbozza’. Ce so le tv generaliste, Co ‘a  lacrima pronta E ‘a faccia triste! A Poma’ fatte veni’ ‘n’idea, ‘na  bella trovata…mò nun posso fa er bis, Ma ciò l’occhi tutti su de  me…”plis!” Beh la chiusa ce l’ho: Hai fatto ‘na mossa inaspettata, Annattene proprio er giorno de la festa tua. Che Mandrakata!

DAL TEATRO ALLA TV HA ATTRAVERSATO OLTRE MEZZO SECOLO DI SPETTACOLO ITALIANO 

Teatrante, mattatore, attore di cinema, tv, doppiatore, conduttore e direttore artistico: ottant’anni trascorsi tra palcoscenici, set cinematografici e studi televisivi. Gigi Proietti è stato un uomo dalle mille facce: un “Mangiafuoco” spaventoso nell’ultimo Pinocchio di Matteo Garrone e un “Maresciallo Rocca” rassicurante per milioni di italiani che lo vedevano impegnato a risolvere gialli negli anni Novanta in prima serata su Raiuno. Per molti, invece, l’erede di Ettore Petrolini, l’espressione genuina dello spirito romanesco.

Nel corso della sua carriera ha sperimentato con successo anche la strada del doppiaggio. Da Gatto Silvestro al Genio in Aladdin. Sua la voce prestata ai grandi divi hollywoodiani, da Robert De Niro a Sylvester Stallone, Marlon Brando e Dustin Hoffman. 

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