CULTURA

Creatività: un dono innato o una capacità che si può sviluppare?

A tutti noi sarà capitato di pensare che essere creativi significa possedere un particolare talento artistico e una genialità tipica di menti dotate di un quoziente intellettivo fuori dalla norma.  Pensiamo ad esempio a personaggi come Einstein, Picasso, Stev Jobs, Zuckerberg, per citarne alcuni, che hanno cambiato il mondo e lasciato un segno nella storia con le loro idee, opere, innovazioni e studi che spaziano in tutti i campi: dalla letteratura al cinema, dalla musica alla matematica, dalla politica alla scienza e in tutti quei settori dove il genio creativo si è espresso elaborando una teoria, un calcolo, un’interpretazione, una visione che finisce per diventare materia di studio e fonte d’ispirazione per le generazioni future. 

La cultura di massa in cui siamo immersi e i mezzi di comunicazione ci hanno trasmesso l’idea che chi fa qualcosa di nuovo e di bello è spesso guardato come un pioniere il quale grazie alle sue straordinarie intuizioni può cambiare il mondo, diventando perciò ricco e ammirato.

Questo fenomeno è evidente se si considera l’attenzione rivolta, nell’ultimo decennio, agli imprenditori, soprattutto quelli legati al web e alle nuove tecnologie, o agli influencers che riempiono i social media come Instagram. 

Ma che cos’è la creatività? Un dono innato o una capacità che si può sviluppare?

La creatività è diventata nel corso dei secoli una vera e propria competenza trasversale richiesta nel mondo del lavoro e nella scuola e che tutti possono acquisire. Nel 1890 William James nei suoi “Principi di psicologia” la definì come una transizione da un’idea ad un’altra, un’inedita combinazione di elementi, un’acuta capacità associativa e analogica promuovendo un’idea di creatività caratterizzata da una rivoluzione della solita routine mentale che consente di uscire dagli schemi del pensiero comune. 

Nonostante il pensiero creativo fosse conosciuto da moltissimi secoli, soltanto agli inizi del 1900 venne studiato ed indagato in modo specifico e, con lo sviluppo della ricerca scientifica e la letteratura sull’argomento, si è arricchito di nuovi spunti provenienti da diverse discipline.

Il matematico Henri Poincarè nel 1920 definisce la creatività come quella “capacità di unire elementi nuovi con connessioni nuove ed utili”; essere creativi significa dunque rompere le regole esistenti per crearne altre migliori, richiede quindi originalità e utilità; il filosofo psichiatra Carl Gustav Jung la definisce come l’arte che può far nascere rapporti metaforici visionari o ancora, come sosteneva l’imprenditore italiano Giovanni Agnelli, “la creatività è il piacere e il vero valore della vita, capace di comprendere tutti gli altri”; si potrebbe continuare all’infinito con le definizioni che nel corso dei secoli sono state attribuite a questo termine, ma l’aspetto attualmente più rilevante è che oggi la creatività è stata associata all’intelligenza e alla capacità di “problem solving”: la soluzione dei problemi basata sull’innovazione, un elemento che caratterizza il grado di unicità e originalità, quella trasformazione innescata dall’introduzione di novità, capace di migliorare prodotti, processi e situazioni.

Questo legame tra creatività e innovazione diventa un elemento determinante nel mondo del lavoro; oggi le imprese hanno bisogno di innovare e rimanere competitive mentre i leader del futuro si assumono rischi maggiori utilizzando nuovi metodi di gestione e di comunicazione più efficaci ed innovativi.

La cosa più sorprendente è che tutti noi possiamo allenarci a sviluppare la creatività attraverso corsi che aiutano a sviluppare le capacità artistiche come il disegno, la scrittura, la musica e quelle più legate ad un approccio innovativo come il design thinking, termine che proviene dal settore del design e che si trasforma in un modello di sviluppo nel mondo digitale per risolvere problemi complessi utilizzando una visione creativa.

Un altro modo per allenare la creatività è quella di partecipare ad attività di gruppo rivolte a risolvere problemi, a produrre nuove idee attraverso il brainstorming o svolgendo esercizi pratici per stimolare l’immaginazione e la fantasia come suggeriva il poeta e scrittore Gianni Rodari nella “Grammatica della Fantasia” in cui parlava del binomio fantastico, un esercizio che si ispira alle tecniche creative dei surrealisti francesi e che consiste nel mettere insieme parole, apparentemente senza nulla in comune tra loro, e immagini mentali per creare un racconto.

Un altro strumento utile e luogo di sperimentazione in grado di stimolare il processo creativo è il teatro. Stanislavskij, attore e regista teatrale, ha elaborato un metodo di recitazione basato sull’ identificazione emotiva dell’attore con il personaggio, in cui il ruolo fondamentale è giocato dalla memoria emotiva, cioè dalla facoltà che permette all’attore di recuperare dal proprio passato, sensazioni ed emozioni; le immagini evocate sono combinate per consentire l’emergere dei sentimenti che servono a creare lo stato d’animo del personaggio.

La situazione teatrale diventa così un pretesto per riflettere sulla propria esperienza e, partendo da essa, generare qualcosa di nuovo e unico: nuovo perché reinterpreta e ridefinisce elementi del passato e unico perché fa riferimento a qualcosa di soggettivo e personale. Allo stesso modo dell’esperienza teatrale, la creatività diventa un processo, un modo costruttivo di porsi di fronte alla realtà, un aspetto potenziale della personalità che ognuno possiede fin dalla nascita e la cui realizzazione dipende dall’ambiente in cui viviamo, dagli stimoli che riceviamo e dalla curiosità che abbiamo verso il nuovo, il diverso eliminando pregiudizi, paure, lamentele e barriere mentali che non ci permettono di evolvere

. Questa capacità di accogliere l’esperienza per poi rompere gli schemi intervenendo sulla realtà è l’inizio di un cambiamento e della crescita individuale che, come dicono spesso gli inglesi, corrisponde al cosiddetto Think outside the box, letteralmente “pensa fuori dalla scatola”, dove la scatola rappresenta il convenzionale e il conformismo; la creatività, invece ci porta a ragionare vedendo le cose da un punto di vista diverso dal solito, capovolgendo le prospettive e sperimentando le alternative per poi scoprire, come in un caleidoscopio, che ogni movimento genera nuove immagini e connessioni e dove il potere dell’immaginazione, come diceva Albert Einstein, vale più della conoscenza.  

Germana Girelli

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