CULTURA

DA CAINO A SIDNEY REILLY I TRADITORI PASSATI ALLA STORIA

La storia è piena di traditori, per avidità o per amor di patria, per ambizione, per gelosia o per vendetta. Ma chi sono i traditori? E soprattutto perché si tradisce? Da Giuda Iscariota a Caino, da Sidney Reilly a Guglielmo Oberdan, un viaggio nel tempo alla scoperta di storie, miti, leggende, luoghi e personaggi.

GIUDA ISCARIOTA 

Non c’è peggior offesa che sentirsi dire “Sei un Giuda, sei un traditore”. Un nome pronunciato con disprezzo e che tutti conoscono e comprendono immediatamente. Giuda Iscariota, il traditore di Gesù, l’apostolo che vende il Messia ai Romani per trenta denari. Allora uno dei Dodici, chiamato Giuda Iscariota, andò dai sommi sacerdoti e disse: “Quanto mi volete dare perché io ve lo consegni?”. E quelli gli fissarono trenta monete d’argento. Da quel momento cercava l’occasione propizia per consegnarlo. (Matteo 26, 14-16).

Nella cultura occidentale Giuda rappresenta l’archetipo e il prototipo del traditore. È con il suo nome che vengono marchiati tutti i nemici della fede, i maomettani e i saraceni. La giudefobia cristiana culmina con l’espulsione degli ebrei decretata da Filippo Augusto in Francia (1182) e da Edoardo I in Inghilterra (1290). Nel Trecento a inchiodare Giuda nel ruolo di traditore per eccellenza ci sono gli affreschi di Giotto nella Cappella degli Scrovegni di Padova, e quelli di Pietro Lorenzetti nella Basilica di San Francesco ad Assisi. E c’è, naturalmente, Dante, il Sommo Poeta, padre della lingua italiana.

Nel XXXIV canto dell’Inferno Giuda viene collocato nella quarta zona di Cocito (IX Cerchio dell’Inferno), la Giudecca che da lui prende il nome e dove sono puniti i traditori dei benefattori: il dannato non è sepolto nel ghiaccio come gli altri, ma è dilaniato dai denti di Lucifero nella bocca della faccia centrale, dentro cui ha la testa e dalla quale fa pendere i piedi. Insieme a lui Bruto e Cassio, considerati da Dante i tre peggiori traditori della storia avendo frodato i loro benefattori, i loro mentori, i loro amici.

CAINO 

Secondo il racconto della Bibbia (Genesi,IV,3-6), Caino, insieme ad Abele, suo fratello, erano i primi due figli nati da Adamo ed Eva, dopo la cacciata dal giardino dell’Eden. Uno si dedicava all’agricoltura e l’altro alla pastorizia. Quando Dio mostrò di gradire maggiormente le offerte di Abele, che considerava più generose e disinteressate, Caino per invidia e gelosia lo uccise nei campi.  

Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra».

Dio lo maledisse e lo condannò a vagare sulla terra perseguitato dal rimorso, “segnandolo” in modo che chiunque potesse riconoscerlo. Caino è diventato il simbolo del tradimento, della cattiveria, e delle passioni umane che conducono alla rovina.

SIDNEY REILLY 

C’è chi lo ha definito come “la prima super – spia del XX secolo” e chi come un “abile truffatore e inguaribile donnaiolo”. La figura di Sidney Reilly ha affascinato intere generazioni, perfino lo scrittore Ian Fleming, che si ispirò a lui per tratteggiare il personaggio di 007.

Ebreo russo, figlio di un colonnello zarista, divenne una delle più grandi spie al servizio dei britannici. Tra le sue missioni vi furono l’infiltrazione nello Stato Maggiore generale tedesco nel 1917 e un quasi rovesciamento dei bolscevichi nel 1918. La sua reputazione con le donne era leggendaria così come il suo genio per lo spionaggio.

GUGLIELMO OBERDAN

Considerato un martire dell’irredentismo, a lui è stato dedicato un mausoleo che affianca il palazzo del Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, sorto nello stesso posto dove all’epoca dei fatti si trovava la caserma in cui fu impiccato. Nato a Trieste nel 1858, Guglielmo Oberdan, non venne riconosciuto dal padre naturale e venne registrato all’anagrafe come Wilhelm Oberdank (Oberdan è un’italianizzazione che adottò successivamente). A soli vent’anni rivendicò la sua italianità, cambiando il nome e fuggendo a Roma per non servire come militare gli Asburgo. Dopo la morte di Garibaldi, che provocò in lui un forte turbamento, incontra Matteo Renato Imbriani, fondatore di Italia Irredenta, che lo spinge al martirio.
 Il 20 ottobre 1882 è condannato all’impiccagione dal tribunale militare di Trieste per il reato di tradimento, diserzioni e cospirazione. Nonostante le richieste di clemenza da parte del mondo intellettuale, il 20 dicembre è impiccato nel cortile interno della caserma grande di Trieste. Era stato iniziato alla massoneria.

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