LE INTERVISTE

PERCORSI SONORI. INTERVISTA A CARLOS DA COSTA COELHO, DIRETTORE DEL COLLETTIVO “VIAGGIATORI ARMONICI”

Fondato a Treviso nel 2012, il collettivo Viaggiatori Armonici  abbraccia un’orchestra di eclettici musicisti in grado di spaziare tra le intercapedini di caleidoscopiche sonorità con sorprendente duttilità e eufonia lieve.

Oltre ai due album già all’attivo, l’anima cosmopolita e multietnica dei “Viaggiatori Amornici” si espande anche grazie alla collaborazione con artisti di caratura internazionale come il percussionista indiano Arup Kanti Das, il menestrello irlandese Andy Irvine e i maestri brasiliani ora di viola a 10 corde ora di mandolino Fernando Deghi e Daniel Migliavacca.

Oggi abbiamo intervistato per voi il direttore e l’arrangiatore ufficiale dei circa 40 strumenti dell’orchestra trevigiana, il musicista Carlos da Costa Coelho che ci ha accolti dentro la loro casa musicale con una premura che ci è sembrata, al pari della loro arte, vibrare.

Come nasce il progetto dei “Viaggiatori Armonici”?

Questo progetto nasce otto anni fa dalla voglia di un gruppo di giovani musicisti di fare musica assieme. Io e mia moglie abbiamo sempre insegnato musica e a un certo punto un gruppo di persone desiderava continuare a suonare unitamente oltre i corsi e le attività che io e lei facevamo. Allora abbiamo iniziato a incontrarci regolarmente per poi battezzare questo gruppo col nome “Viaggiatori Armonici”. È stata una scelta collettiva, così come l’idea iniziale di dedicarci alla musica strumentale.

Quali sono il filo conduttore e anche l’impercettibile dissonanza che legano i vostri primi due album “Storie d’Inverno” e “A Semente Que Virou Pássaro”?

Partendo come gruppo che fa musica strumentale avevamo una libertà molto ampia di scelta su cosa suonare e cosa no. Io provengo da un percorso come compositore e arrangiatore e ho suonato in vari contesti grazie a una formazione in parte classica e in parte no. L’intento del gruppo era quello di avere un suono particolare e quindi, andando alla ricerca di questo suono, siamo approdati a un repertorio che potesse esprimere a pieno questo tipo di sonorità per gli strumenti che usiamo. Per questa ragione, quindi, abbiamo fatto diversi tentativi di repertorio e concerti. Forti di queste esperienze, nel 2007 è nato il nostro primo album, “Storie d’Inverno“, dove abbiamo voluto includere la musica che si ascolta in particolare questo periodo dell’anno, tant’è che numerosi brani sono d’ispirazione natalizia. Questo nostro battesimo discografico è rimasto un repertorio a sé, che il gruppo compone nei mesi più freddi ma nel frattempo avevamo incominciato a sperimentare altre sonorità attraverso la collaborazione con diversi artisti, da brasiliani a indiani, ad esempio. Attraverso queste nuove esperienze abbiamo capito che la potenzialità del nostro gruppo è proprio quella di arrangiare brani di altri musicisti per poi trasformali o, meglio, riscriverli secondo i nostri colori, senza per questo legarli a uno stile in particolare. Il nostro secondo album, “A Semente Que Virou Pássaro“, è nato dall’invito dell’artista brasiliano Vadeco Schettini a suonare la sua musica nella nostra forma.

Per quanto riguarda il futuro discografico del nostro gruppo, adesso stiamo preparando il terzo album che includerà mie composizioni come altre scritte da altri autori per noi. In questo momento stiamo proprio lavorando sugli arrangiamenti e, anche se per la situazione difficile che stiamo vivendo tutti siamo per ora impossibilitati a fare concerti, siamo comunque molto motivati e stimolati nel fare questa nuova musica che questa volta risulterà essere molto più personale delle precedenti perché sarà mia ma è come se fosse di tutti noi del gruppo.

Sono utilizzati nella vostra formazione oltre 40 strumenti per eseguire gli arrangiamenti che lei stesso ha scritto. Come riesce ad armonizzare, oltre alla commistione di generi musicali, le peculiarità sonore e anche caratteriali di ogni singolo membro del gruppo?

Gli arrangiamenti vengono fatti in base al brano che dobbiamo trattare e al tipo di suoni che quel brano richiama . Nel nostro gruppo abbiamo strumenti a corde (come la chitarra mandolino, la chitarra elettrica, il banjo, la chitarra slide o il basso elettrico) e tutti gli strumenti della chitarra provenienti da Paesi diversi come la viola brasiliana a 10 corde e il cavaquinho portoghese brasiliano. Poi abbiamo le sezioni di strumenti delle famiglie dei flauti, i violini, tastiere varie e le percussioni. Questi circa 40 strumenti vengono scelti di volta in volta in base alla necessità di vestire l’opera musicale che vogliamo rappresentare e quindi, in base al colore che vogliamo dare al brano, sceglieremo di usare questo strumento invece che l’altro, il banjo piuttosto che l’ukulele o magari tutti e due assieme al posto della chitarra, ad esempio. Insomma siamo alla ricerca di volta in volta di una forma di timbro particolare, di quello che meglio ci caratterizzerebbe.

Facciamo un gioco: se dovesse descrivere a livello sinestetico differenti timbri vocali di alcuni degli strumenti che suonate che aggettivi userebbe?

Gli strumenti a corde visto che possono essere sia forma melodica che armonica, quando suonano insieme possono avere una forte potenza d’impatto. Questi strumenti, quindi, avranno a che fare con il legno, col calore in sé di questo materiale. I flauti invece, visto che possono essere in argento o in metalli simili, sono strumenti brillanti e veloci che scorrono come l’acqua e che spaziano come l’aria. I tamburi sono come la terra, ci sono gli echi e il senso quasi tattile della terra nelle percussioni. Questa sensazione di stabilità e di equilibrio degli strumenti, quindi, dovrà essere valorizzata dalla musica che si suona come se ci si trovasse in un ambiente naturale.

Oltre alla direzione di questo ensemble, nella sua carriera artistica da solista, iniziata con l’incisione di “Ajanapathik” nel 1996, esprime nella sua musica l’inesplicabile emozionale, come spesso solo i compositori brasiliani sono in grado di fare. Quali influenze continua a offrirle, quindi, il Brasile all’interno della sperimentazione multietnica dei suoi album?

Per com’è fatto il Brasile è un Paese musicalmente interessante perché ogni regione, ogni angolo ha la sua musica e la sua storia e quindi io la porto dentro tutta, questa musica che è sempre con me. Io ho iniziato a fare musica da ragazzo, nel 1974, e un anno dopo già mi pagavo l’affitto suonando. Ho però lavorato con diversi generi musicali, oltre quello brasiliano. La mia musica è perciò il frutto delle esperienze che ho fatto viaggiando in diverse parti del mondo che mi hanno portato dove sono oggi. Quando sento determinati suoni che possono essere brasiliani mi sento a casa ma posso sentirmi a casa anche sentendo altri tipo di musica. Ovviamente conosco la musica brasiliana e la potrei usare con una certa libertà e questo non può che farmi piacere.

Le Reti Rai utilizzano come colonne sonore ai loro programmi numerose sue composizioni come quelle tratte dall’album “No East No West” o ideate per “Con Michelangelo”, il film dedicato al regista Michelangelo Antonioni. Visto che per le composizioni da film i «sincroni» non devono risultare forzati ma naturali, come riesce a conciliare e a rendere complementare la sua musica con l’immagine cinematografica?

In modo naturale. Io credo che la mia musica sia tendenzialmente descrittiva. I miei arrangiamenti hanno questa caratteristica di descrivere gli ambienti o di saper “appoggiare” un’ immagine a essi, come nel caso del documentario su Antonioni. Non c’è mai stato quindi nessuno sforzo nel dover adattare la mia musica alle immagini cinematografiche da inserire.

Se potesse incontrare uno o più musicisti su di una fumante tazza di caffè quali vorrebbe che fossero? E perché?

È una domanda abbastanza complessa perché ci sarebbero tanti musicisti che vorrei incontrare. Se dovessi scegliere una persona che rispetto molto e che è viva e anche giovane direi Natalia Lafourcade. Gli ultimi lavori di questa musicista messicana sono di una ricchezza enorme, sia dal punto di vista di bellezza estetica che di forza. Vorrei conoscerla per condividere le nostre idee musicali perché trovo che molto di quello che lei sta facendo sia presente anche nel mio lavoro.

Per conoscere le sonorità dei “Viaggiatori Armonici” e scoprire le ultime novità del collettivo, visitate il loro sito ufficiale qui.

(Copyright immagine di copertina)

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