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4 GENNAIO, LA GIORNATA MONDIALE DELL’ALFABETO BRAILLE

Ogni 4 gennaio si celebra la Giornata Mondiale dell’alfabeto Braille.

Il braille è un sistema di scrittura per non vedenti ideato nella prima metà del XIX secolo dal francese Louis Braille nato proprio oggi, il 4 gennaio del 1809.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima che nel mondo vi siano 1.3 miliardi di persone con problemi visivi, di cui 36 milioni affette da cecità totale.

Questa invenzione ha quindi completamente rivoluzionato il modo di vivere per migliaia di persone affette da cecità che, grazie al braille, possono adesso acquisire una piena autonomia e integrazione nel tessuto sociale, culturale e lavorativo.

Il sistema braille è basato sulla combinazione di sei punti in rilievo percepibili al tatto che creano a loro volte molteplici combinazioni che possono corrispondere a lettere dell’alfabeto, numeri, segni di interpunzione, simboli matematici, informatici, musicali e chimici.

L’inventore Louise Braille

Louis Braille si infortunò a tre anni all’occhio sinistro nell’officina del padre e in seguito, a causa dell’estendersi dell’infezione, perse la vista anche all’occhio destro diventando cieco.

A 10 anni Braille entrò a far parte dell’Istituto dei Ciechi di Parigi, uno dei primi istituti al mondo per non vedenti fondato da Valentin Haüy nel 1786.

Qui i ragazzi non vedenti sviluppavano sia abilità pratiche (per lo più costruzione di sedie e ciabatte) che la lettura con il metodo Haüy che consisteva nel leggere, sfruttando il tatto, delle lettere stampate in rilievo, a tratto continuo, ottenute pressando un filo di rame su un lato della carta per formare un rilievo sull’altro.

Durante le campagne belliche Charles Barbier de La Serre, ex capitano dell’Armata Francese, aveva inventato la “scrittura notturna, un sistema per consentire ai soldati di comunicare tra loro anche di notte ed in assenza di illuminazione. Questo tipo di scrittura era basato su un codice tattile rudimentale che riproduceva le parole in base ai suoni (e non secondo la struttura alfabetica) utilizzando un sistema di dodici punti in rilievo combinati tra loro.

Quando nel1821 Charles Barbier pensò di far testare la sua invenzione della “scrittura notturna” agli allievi dell’Istituto (un sistema che consentiva ai soldati di comunicare tra loro anche di notte in assenza di illuminazione) nonostante l’esperimento venne ritenuto poco funzionale dai ragazzi, colpì molto Louis Braill che iniziò una fitta corrispondenza con Barbier.

Rispetto al tratto continuo di Haüy, l’idea di Barbier di utilizzare dei punti in rilievo era senza dubbio un’innovazione: Braille intuì che il laborioso metodo di Barbier di sostituire al tratto continuo di Hauy i punti in rilievo poteva essere sviluppato per creare un codice di scrittura per ciechi semplice e razionale.

Nacque, così, ufficialmente il braille, basato ancora oggi sulla presenza di 6 punti posizionati all’interno di un rettangolo ideale e di uno spazio corrispondente a quello del polpastrello del dito indice.

Louis, poi, poco dopo estese il suo metodo anche alla matematica (Nemeth Braille) e alla musica (Codice musicale Braille) fino alla pubblicazione, nel 1829, di “Procedimento per scrivere le parole, la musica e il canto corale per mezzo di punti in rilievo ad uso dei ciechi ed ideato per loro, opera con la quale fece conoscere la scrittura da lui inventata.

Sarà solamente nel 1858, anni di distanza dopo la morte per tubercolosi del suo inventore , che l’alfabeto braille sarà eletto dai rappresentanti della maggioranza dei Paesi Europei durante il Congresso Mondiale per i Ciechi il sistema di riferimento per la lettura e la scrittura per i non vedenti di tutto il mondo.

(Copyright immagine in evidenza)

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