LE INTERVISTE

IN ARTE KIKA IMAGO, INTERVISTA ALLA FOTOGRAFA LUCANA FRANCESCA ZITO

Ho conosciuto Francesca Zito tantissimi anni fa a Potenza, in occasione di un festival di cinema; ricordo che rimasi colpita dalla sua intraprendenza e vivacità, aveva in mano una macchina fotografica di quelle professionali, grandi e ingombranti, che non si stancava mai di portare con sé, mentre osservava tutto quello che accadeva intorno senza tralasciare nulla. Dopo anni, ho ritrovato Francesca a Montescaglioso, suo paese d’origine, tramite amicizie comuni, e ho scoperto in lei tantissimi altri interessi che si uniscono, si intersecano e confluiscono nella sua grande passione, la Fotografia, che le ha permesso di conoscere sé stessa e su cui è incentrata la sua attuale carriera professionale. Ho deciso così di intervistarla e farvi conoscere la sua arte e il suo nuovo progetto creativo. 

Ciao Francesca, grazie per aver accettato di rilasciare un’intervista al nostro magazine! La prima domanda che vorrei rivolgerti è perché ti fai chiamare Kika Imago?

All’età di 16 anni sono partita per uno scambio culturale a Madrid con una cooperativa sociale di Montescaglioso; fu la prima volta in cui mi cimentavo con la fotografia e durante la realizzazione di una mostra fotografica ho conosciuto due ragazze, una delle due iniziò a chiamarmi KIKA, diminutivo spagnolo di Francesca, e l’altra mi regalò un bellissimo vassoio in ceramica firmato Kika e così ho adottato questo soprannome in ricordo di quella esperienza. Inoltre essendo molto curiosa, mi sono imbattuta in testi di antropologia, etnografia, esoterismo, e ho scoperto che “immagine” e “imago” ossia immaginare  significa “faccio agire il mago che è in me”. Nella fotografia ho ritrovato questo concetto così affascinante, perché osservare non è altro che guardare, cogliere dei particolari e trasformarli in base a quello che si è, fotografiamo con quello che siamo, con il nostro cuore e con quello che abbiamo visto. Ho scelto questo nome perché mi piaceva l’unione tra KIKA, il mio primo nomignolo, e IMAGO come significato particolare legato alla mia passione fotografica e così eccomi qui!

Cosa è per te la fotografia? come e quando hai capito che sarebbe diventato un lavoro?

Sono sempre stata affascinata dalla fotografia, ricordo che una volta qualcuno mi ha prestato una macchina fotografica e ho iniziato a girare in paese facendo foto. Questa passione è nata inizialmente come una forma di terapia e di auto racconto, vivendo in un piccolo paese che percepivo troppo stretto per me, fotografare era diventato un modo per raccontare quello che non riuscivo ad esprimere diversamente. Fotografavo scene quotidiane e di vita rurale, se apro infatti gli scatoloni dove ancora conservo le mie prime fotografie analogiche, rivedo i volti degli anziani mentre lavorano o chiacchierano davanti casa, impegnati nelle terre circostanti o immortalati mentre accatastano la legna. Considero questo mio approccio psicoartistico, inoltre, nei miei studi, ho scoperto l’esistenza di altre fotografe che lavorano su temi psicologici come Cristina Nunez esperta di autoritratto, o la psicoterapeuta americana Judy Wiser che lavora sulla capacità di raccontarsi attraverso una macchina fotografica, infatti la cosiddetta reflex non è altro che uno specchio che riflette quello che vediamo e come lo vediamo, e visivamente può aiutare a raccontare chi sei, chi sei stato e dove stai andando. Ho capito che la fotografia poteva essere un lavoro, quando ho iniziato a frequentare un corso professionale a Matera, con degli insegnanti che erano stati allievi del fotografo Mario Cresci, e che mi hanno spinto a continuare pur essendo ancora un autodidatta; in seguito Aldo Colella, curatore d’arte, mi propose una mostra fotografica a Melfi e da lì ho capito di dover proseguire il percorso di formazione. Mi sono iscritta allo IED – Istituto europeo del design di Milano, e poi ho seguito un Master in fotografia di spettacolo con due grandissimi maestri, Silvia Lelli e Giorgio Masotti, fotografi della Scala di Milano. Tornata in Basilicata, mentre stavo cercando lavoro in ambito creativo, l’incontro con Casa Netural a Matera è stato altrettanto importante per attivare collaborazioni con realtà di Torino e Milano. 

Raccontaci del tuo nuovo progetto lavorativo, da dove nasce?

L’idea di aprire un sito e il rilancio delle mie attività nascono durante la pandemia; a Marzo mi sono ritrovata senza lavoro, e dopo alcuni mesi di riflessione e forse anche di sconforto, inizio a ricevere alcune richieste di servizi fotografici, nutrivo un po’ di timore e non mi sentivo ancora pronta per ricominciare. Poi l’incontro con una cara amica, Stefania Clemente, che stava progettando il suo sito e che mi aveva chiesto delle foto per arricchirlo, mi hanno dato la giusta spinta per riguardare al passato e ripartire. Oggi il nuovo progetto francescazito.com è working in progress perché ho intenzione di implementarlo con nuovi servizi a cui mi sono dedicata ultimamente realizzando fotografie di cibo, un ambito nuovo del mio lavoro che vorrei approfondire. Il mio nuovo progetto riguarda quindi due ambiti, il mondo del Food, e i servizi online e non, come la vendita di fotografie di Fine Arts.  

Foresta Nera, 2021

Visitando il tuo sito, oltre al bellissimo portfolio, mi ha colpito molto il tuo desiderio di utilizzare la fotografia come strumento di crescita personale. Puoi spiegarci meglio cosa intendi?

Una tematica a me molto cara è quella legata al femminile. Nelle mie foto le protagoniste sono principalmente donne, infatti anni fa, con una mia carissima amica psicoterapeuta, Noemi Bitonti, è nata l’idea di organizzare dei laboratori di foto narrazione in cui attraverso le fotografie mostrate in gruppo, ognuno impara ad auto narrarsi, a capire le proprie le proprie fragilità e come agire su di esse. Nel corso del tempo l’idea si è arricchita di altri elementi, come quello di lavorare sugli archetipi femminili, contenuti nel libro Le dee dentro la donna, raccontando così attraverso gli scatti la propria Demetra o Persefone. Non appena sarà di nuovo possibile incontrarsi di persona, uno dei miei obiettivi è proprio quello di promuovere questa iniziativa. In Italia è per me di grande ispirazione dal punto di vista interpretativo e visivo una giovanissima fotografa di nome GIUI, molto conosciuta su Instagram, che scrive con la luce di dei, eroi e miti, e fa parte di un gruppo di donne che si occupa di coaching spirituale, di comunicazione e che si ispira a principi forti del matriarcato e della spiritualità. Penso che in questo momento tutti noi abbiamo bisogno di trovare le nostre radici spirituali, la nostra connessione con la natura e la nostra creatività come fonti di benessere per cercare dentro noi stessi un canale autentico del nostro narrare. 

“Un viaggio nella Terra di Persefone” 2019

Cosa ti piace di più del tuo lavoro? 

Fotografare ti permette di vedere le cose da tante prospettive, di fare esperienze di vario tipo e di conoscere persone diverse, fondamentali nella crescita di ognuno perché soltanto attraverso il confronto con tante persone possiamo capire chi siamo davvero.  La fotografia è stata e rappresenta per me la possibilità di conoscere persone e di elevare il senso del cammino che facciamo; sono molto attratta dalla natura dell’umano e se pensiamo che scrivere con la luce si riferisce all’essenza di noi stessi, che siamo appunto Luce, tutti dovremmo fermarci ad osservare e fotografare momenti della nostra vita per conoscere il nostro mondo, come senso alto di conoscenza ed energia vitale. 

Ci sono stati momenti difficili nel tuo lavoro che ti hanno fatto pensare di cambiare strada o di lasciare la Basilicata?

Ho vissuto momenti difficili legati al mio lavoro. Ho chiuso la partita Iva per due motivi, da un lato pensavo di farcela da sola ma non è stato così, non ho trovato molte opportunità di lavorare per altri, dall’altro, negli anni del mio rientro in Basilicata, ho trovato difficile alimentare lo scambio di idee e di visioni che ti portano ad una maggiore apertura, come in una grande città. Mi sono resa conto ad esempio che da noi non esiste ancora una realtà che si occupa di food photography o un’evoluzione nel settore che porta ad una crescita nella professione di fotografo. Personalmente ritengo che dove non c’è nulla ci si ingegna per farlo, la Basilicata è una periferia rurale, potrebbe rappresentare uno stimolo per inventare qualcosa di nuovo, soprattutto se si crede nelle proprie radici e in quello che si può dare agli altri.  

Cosa consiglieresti alle donne che intendono fare un percorso simile al tuo o che vogliono realizzarsi attraverso la loro passione?

Credo che abbiamo bisogno di essere persone felici e lo siamo soprattutto quando ci divertiamo e facciamo qualcosa che ci piace, quindi se dalla nostra passione può nascere una professione, dobbiamo assolutamente cavalcare l’onda perché dal lavoro che amiamo possiamo ottenere felicità, nutrire noi stessi e di conseguenza, anche gli altri. Per fare questo non ci si può improvvisare, bisogna essere tenaci, disciplinati, studiare, informarsi, credere in quello che ci piace fare e mettersi alla prova, non avendo paura di creare percorsi nuovi e rimanere sempre autentici. 

Grazie Francesca per essere stata con noi, per aver condiviso la tua esperienza e la tua passione per la fotografia! In bocca al lupo per il tuo progetto e le tue future attività!

Se avete bisogno di contattare Francesca Zito per eventuali collaborazioni e proposte, qui il suo bellissimo sito in continuo aggiornamento  https://www.francescazito.com

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