CULTURA

KISSING DOESN’T KILL. SÌ ALL’AMORE UNIVERSALE, NO AL PREGIUDIZIO

Kissing doesn’t kill: greed and indifference do. Baciare non uccide: l’avidità e l’indifferenza lo fanno.

A metà tra l’azione politica e la performance artistica, si trattava di una campagna divulgativa americana finalizzata a veicolare ad un pubblico quanto più vasto possibile, messaggi importanti sulle questioni legate alla diffusione da contagio dell’AIDS.

Il progetto iniziò nel 1989 con la divulgazione di massa di un’immagine di donne e uomini di etnia e orientamento sessuale differenti che si baciavano sulla bocca. L’immagine era molto forte per l’epoca, oltre che visibilmente riconducibile a quella di una campagna pubblicitaria di una nota casa di abbigliamento.

A caratteri cubitali, in testa alle “coppie bacianti” spiccava la didascalia Kissing doesn’t kill: greed and indifferente do, un messaggio che faceva riferimento in maniera piuttosto evidente all’avidità delle aziende e alle politiche di licenziamento che avevano leso i diritti di lavoratori affetti da HIV, alla passività del governo americano di fronte a un fenomeno tanto dilagante e all’indifferenza della gente. Questi elementi facevano sì che la diffusione incontrollata dell’AIDS in America potesse considerarsi come una vera e propria crisi politica.

La storia della diffusione dell’AIDS risale al 1981, anno in cui la malattia – fino ad allora sconosciuta, sebbene già esistente – fu riscontrata in alcuni pazienti statunitensi. Essa ebbe nel giro di pochi anni una diffusione così rapida ed estesa da poter essere classificata come pandemia.

La patologia fu per lungo tempo mortale nel 100% dei casi e la sua riconducibilità a “condotte” connesse alla sfera sessuale o all’uso di stupefacenti (in particolar modo l’eroina), fece sì che si pervenisse ad una sorta di stigmatizzazione di quegli orientamenti e comportamenti che potevano fungere da veicolo di contagio e che erano giocoforza ritenuti trasgressivi, per cui dinanzi ad essi si ergeva il muro del pregiudizio.

Fu proprio per abbattere quel muro e per opporre resistenza al bigottismo dell’epoca, che furono affissi i pannelli propagandistici della campagna Kissing doesn’t kill. Essi furono collocati ovunque: sugli autobus, negli spazi pubblicitari delle più grandi città, nelle stazioni di servizio, nelle aree di transito dei mezzi di trasporto più battute e in ogni altro luogo in cui vi fosse passaggio di gente.

La campagna fu così scioccante che molti funzionari pubblici chiesero la rimozione delle immagini, giustificando la richiesta con una paventata inutilità del fenomeno propagandistico ai fini della prevenzione del contagio.

Quel che la campagna di fatto voleva trasmettere era un messaggio molto semplice. Non temere l’amore fra sì che esso diventi un sentimento incapace di soffrire limiti di sorta, l’AIDS non si trasmette con un bacio.

Non si decide chi amare e a nessuno di noi dovrebbe essere precluso il più meraviglioso e appagante sentimento che di sé impernia il creato. E questa è una splendida rivoluzione.

E allora, viva l’amore sempre…qualunque forma esso decida di incarnare!

Kissing doesn’t kill

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