CULTURA

LINA MERLIN, UNA DONNA PER LE DONNE

Nella Piazza dei Signori, a Padova, dal 2004 si erge una lapide su cui si legge:

La città di Padova, a ricordo di LINA MERLIN (1887-1979), parlamentare che promosse, per tutta la vita, la dignità e l’avanzamento sociale delle donne e dei più deboli, 15 dicembre 2004

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Un segno di riconoscimento verso una Donna, Angelina Merlin, che ha fatto la storia del nostro Paese, contribuendo all’affermazione dei valori e dei diritti sanciti dalla nostra Costituzione e al lungo e difficile processo di emancipazione della donna.

Originaria di Pozzonovo, piccola località della provincia di Padova, Lina Merlin si laureò in Lingue e letterature straniere e insegnò nelle scuole medie lingua e letteratura francese, fino a quando venne sospesa dall’insegnamento, nel 1926, per essersi rifiutata di prestare il giuramento fascista.

Alcuni anni prima, infatti, si era iscritta al Partito Socialista Italiano, nelle cui fila svolse attività propagandistica e giornalistica collaborando con Matteotti.

Fu partigiana. E antifascista.

Quella nel partito fu una carriera politica in ascesa, nel corso della quale, però, Lina Merlin non perse mai di vista gli obiettivi di democraticità, libertà, laicità e giustizia sociale, valori assoluti da perseguire a ogni costo.

Dal 1945 al 1947 fece parte della direzione del Partito socialista come responsabile della commissione femminile nazionale del partito.

Fu in quegli anni che prese parte al grande progetto di stesura della Costituzione. Nel 1946 venne eletta, infatti, all’Assemblea Costituente. Ed è proprio a Lina Merlin che si deve un passaggio fondamentale dell’articolo 3 della nostra Carta, che riconosce l’uguaglianza di tutti gli uomini…senza distinzione di sesso; una specificazione di non poco conto, che sancì l’impegno concreto e costante della Merlin nella lotta per la parità di genere.

Ma Lina Merlin è nota in particolar modo per la legge che porta il suo nome, perché ella ne fu la promotrice e prima firmataria. Risale già al 1948 la sua proposta di abolizione delle case di tolleranza – all’epoca in Italia erano presenti oltre settecento bordelli – e tale proposta segnò l’inizio di una rivoluzione per il cui compimento si dovette, però, attendere ben dieci anni.

Solo nel 1958 venne infatti approvata la legge n. 75, più conosciuta come Legge Merlin, con cui fu abolita la regolamentazione della prostituzione, furono chiuse le case di tolleranza e vennero introdotti i reati di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione.

Un duro colpo per uno Stato che lucrava sul mercimonio dei corpi e si arrogava il diritto di sottoporre le donne che praticavano il mestiere più antico del mondo, a visita sanitaria coatta, spesso per il sol fatto di avere costumi più “liberi” di quanto consentito per l’epoca.

La prostituzione in sé, volontaria e compiuta da donne e uomini maggiorenni e non sfruttati, rimase però legale, in quanto considerata parte delle scelte individuali ed espressione di quella libertà personale garantita a ogni individuo dalla stessa Costituzione.

Fu questa l’azione politica più massiccia riconducibile alla senatrice Merlin, capace di dar vita a un dibattito che infiammò letteralmente l’Italia degli anni ’50 e segnò la fine di un apparato sanitario-poliziesco di controllo e reclusione delle prostitute.

Ma la strada era ancora lunga, e tanto appariva chiaro alla senatrice, che in un’intervista del 1969 condotta da Enzo Biagi per la Rai, alla domanda: “Cosa rivedrebbe oggi della Costituzione?” rispose secca: “Non rivedrei proprio niente, cercherei di applicarla, perché non è applicata!”

Copyright foto in evidenza: Lina Merlin

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