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TAZIO NUVOLARI, LEGGENDA UNIVERSALE

Nuvolari è basso di statura, Nuvolari è al di sotto del normale
Nuvolari ha cinquanta chili d’ossa Nuvolari ha un corpo eccezionale
Nuvolari ha le mani come artigli,
Nuvolari ha un talismano contro i mali
Il suo sguardo è di un falco per i figli,
I suoi muscoli sono muscoli eccezionali!

Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,
La gente arriva in mucchio e si stende sui prati,
Quando corre Nuvolari, quando passa Nuvolari,
La gente aspetta il suo arrivo per ore e ore
E finalmente quando sente il rumore
Salta in piedi e lo saluta con la mano,
Gli grida parole d’amore.

Ma Nuvolari rinasce come rinasce il ramarro
Batte Varzi, Campari,
Borzacchini e Fagioli
Brilliperi
E Ascari.

Dalla – Roversi, Nuvolari in Automobili (1976).

Un’immagine favolosa e mitica di Tazio Nuvolari, il grande pilota automobilistico mantovano degli anni Trenta del Novecento entrata nell’immaginario collettivo e racchiusa nel brano “Nuvolari” scritto da Lucio Dalla insieme al poeta Roberto Roversi, terza traccia del lato A dell’album “Automobili” (1976).

Piccolino, tutto pelle e ossa, con occhi e capelli scuri, un sorriso serrato ma accattivante. Un uomo capace di superare ogni limite, protagonista prima e dopo la Seconda Guerra Mondiale con imprese memorabili, soprattutto alla Mille Miglia.

IL PICCOLO TAZIO

Tazio Nuvolari nasce a Castel d’Ario, in provincia di Mantova, il 16 novembre del 1892. Quarto figlio di Arturo Nuvolari (1863-1938), agricoltore non ricchissimo ma benestante, e di sua moglie Elisa Zorzi, donna di casa, di origine trentina (1864-1943). Vivacissimo e poco incline allo studio, crebbe nel mito delle discipline sportive del padre e dello zio Giuseppe, entrambi ciclisti, celebri per aver dominato la riunione ciclistica internazionale di Nizza del 1893. In particolare fu lo zio che lo iniziò al motorismo, facendogli guidare le sue motociclette fin da bambino.

GLI ESORDI 

Nel 1920 Nuvolari ottenne la licenza di corridore motociclista, esordendo, il 20 giugno dello stesso anno al Circuito Internazionale Motociclistico di Cremona. Si guadagnò il nomignolo di “Campionissimo”, prima di dedicarsi a quello che sarebbe diventato un suo grande amore, l’automobile. La prima gara in auto la disputò l’anno successivo, il 20 marzo 1921, a Verona, alla guida di una Ansaldo Tipo 4, guadagnandosi la sua prima vittoria. Una sfida, quella delle quattro ruote, nella quale riuscì a coinvolgere persino l’amico e storico rivale Achille Varzi, a cui il “Nivola” cedette due delle quattro Bugatti acquistate per costituire, nel 1928, la Scuderia Nuvolari. Nuvolari si affermò fin da subito vincendo al Gran Premio di Tripoli e, due settimane dopo, sul Circuito del Pozzo a Verona. 

LA MILLE MIGLIA A 100 ALL’ORA

La sua consacrazione, tuttavia, arrivò con l’Alfa Romeo, che lo aveva ingaggiato nel 1930 per sostituire Gastone Brilli-Peri dopo la sua morte in pista. Il progettista Vittorio Jano gli offre una 6C 1750 GS «testa fissa» per la Mille Miglia. Nuvolari oltre a vincere quella corsa fu anche il primo pilota a percorrere i 1.600 km del tracciato a oltre 100 di media. La corsa fu memorabile ed è ricordata per un episodio curioso, la cui veridicità è stata vanamente contestata: Nuvolari avrebbe raggiunto il suo grande rivale Varzi, partito dieci minuti prima di lui, guidando negli ultimi chilometri a fari spenti. A spegnerli sarebbe stato il suo coéquipier Giovan Battista Guidotti, il quale ripeté poi questo racconto in una quantità di interviste, incurante delle obiezioni, prima fra tutte quella che il sorpasso avvenne a giorno fatto. Lo stesso Nuvolari, del resto – il quale sapeva bene che la leggenda a volte «vale» più della storia – non smentì mai l’aneddoto.

L’INCONTRO CON ENZO FERRARI 

Basilica di Sant’Apollinare in Classe, strada di Ravenna. È qui che avviene nel 1924 l’incontro tra Tazio Nuvolari ed Enzo Ferrari. Sono ancora poco conosciuti ma entrambi fiutano il rispettivo talento.

“Il mio primo incontro con Nuvolari – scriverà nelle sue memorie Enzo Ferrari- risale al 1924. Fu davanti alla Basilica di Sant’Apollinare in Classe, sulla strada ravennate, dove avevano sistemato i box per il secondo Circuito del Savio. Alla partenza, ricordo, non avevo dato troppo credito a quel magrolino, ma durante la corsa mi avvidi che era l’unico concorrente in grado di minacciare la mia marcia. Io ero sull’Alfa 3 litri, lui su una Chiribiri. E in quest’ordine tagliammo il traguardo. La medesima classifica si ripeté poche settimane dopo al Circuito del Polesine…”.

Sei anni dopo nel 1930, infatti, quando Enzo Ferrari è a capo del suo reparto corse, Nuvolari viene chiamato all’interno della neonata Scuderia Ferrari. Inizia qui, al fianco di Alfa e Ferrari, la fase più prolifica della sua carriera di pilota: solo nel 1933, il “Mantovano Volante” porterà a casa undici vittorie.

L’INCONTRO CON D’ANNUNZIO

Il 28 aprile 1932, undici giorni dopo il trionfo di Monte Carlo, Gabriele D’Annunzio riceve Nuvolari al Vittoriale e gli regala una piccola tartaruga d’oro («all’uomo più veloce l’animale più lento») che egli considererà un amuleto ma anche un simbolo. La appunterà alla maglia gialla in corsa, la farà stampare sulla carta da lettere, dipingere sulla fiancata del suo aereo personale e anche riprodurre in alcune copie che – esattamente alla maniera di D’Annunzio – regalerà agli amici, alle persone care o importanti. 

LE SUE VITTORIE INDIMENTICABILI 

Il suo più grande successo, secondo storici e appassionati, fu senza dubbio quello nel Gran Premio di Germania 1935 quando riuscì a battere Mercedes e Auto Union con la sua Alfa P3, data per sconfitta certa. Per altri invece la conquista della mastodontica Coppa Vanderbilt a Long Island del 1936.  La sua carriera sportiva abbracciò un trentennio dal 1920 al 1950, con l’interruzione di oltre sei anni a causa del secondo conflitto mondiale. “Mantovano volante” e di “Nivola”, una legenda che solo i due ictus, riuscirono a fermare l’11 agosto 1953.

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