CULTURA

LO STERMINIO ARMENO, IL PRIMO GENOCIDIO DEL XX SECOLO

Una delle caratteristiche ricorrenti nei fenomeni genocidari è il tentativo dei fautori di fenomeni tanto brutali di occultare le prove dei massacri e negare l’intenzione criminale sottesa agli eventi, attribuendone il più delle volte la responsabilità alle stesse vittime attraverso un’operazione di mistificazione della realtà.

Tanto è avvenuto anche con lo sterminio degli armeni ad opera dei Turchi, occorso nel primo ventennio del XX secolo. Nel 1915, infatti, la Turchia portò a termine l’eliminazione di oltre un milione e mezzo di armeni per il timore che questi potessero allearsi con la Russia e determinare la sconfitta definitiva dell’impero Ottomano.

Alla base di questo brutale crimine contro l’umanità, che secondo alcuni storici avrebbe offerto spunto e ispirazione qualche anno dopo ai nazisti, vi fu infatti lo smembramento dell’impero ottomano che negli anni a cavallo tra il 1800 e il 1900 subì un’importante perdita di territorio e popolazione. Già in questo periodo, in particolare tra il 1894 e il 1896 gli Hamidiés, battaglioni curdi costituiti dal sultano Abdul-Hamid, procedettero allo sterminio di circa trecentomila armeni.

Nel periodo appena antecedente la prima guerra mondiale, a capo dell’impero ottomano si costituì il gruppo politico dei “Giovani Turchi” che concepivano il concetto di uguaglianza nel senso di riconoscere pari diritti e libertà solo a coloro che fossero ottomani e dunque turchi e musulmani. Per di più tale gruppo salito al potere temeva che il popolo armeno potesse allearsi con i Russi e rappresentare una minaccia ulteriore per il territorio dell’Impero. Per tale ragione si procedette a una nuova ondata repressiva e nel 1909 si portò a termine una prova generale di quello che sarebbe poi stato il genocidio del popolo armeno. Furono uccisi, così, circa trentamila armeni.

Nel 1913 i tre ministri dell’Interno, della Marina e della Guerra imposero la dittatura e cominciarono a pianificare dettagliatamente e definitivamente l’olocausto di questo popolo dalla cultura millenaria. Occasione ghiotta per portare a segno il piano fu lo scoppio della prima guerra mondiale, nel corso della quale alcuni gruppi volontari armeni si schierarono al fianco dei Russi contro la Turchia. Ciò valse ai Turchi il pretesto per procedere nelle già intraprese operazioni di persecuzione ai danni del popolo armeno.

Nella notte tra il 23 e il 24 aprile del 1915, alcuni esponenti dell’élite armena di Costantinopoli furono tratti in arresto; nei giorni immediatamente successivi si proseguì in quest’opera di pulizia etnica e, nel giro di un mese, più di mille intellettuali e politici armeni furono catturati e deportati verso la zona interna dell’Anatolia per essere massacrati. Si intese eliminare così il cervello della nazione.

Tutti gli individui maschi in età militare, ossia ricompresa tra i 18 e i 60 anni, furono arruolati e concentrati in battaglioni di lavoro, poi disarmati e massacrati in gruppi di cento persone alla volta. Di circa trecentocinquantamila soldati si stima che nessuno sia riuscito a sopravvivere. In tal modo si intese eliminare la forza della nazione.

Donne, anziani e bambini che abitavano le zone vicino al mare vennero uccisi per annegamento o massacrati diversamente; lo stesso accadde nelle zone in cui era verosimile che potessero accedere con facilità le forze russe.

Il resto della popolazione armena, invece, fu costretta ad affrontare vere e proprie marce della morte per raggiungere la Siria. Buona parte delle persone costrette a questo “viaggio” estenuante non riuscì a portarlo a termine, poiché morì di stenti, di malattia e di fatica durante il tragitto. Chi sopravvisse al viaggio fu torturato e massacrato una volta giunto a destinazione.

In tutta l’Armenia si potè assistere, in quel nefasto periodo, al macabro spettacolo di centinaia di migliaia di corpi straziati, dilaniati e lasciati esposti sulla pubblica via o nelle chiese e negli altri luoghi di culto a decomporsi senza che fosse concessa loro cristiana sepoltura.

Secondo gli storici quello del genocidio armeno fu il primo episodio in cui uno Stato abbia pianificato ed eseguito sistematicamente lo sterminio di un popolo. Rispetto a tali fatti la Turchia non ha mai accettato la definizione di genocidio e ha piuttosto teso a giustificare le uccisioni perpetrate dall’impero Ottomano ai danni degli armeni come una legittima risposta alle insurrezioni di tale popolo e alla necessità di difendere i confini territoriali.

Emblematica è sul punto la stima delle vittime operata dalle autorità turche, che ritengono che il numero dei morti si aggiri intorno ai duecentocinquantamila, contro quella operata dalle autorità armene che invece accennano a quantità ben più importanti, che si attestano sui due milioni e mezzo di vittime. Gli storici collocano la verità quasi nel mezzo, individuando in un milione e mezzo circa il numero effettivo delle vittime che possono contarsi nell’ambito della politica di sterminio portata avanti dal governo turco.

Si trattò di un crimine che si perpetrò nel totale immobilismo dell’Europa e che è stato letteralmente ignorato dalla stessa Europa e dal resto del mondo fino a quando, nel 1973, la commissione ONU per i diritti umani ha conferito riconoscimento ufficiale a tale efferatezza, individuando quello sterminio come il primo genocidio del XX secolo.

Ad oggi 29 Paesi nel mondo hanno riconosciuto il genocidio onorando la memoria di quanti hanno perso ingiustamente la vita in quella tragica pagina della storia del mondo.

Copyright foto in evidenza: genocidio armeno

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