ATTUALITÀ

VIAGGIO NEL SOTTOBOSCO DEI NEGAZIONISTI CLIMATICI

Il negazionismo climatico è un fenomeno che, negli ultimi anni, si sta sempre più diffondendo e riguarda un nugolo di persone che si oppongono con le loro stolidi opinioni ai dati sull’ambiente forniti dal 99% degli scienziati mondiali.

I social network sono ovviamente lo spazio privilegiato dei negazionisti climatici per confermare e diffondere le loro campagne diffamatorie e le teorie del complotto contro la veridicità degli studi sulle nefaste minacce del surriscaldamento globale o la reale pericolosità del virus COVID-19.

Per verificare come lo sviluppo della narrativa negazionista sia in drastico aumento, basterebbe prendere ad esempio l’archivio inglese di Twitter, dove si scoprire che, ad esempio, tra gennaio 2016 e marzo 2020 la presenza dei due termini “allarmismo” e “realismo” è cresciuta addirittura del novecento per cento.

L’apice di questi lemmi è stato raggiunto il 24 settembre 2019 , il giorno del famoso discorso durante il vertice climatico alla Nazioni Unite della giovane attivista svedese Greta Thunberg.

Non a caso il 2019 è oramai considerato l’anno della prima vera presa di coscienza della popolazione mondiale sui rischi dell’inquinamento e sull’urgente necessità di correre immediatamente ai ripari per arginare il fenomeno dell’effetto serra.

All’epoca contro Greta Thunberg si era mosso il think thank conservatore americano Heartland “recultando” la 19enne Naomi Seibt per difendere le posizioni politiche dei negazionisti del cambiamento climatico.

La Seibt, sostenuta anche dagli ambienti vicini all’estrema destra tedesca, l’Alternative für Deutschland (AfD), ha cercato di smontare il movimento thuberghiano Fridays for Future sostenendo che i rapporti sui cambiamenti climatici non sono affatto una scienza e che la sua collega non sarebbe altri che un’allarmista capace di creare un’inutile isteria per le sue esagerazioni sulla crisi ambientale.

«No, il cambiamento climatico è cambiato in milioni di anni. Le emissioni di CO2 non sono effettivamente dannose per il pianeta. L’impatto degli esseri umani al cambiamento climatico è insignificante, non dovremmo occuparcene.»

Così come Greta Thunberg è considerata dai revisionisti “un pupazzo teenager” manovrata dai genitori per denaro, anche Alexandra Ocasio-Cortez, la democratica americana che ha contribuito a trasformare quella che era un tempo considerata retorica estremista – il Green New Deal – in un normale argomento di conversazione, è stata più volte additata dai conservatori come una donna isterica ed esibizionista.

Nel 2014, Jonas Anshelm e Martin Hultman della Chalmers hanno pubblicato in merito uno studio sorprendente che analizza le caratteristiche comuni del linguaggio linguaggio di un focus group di scettici sul cambiamento climatico:

«Per gli scettici sul cambiamento climatico non è l’ambiente a essere a rischio, ma ma un certo tipo di società industriale moderna costruita e dominata dalla loro tipo di mascolinità.»

«C’è un pacchetto di valori e comportamenti connessi a un tipo di mascolinità che io definisco mascolinità industriale del capofamiglia. Vedono un mondo in cui umani e natura sono separati. Credono che gli umani siano obbligati a usare la natura e le sue risorse per farne prodotti. E hanno la nociva percezione che la natura tollererà ogni tipo di rifiuto. Un’idea pericolosa che non vede la natura come vulnerabile e come qualcosa che possa essere distrutta. Per loro, la crescita economica è più importante dell’ambiente.»

Anche secondo uno studio pubblicato dai professori di marketing Aaron R. Brough e James E.B. Wilki il negazionismo climatico ingloberebbe in sé anche a una latente misoginia, visto che molti uomini ritengono l’attivismo per la salvaguardia della natura una tematica “femminile”:

«In un esperimento, partecipanti di ambo i sessi hanno descritto una persona che porta una borsa riutilizzabile di tela al supermercato come più femminile di una che usa una borsa di plastica – indipendentemente dal fatto che l’acquirente fosse maschio o femmina. (…) In un altro esperimento, i partecipanti si sono sentiti più effemminati dopo aver ricordato un episodio in cui hanno fatto qualcosa di buono invece che di dannoso per l’ambiente.»

Per fermare la crescita a macchia d’olio dei negazionisti climatici, in passato si era mosso anche lo scienziato Stephen Hawking nel corso di una sessione di Q&A tenuta su CuriosityStream.com, quando aveva affermato senza mezzi termini che avrebbe pagato di sua tasca un viaggio su Venere a coloro che non credono nei cambiamenti climatici:

«Venere è molto simile alla Terra. Una sorta di cugino. Ha quasi le stesse dimensioni del nostro pianeta, ma è più vicino al sole, ed ha un’atmosfera. La pressione su Venere è di circa circa 90 volte superiore a quella della Terra, abbastanza alta da schiacciare un sottomarino. La prossima volta che incontrate un negazionista dei cambiamenti climatici, ditegli di fare un viaggio su Venere. Glielo pago io il biglietto.»

Proprio contro la moltitudine di strategie adottate dall’industria dei combustibili fossili e dai suoi alleati per sminuire la minaccia del riscaldamento globale e sollevare dubbi sull’esistenza della crisi e le campagne di disinformazione alla “Naomi Seibt”, è nato nel 2018 il movimento degli Extinction Rebellion (XR), pronto alla disobbedienza civile nonviolenta per chiedere ai governi di invertire la rotta che ci sta portando verso il disastro ecologico più bieco.

Eppure in un contesto in cui si moltiplicano le prove del fatto che il riscaldamento globale è causato dagli esseri umani e dell’alterazione del clima all’interno del nostro ecosistema, opporsi alle leggi contro le emissioni è sempre più difficile anche per i ricchi negazionisti.

Davanti a temperature da record, allo scioglimento delle calotte polari, all’innalzamento del livello del mare e alla proliferazione di incendi, inondazioni ed eventi climatici estremi e al milione di morti per COVID-19, perché allora i negazionisti climatici continuano a rifiutare l’evidenza ed alternare la realtà come se l’umanità fosse di fronte a uno specchio deformante?

Secondo Brendan DeMelle, direttore esecutivo di DeSmog (blog dedicato alle fake-news in ambito climatico) il motivo dipenderebbe soprattutto dalla sfiducia nelle istituzioni dei cittadini, sempre più impoveriti adesso anche dall’attuale emergenza pandemica:

«La guerra climatica ha in gran parte confuso il pubblico. E ha ridotto la fiducia delle persone nella scienza e nel governo. Ci troviamo in mezzo a una pandemia in cui scienza e cooperazione globale sono fondamentali. E questo rappresenta una minaccia per l’ideologia dei negazionisti (…). Questi ultimi sostengono la cospirazioneI negazionisti affermano che il governo prende il controllo delle nostre vite. Che toglie la libertà. E che ci soppone a ordini di restare in casa, ai quali dobbiamo ribellarci.»

Secondo uno studio della psicologa Kirsti Jylhä condotto sulla rivista scientifica Personality and Individual Differences, i negazionisti climatici sono caratterizzati tutti da una medesima psicologia:

«I risultati dimostrano che il negazionismo climatico è correlato all’orientamento politico, ad atteggiamenti autoritari e all’approvazione dello status quo. Inoltre, è correlato con una personalità determinata (a basso empatia e ad alta dominanza), alla chiusura mentale (scarsa apertura all’esperienza), alla predisposizione ad evitare di vivere emozioni negative, e al sesso maschile. È importante sottolineare che una variabile, descritta come orientamento alla dominanza sociale (Sdo), ha contribuito a spiegare tutte queste correlazioni, interamente o parzialmente.»

Una mentalità, questa, che ai più giovani spetterà di estirpare come un cancro per tentare di salvare con le unghie e con i denti questo Pianeta da chi cerca di girare ancora la sua testa dall’altra parte.

(Copyright immagine in evidenza)

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