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LO STEREOTIPO DI GENERE AL CINEMA: DA ANGELO DEL FOCOLARE A DONNA EROINA

Donne in pericolo, mogli devote, seducenti e amorevoli, protagoniste di numerosi film che hanno fatto la storia del cinema, rappresentano alcuni degli stereotipi di genere che condizionano la società e che ancora oggi influenzano il pubblico. Recentemente infatti anche la definizione del termine “donna” nell’Enciclopedia Treccani è stata segnalata, dall’attivista Maria Beatrice Giovanardi, come sessista a causa degli epiteti dispregiativi legati ai suoi sinonimi, e per questo, è stata richiesta una modifica che possa individuare espressioni più adatte al ruolo che la donna ricopre nella società di oggi. 

Ma che cos’è uno stereotipo di genere?

Secondo la definizione, lo stereotipo di genere è un insieme rigido di credenze condivise e trasmesse socialmente, su quelle che sono e devono essere i comportamenti, il ruolo, le occupazioni, i tratti, l’apparenza fisica di una persona, in relazione alla sua appartenenza di genere; generalmente si tratta di giudizi e pregiudizi che fanno parte della cultura comune, tendono a mantenere lo status quo e le differenze di potere tra gruppi, influenzano e accentuano le differenze tra uomo donna, per  cui l’uomo viene definito come razionale, forte, coraggioso, ambizioso, indipendente e la donna come amorevole, dipendente, emotiva, sognatrice, affascinante. Comportamenti o atteggiamenti non conformi allo stereotipo di genere vengono pertanto etichettati come “poco femminili” o “molto mascolini” per le donne e “poco virili” o “molto effeminati” per gli uomini.

Anche ad Hollywood esiste ancora una disparità tra generi tanto che un recente studio della New York Film Academy sulla disuguaglianza di genere nel cinema ha confermato l’assenza di presenze femminili che dirigono l’industria cinematografica. La predominanza maschile ha di conseguenza portato a quello che comunemente viene chiamato “male gaze”, ovvero una rappresentazione della figura femminile secondo una visione omologata, portando inevitabilmente alla creazione di “ruoli” femminili sempre più stilizzati secondo stereotipi molto difficili da eliminare. Nella nostra conoscenza cinematografica, uno dei più famosi è quello della donna “angelo del focolare”, titolo del film muto di Dreyer del 1925, moglie maltrattata e sottomessa, domestica, nutrice timorata di Dio interpretata dall’indimenticabile Mathilde Nielsen, incarna la figura femminile dell’epoca; un altro stereotipo è quello della “fanciulla in pericolo”, la donna eterea, che ha bisogno di essere salvata dall’eroe, di solito rappresentato da un personaggio maschile aitante e coraggioso. In molti film della Disney appaiono protagoniste femminili apparentemente “forti” (come Belle o Rapunzel) che sembrano non potersi realizzare se non quando sostenute dall’incontro con un personaggio maschile, che in qualche modo diventa anche il loro salvatore.

Ricordiamo Biancaneve, la quale verrà svegliata dal bacio del principe azzurro e che incarna la “mamma” perfetta dei sette nani, evidenziando, quindi, l’idea che la donna necessita dell’amore per valorizzare se stessa e che assume importanza e rilevanza solo se collocata in un contesto familiare. Nei comic movies, allo stesso modo, Superman ha sempre la sua Lois Lane da salvare, James Bond è sempre pronto a salvare qualche giovane donna dal passato complicato, come se la sua caratterizzazione in quanto personaggio dipenda dal co-protagonista maschile. Poi ci sono le donne che litigano, stereotipo nato dal preconcetto che la donna è complicata e competitiva come nel film “Il Diavolo Veste Prada”, o nel continuo confronto tra suocera e nuora che lottano per l’amore del povero personaggio maschile. Un altro elemento che emerge è che solitamente le donne rappresentate nei film sono dolci, innocenti e totalmente sottomesse, o al contrario molto aggressive e intraprendenti, come La Lara Croft di Angelina Jolie, coraggiosa saccheggiatrice di tombe che non ci pensa due volte a lanciarsi in una missione pericolosissima ma essendo sexy viene considerata forte e indipendente.

Inoltre anche il modo in cui i personaggi maschili e femminili vengono inquadrati ha a che fare con lo stereotipo, il cosiddetto face-ism, un fenomeno che identifica la corrispondenza tra inquadratura e status che mostra come, nelle rappresentazioni visive, i personaggi caratterizzati da maggiore status e potere siano comunemente rappresentati con un primo piano, ad alta prominenza facciale; mentre quelli definiti da basso status sono rappresentati a figura intera o con piano americano, a bassa prominenza facciale per evidenziarne il dinamismo, il successo e il potere. Ci sono poi film considerati “femministi” come Thelma&Louise di Ridley Scott, Erin Brockovich di Steven Soderbergh, Million Dollar Baby di Clint Eastwood, Marie Antoinette di Sofia Coppola, Suffragette di Sarah Gavron, Pomodori verdi fritti alla fermata del treno di Jon Avnet per citarne alcuni che hanno dato un valore al personaggio femminile attraverso le conquiste di emancipazione e riscatto contro stereotipi, violenze e imposizioni.

Una continua evoluzione che ha bisogno ancora di tempo per determinare un radicale cambiamento nella società, e il cinema, quale strumento educativo e specchio della realtà che ci circonda, ha proprio la funzione di sovvertire gli stereotipi di genere, di ispirare modelli e comportamenti che possono trasformare la vita di ognuno di noi stimolando una conoscenza critica del mondo in cui viviamo. 

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