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MERIDIONALI, INDIPENDENTI E NERD: 5 DONNE RIVOLUZIONARIE DEL SUD

Meridionali, Indipendenti e Nerd. Vogliamo celebrare la rottura di qualsiasi stereotipo regionale e di genere presentandovi 5 donne rivoluzionarie del Sud.

Donne, in mezzo a tante altre donne delle terre del sole, del mare e di radicati tradizioni e pregiudizi, che hanno spazzato via qualsiasi determinismo geografico con passione, audacia e volitivo talento.

5 donne rivoluzionarie del Sud

Grazia Deledda

Il 10 dicembre 1926 a Stoccolma, la scrittrice sarda Grazia Deledda viene insignita del Premio Nobel per la Letteratura. L’autrice di Fior di SardegnaCanne al Vento e Marianna Sirca è la quarta donna a ricevere un premio Nobel , la seconda donna a ricevere il Nobel per la Letteratura ( dopo la svedese Selma Lagerlöf) e, soprattutto, la prima e unica scrittrice italiana.

Le motivazioni del Premio sarebbero da incorniciare:

« Per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale, e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano.»

Grazia Deledda è stata una scrittrice intensa e feconda la cui fama internazionale ha ancora più valenza sapendo che proveniva dalla brulla terra della Sardegna in un’epoca, poi, dove l’ambizione femminile veniva soffocata sin dalla nascita.

Nata a Nuoro il 28 settembre 1871, quinta di sette figli, dopo una formazione da autodidatta, a 21 anni la Deledda dovette sobbarcarsi sulle spalle il peso della famiglia a seguito della morte del padre e del carattere scapestrato dei fratelli maggiori (Santus era un alcolizzato, Andrea un piccolo ladro).

Per sconfiggere la crisi economica che aveva fatto traballare il suo nucleo, la Deledda decise di ribellarsi a una realtà che l’avrebbe voluta solo moglie e madre trasferendosi a Roma assieme al marito Palmiro Madesani, un uomo all’avanguardia per l’epoca che decise di farle sin da subito da agente letterario.

La Deledda pubblicò la sua prima novella nel 1886, all’età di quindici anni, su un giornale nuorese. Due anni dopo cominciò a collaborare con varie altri giornali e riviste, prima sarde e poi romane, per poi decollare persino all’estero con le sue raccolte di racconti e romanzi.

I suoi concittadini nuoresi non le perdoneranno mai il successo per la sua descrizione di una Sardegna come terra rude, rustica e fortemente arretrata.

«Sono piccina piccina, sa, sono piccola anche in confronto delle donne sarde che sono piccolissime, ma sono ardita e coraggiosa come un gigante e non temo le battaglie intellettuali.»

Franca Viola

Franca Viola è diventata il simbolo dell’emancipazione della lotta femminile nell’Italia anni ’60. La sua storia inizia come quella di molte giovani siciliane del Novecento, costrette a sottostare a leggi di onore e morale non scritte e, di fatto, per nulla aiutate dalla vera Legge.

Nasce nel 1948 ad Alcamo, in Sicilia, in una famiglia così umile da essere costretta a prometterla in sposa, appena quindicenne, al losco Filippo Melodia, presto arrestato per furto e appartenenza a banda mafiosa, eventi che poi spingeranno ad annullare il fidanzamento. Ma Melodia non si arrende e, dopo alcune settimane di stalking, rapisce a forza la 17enn Franca, la picchia, la segrega e la violenta.

Di fronte al “fatto compiuto”, adesso Franca, secondo le tradizioni siciliane, è costretta a cedere a un matrimonio riparatore secondo l’articolo 544 dell’allora costituzione italiana. Ma la donna si ribella alla “legge d’onore” con estremo coraggio, pronta a sfidare persino lo Stato italiano per essere libera di non sposare il proprio aguzzino.

L’8 marzo 2014 Franca Viola è stata finalmente insignita dell’onorificenza di Grande Ufficiale dell’Ordine al merito della Repubblica italiana dal presidente Giorgio Napolitano per essere stata la prima donna italiana ad aver rifiutato un matrimonio riparatore dopo uno stupro.

Elvira Giorgianni

La palermitana Elvira Giorgianni è nata nel 1936 da una famiglia benestante democratica legata alle menti migliori dei salotti siciliani come lo scrittore Leonardo Sciascia e l’antropologo Antonino Buttitta.

Moglie del fotografo Enzo Sellerio, Elvira nel 1969 decide di abbandonare l’agognato posto fisso per fondare la casa editrice Sellerio.

Un gesto, allora, considerato sfacciato e insensato. Dopo aver investito tutta la sua liquidazione nella sua piccola impresa, la Giorgianni inizia a pubblicare voci di una cultura «amena», cioè di una cultura in cui il cosiddetto impegno è implicito e non esplicito, contrassegnato da leggerezza ed eleganza.

Nonostante la separazione nel 1982, Elvira e Enzo continueranno a collaborare per tutta la vita, lei dedicandosi in particolare alla saggistica e alla narrativa, lui occupandosi di arte e fotografia.

Ma la vera anima della Sellerio è lei, donna di notevole temperamento e grande fiuto editoriale, capace di scoprire veri e propri autori di culto come Gesualdo Bufalino, Andrea Camilleri e anche di proporre autrici poco conosciute come Maria Messina, Luisa Adorno e Alicia Gimenez-Bartlett.

«”La Signora” era una donna molto generosa che amava le storie, una donna coltissima (anche se non lo dava a vedere) che possedeva il dono del fiuto. “Le bastava sfogliare le prime pagine di un dattiloscritto per sentire la presenza di un autore autentico”. Di una lucidità estrema, condensava i suoi giudizi in una diecina di parole, ma ogni parola aveva uno straordinario peso-massa. “Niente giri di frasi, niente parole dette e non dette. Con lei tutto era diretto, chiaro e lampante.» (Andrea Camilleri)

Matilde Serao

Matilde Serao è stata una delle più importanti giornaliste italiane. Una donna determinata e volitiva che, agli albori del Novecento, seppe svincolarsi dai pregiudizi meridionali e fondare lei stessa un suo giornale che diresse con passione, per oltre quarant’anni, nel cuore di Napoli.

Nata a Patrasso nel 1856 da Paolina Borely, nobile greca decaduta, e da Francesco Serao avvocato e giornalista esule in Grecia perché antiborbonico, terminati gli studi la Serao prende impiego in qualità di ausiliaria presso i Telegrafi di Stato con la sola necessità di sostenere economicamente la famiglia. Eppure la passione per la scrittura è dominante.

La preponderanza del suo animo di scrittrice la spinge ben presto ad abbandonare l’impiego per dedicarsi, a tempo pieno, alla stesura di articoli e di alcune novelle che le schiudono le porte delle redazioni giornalistiche.

Nel 1882 è assunta a Roma a «Capitan Fracassa» come prima donna redattrice nella storia del quotidiano romano. Fonda due giornali «Il Mattino» (insieme al marito Edoardo Scarfoglio nel 1892) e «il Giorno» (1904). Lavora come direttrice a diverse riviste periodiche come «Il Mattino-supplemento» (1894-1895) e «la Settimana» (1902-1904).

Di indole coraggiosa, irriverente della morale del tempo, non solo raggiunge ambiziosi traguardi professionali ma inaugura un nuovo modo di fare giornalismo inteso come vocazione, come impresa, come strumento di formazione e testimonianza.

Proprio questo successo incomincia a far formare attorno a lei un numero indefinito di nemici, soprattutto uomini, che tentano in tutti i modi di denigrarla come quando scandalosamente decide di accudire da sola la figlia dell’amante morente del marito.


«Giornale è tutta la storia di una società. E, come la vita istessa, di cui è la immagine, […] ha in sé il potere di tutto il bene e di tutto il male […]. Il giornalista é l’apostolo del bene […] il giornale è la più nobile forma del pensiero umano […]. L’avvenire è del giornale.»

Flavia Pennetta

Chiudiamo con una donna meridionale di oggi: la tennista di talento Flavia Pennetta.

Nata il 25 febbraio del 1982 a Brindisi, dopo essersi messa in evidenza sin dalle categorie giovanili (nel 1996 vince il campionato italiano under 14 di doppio, nel 1997 sia il torneo di doppio che il torneo di singolare nel campionato italiano under 16) prende velocemente parte a un torneo del circuito Itf conquistando due vittorie nel doppio, oltre alla coppa del mondo under 18.

Dopo essere arrivata in finale ai campionati italiani disputatisi a Roseto, nel 2001 un’intossicazione alimentare la ferma. Ma Flavia non si arrende e l’anno successivo conquisa ben cinque titoli in doppio (a Roma Lanciani, a Bordeaux, a Brindisi, a Fano e nel Bronx), ma anche un torneo Itf da 10mila dollari (sempre Roma Lanciani), oltre a tre da 50mila (Biella, Fano e Ortisei).

Da qui inizia a gareggiare coi grandi. Sconfigge nel circuito Wta, con le vittorie ad Acapulco e Vina del Mar, il 16 ottobre 2008, la numero uno al mondo Jelena Jankovic, ad esempio.

L’anno dopo conquista la sua seconda Fed Cup della vita, due anni dopo il primo Slam della carriera. Il trionfo più grande arriva settembre del 2015 quando giocherà la finale degli US Open contro la connazionale Roberta Vinci vincendo .

In quella magica notte a  Flushing Meadows annuncerà il ritirò a fine stagione, chiudendo, così come aveva aperto, il decennio storico del tennis azzurro al femminile.

«Mi hanno sempre insegnato che il lavoro paga, che se lavori prima o poi arrivano anche i risultato. Mi hanno sempre insegnato di stare lì, pronta a prendere e sfruttare qualsiasi errore.»

(Copyright immagine in evidenza)

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