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FRANCESCO DE GREGORI: COMPIE OGGI 70 ANNI IL PRINCIPE DEI CANTAUTORI

Compie oggi 70 anni il “PrincipeFrancesco De Gregori, uno dei più importanti cantautori e poeti italiani.

Nato a Roma il 4 aprile 1951 dall’insegnante di Lettere Rita Cerchi e il bibliotecario Giorgio, Francesco (così chiamato in memoria di un eroico zio partigiano) è cresciuto per gran parte dell’infanzia a Pescara, fa ritorno nella capitale a metà anni Cinquanta.

Con l’aiuto del fratello Luigi, anche lui musicista, inizia così a esibirsi in pubblico appena sedicenne, con il nome d’arte Ludwig, al Folkstudio entrando presto in contatto con altri artisti di spicco del panorama italiano come Antonello Venditti, Mimmo Locasciulli, Stefano Rosso, Giorgio Lo Cascio, Paolo Pietrangeli, Ernesto Bassignano ed Edoardo De Angelis.

Il primo esordio discografico di Francesco De Gregori risale al 1972 con “Theorius Campus“, album condiviso con l’amico cantautore Antonello Venditti e profondamente ispirato ai versi di Fabrizio De André:

«Se non avessi conosciuto le canzoni di Fabrizio, non avrei mai cominciato a scrivere le mie.»

L’anno successivo all’uscita di “Theorius Campus”, l’artista pubblica il suo primo album da “Alice non lo sa” fino a diventare popolare in tutta Italia dal 1975, con uno dei dischi più venduti del decennio: “Rimmel“.

Dopo il tour live di “Banana Republic” (1979), il successo di De Gregori diventa inarrestabile tanto da toccare vette musicali uniche e riconoscibili nell’album “Titanic” (1982) , “Terra di nessuno” e “Miramare 19.4.89“, dove sempre più emerge carattere politico dei suoi brani.

Nel 2015 l’artista (come ama essere chiamato) ha finalmente dato corpo e musica al suo amore per il menestrello di Duluth Bob Dylan con l’album dedicato alla traduzione italiana di undici brani del primo musicista premio Nobel.

Principe incontrastato di metafore e sinestesie, Francesco De Gregori in più di mezzo secolo di musica ha vissuto con coerenza il suo progetto di dare valore nuovo alla canzone d’autore come forma di espressione autonoma e liberata dalla mediocrità quotidiana.

«Molti si riempiono la bocca con questa parola, poesia, senza sapere che cosa voglia dire, e – sbagliando – l’accostano al mio lavoro. Sarebbe più giusto descrivere il mio modo di fare canzoni come parte della letteratura del mondo di oggi, al pari di cinema, teatro e romanzi.»

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