CULTURA

DA ZERO A MITO: LA SURREALE VITA DI JIM CARREY

All’inizio di “Ricordi e Memorie” (pubblicato in Italia da La Nave di Teseo,  dopo 8 anni di scritta gomito a gomito con Dana Vachon), il romanzo che sovverte la classica struttura delle autobiografie di attori e registi di Hollywood, troviamo Jim Carrey nel bel mezzo di una crisi esistenziale, schiacciato dall’insicurezza e confinato nella sua casa di Los Angeles dove vive facendo una dieta di Netflix, YouTube e TMZ. 

I suoi successi come attore, sia quelli comici che drammatici, sono oramai oggetti distanti nello specchietto retrovisore del suo viaggio esistenziale, soprattutto adesso che è focalizzato sulla propria inevitabile scomparsa e sulla fine dell’universo.

In questa coraggiosa riscrittura della sua biografia, Jim Carrey esplora gli abissi della cultura hollywoodiana ossessionata da se stessa mentre cerca un significato nella sua vita e carriera, incapace di scegliere tra ruoli da protagonista in un film biografico di Mao Zedong e un altro basato su giocattoli per bambini, insoddisfatto e anche un po’ annoiato dal passare dei giorni nonostante la presenza di guru, pennelli e coccole dei suoi cani da guardia addestrati dal Mossad.

Adesso anche scrittore, di recente fumettista e pittore di successo, nel passato prossimo persino canzoniere per alcune tracce musicali di sua figlia Jane Erin, l’attore Jim Carrey è da sempre stato in grado di sovvertire le prestabilite traiettorie non solo artistiche ma anche esistenziali.

James Eugene Redmond è nato il 17 gennaio del 1962 a Newmarket, in Canada, non lontano da Toronto, terzo figlio degli spiantati Kathleen e Percy.

La famiglia Redmond ha sempre vissuto sull’orlo della povertà tanto da essere costretta a vivere per più di un decennio dentro una roulotte ai confini della città e, per un periodo, anche compressa all’interno di un furgone della Volkswagen.

L’adolescenza di Jim non è quindi di certo facile: in metà della giornata prova a rimpinguare le impolverate finanze familiari pulendo, dopo la scuola, dei magazzini abbandonati, nell’altra fa invece compagnia alla madre gravemente malata che cerca in ogni modo di far ridere attraverso quelle facce buffe che ha perfezionato da quando è piccino di fronte allo specchio del bagno.

Ha poco meno di dodici anni quando suo padre, dopo molti anni di disoccupazione viene assunto come sorvegliante di notte in una fabbrica di pneumatici. Nonostante la stanchezza, è Percy ad accompagnarlo ogni mattina in giro per la città, pronto a non perdersi mai una recita scolastica o un’audizione del figlio, l’unico in grado di sostenerlo in ogni sua più piccola decisione, a non permettergli di disperdere un potenziale inespresso.


«Era un personaggio fantastico, incredibile. Attingo sempre mio padre per interpretare i personaggi. Era il tipo di persona che se gli parlavi per cinque minuti ti sentivi come se lo conoscessi da 50 anni

«Così tanti di noi hanno scelto il nostro percorso per paura mascherata da praticità. Mio padre avrebbe potuto essere un grande comico, ma non credeva che fosse possibile per lui. Quindi, ha fatto una scelta conservatrice e invece ha ottenuto un lavoro come contabile.»

Spinto proprio dal padre, Jim debutta, così, a 15 anni in un cabaret al comedy club Yuk Yuk di Toronto ma la sua performance è un tale disastro da essere sonoramente fischiato dal pubblico presente.

Deciso a migliorare la precaria situazione finanziaria della famiglia e a non arrendersi ad un destino che lo vorrebbe operaio in un’acciaieria canadese, due anni dopo aver affinato i suoi numeri, Jim si ripresenta con pervicacia sullo stesso palco, riscuotendo stavolta il suo primo successo come stand up comedian a pagamento.

La sua fortuna si dispiega davvero, però, esattamente due settimane dopo essere stato  nuovamente fischiato come comico in uno spettacolo di apertura al concerto rock dei Goddo al The Roxy Theatre quando il giornalista Bruce Blackadar lo incensa sulla prima pagina del Toronto Star come una vera e propria stella nascente.

Grazie a questa recensione entusiasta, nel 1981 Jim ottiene il suo primo ruolo principale in un film per il piccolo schermo, “Introducing…Janet”, un’occasione che gli regala soprattutto il coraggio necessario per trasferirsi ad Hollywood con l’unico, dominante obiettivo di far soldi e partecipare al Tonight Show come comico di punta.

A 21 anni, il giorno del Ringraziamento, un emozionatissimo Jim Carrey partecipa finalmente alla trasmissione e riscuote sin dalle prime battute delle sue imitazioni di Elvis Presley, Jack Nicholson, Bruce Dern, Clint Eastwood, James Dean, E.T. e Michael Landon, un esplosivo successo.

È giovane, di talento e pronto a mordere coi denti dell’ambizione le colline del cinema.

Ottiene nello stesso anno un piccolo ruolo in “Peggy Sue si è sposata” di Francis Ford Coppola e presta poi il volto al rocker Johnny Squares nell’ultimo capitolo della pentalogia dell’ispettore Harry Callaghan, intitolato  “Scommessa con la morte”.

Recita al fianco di Damon Wayans e Jeff Goldblum nel demenziale “Le ragazze della terra sono facili” prima di esplodere definitivamente, a livello internazionale, negli anni Novanta, consacrato dai suoi ruoli da protagonista in “Ace Ventura”, “The Mask” e “Scemo & più scemo”.

Dopo aver vestito i panni dell’Enigmista in “Batman Forever”, per i film successivi “Il rompiscatole”, “Bugiardo Bugiardo” e “Il ritorno di Ace Ventura”, Jim è oramai diventato uno degli attori più pagati di Hollywood, arrivando a conquistare un patrimonio netto di almeno 150 milioni di dollari.

Sulla soglia degli anni Duemila Jim, dopo aver sconfitto l’indigenza con un tifone di dollari sul suo conto in banca, decide di cimentarsi in interpretazioni ancora più complesse e a tinte drammatiche come “The Truman Show”, “Man on the moon”, “Se mi lasci ti cancello” e “The Majestic”.

Non mancheranno fiabe per bambini (“Il Grinch”, “A Christmas Carol”), biopic (“I love you Phillip Morris”), serie tv (“Kidding”) e documentari impressionanti come “Jim & Andy: The Great Beyond”.

Ma col il suicidio dell’ex fidanzata Cahtriona White, però, la vita di Jim Carrey subisce una battuta d’arresto.

L’attore viene accusato di omicidio colposo reo di aver abusato della suo status privilegiato non solo per ottenere illegalmente i farmaci usati dalla White per togliersi la vita ma per aver collezionato rapporti non protetti con una cesta di fan (secondo gli avvocati della famiglia della White l’attore p risultato positivo al test delle infezioni sessuali sull’epatite A, l’Herpes e la clamidia).

Per superare lo shock della causa in tribunale, Jim abbandona la recitazione e riprende a dipingere quadri che ora i collezionisti d’arte stanno facendo a gara per accaparrarsi:

«Non passa giorno in cui non sia coperto di vernice o qualcosa del genere facendo sculture. Adesso è tutto questo per me: essere completamente coinvolto, cuore, mente e anima. A volte è arte, a volte è performance, a volte è solo parlare con qualcuno.»

I suoi dipinti sono tutti per lo più condizionati dal cammino spirituale  intrapreso come allievo di Eckhart Tolle, il guru tedesco che parrebbe aver aiutato Jim a trovare, attraverso la meditazione e tecniche di rilassamento, la giusta chiave per entrare in nuovo stato di coscienza.

«Ho in effetti attraversato un periodo in cui non volevo più essere in questo business. Non volevo centrare la tua vita intorno alla fama, al successo, a chi è popolare e a chi è in cima alla stratosfera. Ero arrabbiato con me stesso perché mi dicevo: questo è Truman Show , sei sulla porta e non hai il coraggio di attraversarla e di vedere cosa c’ è dall’ altra parte. E poi, un giorno ho capito che quella soglia l’avevo già attraversata, che ero fuori dal giro da cinque anni, che me ne ero già andato. L’ unica cosa che mi tiene qui è questo avatar fisico che fa questo mestiere per vivere. Ma io sono altrove. Che questo non è chi sono. Chi siamo è una cosa molto più grande. Tutto ciò mi ha permesso di tornare a giocare. Ora sto solo giocando.»

«Mi sono sintonizzato sulla frequenza giusta, ho capito che io non sono un mondo a parte, ma un pezzo di qualcosa di più grande.»

Barba lunga e sguardo spiritato o spirituale, oggi quel talento di Jim Carrey assicura di essere riuscito a sconfiggere la depressione che per anni lo ha afflitto quando ha capito che a rendere liberi non è la rincorsa del successo ma la fusione cosmica con le frequenze dell’Universo.

«Di depressione ne ho sofferto per anni e sono sempre stato onesto perché non è più la mia compagna costante, come un tempo. Ora non mi sento più affogare perché mi sono reso conto che è come la pioggia, ti bagna, certo, ma non si posa abbastanza da sommergermi.»

«Quell’abisso io lo chiamo “fiume di lacrime” ed è qualcosa che spaventa tutti e che affrontiamo come meglio ci riesce, bevendo, facendo uso di droghe, ingozzandoci o facendo sesso con gente di cui non c’importa niente. Ci anestetizziamo per evitare il dolore e a volte sembra così forte la corrente che ti trascina, forte al punto di pensare di non farcela e di scomparire, ma poi attraversi la riva e ti ritrovi dall’altra parte. Quell’inferno che hai provato si mescola al paradiso e capisci che tutto il rumore che avevi nella tua testa è anche frutto dei pensieri in cui ti macini.»

«Vorrei che di me vivesse il bene che ho fatto. Non sono perfetto, ho deluso e sono stato deluso, e probabilmente succederà ancora ma sono curioso di scoprire cosa mi aspetta dopo e voglio credere che sarà stupendo. È come se avessi costruito un Sacro Graal di pace interiore che in molti hanno provato a conquistare, ma sono stati questi traumi ad avermi fatto crescere.»

(Copyright immagine in evidenza)

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