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LA SOLITUDINE DEI NUMERI PRIMI: UNA RILETTURA AL PASSO CON I TEMPI

La solitudine, l’incomunicabilità e l’isolamento sono i temi protagonisti del film del 2010 La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo tratto dal best seller di Mario Giordano, premio Strega per la letteratura. Una storia attuale, che parla di due anime, due giovani soli e allo stesso tempo distanti, di un’amicizia fatta di silenzi e di vuoti, di Alice e Mattia, Alba Rohrwacher e Luca Marinelli e della loro incapacità di adattarsi al mondo. I due protagonisti vivono entrambi un’infanzia segnata da tragici incidenti, lei subisce un infortunio sugli sci che l’ha resa claudicante, lui la scomparsa della sorella gemella. Si incontrano a scuola, adolescenti solitari, ed iniziano una particolare amicizia che li accompagnerà fino all’età adulta. Separati per molti anni i due si rincontreranno tentando di ritrovare loro stessi e una pace emotiva che, forse, solo insieme saranno in grado di raggiungere. Il senso di colpa di Mattia e il senso di inadeguatezza di Alice li accompagneranno, i due si incroceranno e si scopriranno affini, ma irreparabilmente divisi, come i numeri primi, separati da un numero pari, vicini, ma non abbastanza da toccarsi. Solitari e incomprensibili, così sono i numeri primi, divisibili per uno e per sé stessi, destinati ad un’unicità che li rende diversi e, inevitabilmente, distanti dagli altri come descrive questa metafora tratta dal libro: tra i numeri primi ce ne sono di speciali, i matematici li chiamano primi gemelli, sono coppie di numeri primi che se ne stanno vicini, anzi quasi vicini, perchè fra di loro vi è sempre un numero pari che gli impedisce di toccarsi per davvero. 

Il romanzo prima e il film poi affrontano temi contemporanei che portano i giovani a rifugiarsi in sé stessi, isolandosi dal mondo dove la solitudine li accomuna e allo stesso tempo li allontana. La condizione della solitudine può essere interpretata in vari modi e può scaturire da esperienze familiari o sociali come la conseguenza di una emarginazione imposta dalla società o dalle circostanze della vita. La solitudine può essere intesa come abbandono, come ricerca di felicità, come problema adolescenziale o disagio e possiamo riscontrarla in numerose opere letterarie in cui gli autori esprimono le proprie emozioni, ferite e inquietudini, da Leopardi e Pascoli a Quasimodo e Pavese. 

Oggi, nell’era della pandemia, il senso di solitudine rappresenta la paura e l’angoscia più diffusa, i bisogni della società sono cambiati a causa del diffondersi della tecnologia, dell’uso dei social media, dell’eccesso di informazione che induce spesso ad un’ansia collettiva, dell’incertezza del futuro, del culto dell’immagine, e forse anche del benessere che la nostra società ci porta ad inseguire. Tutto ciò porta all’incapacità di instaurare rapporti personali aperti, di vivere in un mondo virtuale sempre più lontano dalla realtà, in cui i numeri primi si moltiplicano lasciando sempre più spazio alla distanza fisica tra persone, imbattendoci così, come ci ricordano il film e il libro di Giordano, in numeri primi sempre più isolati, smarriti in quello spazio silenzioso e cadenzato fatto solo di cifre in cui si avverte il presentimento angosciante che le coppie incontrate fino a lì fossero un fatto accidentale, che il vero destino sia quello di rimanere soli. 

copertina

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