CULTURA

LE MAMME INDIMENTICABILI NEL CINEMA

La mamma esiste da quando esiste il mondo, la ritroviamo nella sfera biologica, religiosa e artistica ma anche nel cinema e nella moda. Sin dall’antichità la Grande Madre, anche Grande Dea o Dea Madre è una divinità femminile primordiale, una figura che rimanda al simbolismo materno della creatività, della nascita, della sessualità, della crescita, esprimendo l’interminabile ciclo di nascita e rigenerazione della terra e dell’umanità. I simboli collegati alla Grande Madre o che si riallacciano alle proprietà del “materno” sono di fatto contraddistinti da una forte ambivalenza, una duplice natura, positiva e negativa, quella della “madre amorosa” e della “madre terribile”; in una concezione più moderna, colei che unisce i propri figli, li guida nel loro cammino affinché possano crescere ed intraprendere il proprio percorso.  Sono tante le mamme che il cinema ci ha mostrato sul grande schermo, figure drammatiche, divertenti ed eccentriche, che ci hanno fatto commuovere e ridere con l’unico comune denominatore di amare i propri figli in modo incondizionato. Alcune incoraggiano i figli con parole sagge e abbracci carichi di affetto, altre mostrano il loro amore a colpi di sciabola e mitra come Uma Thurman in Kill Bill, donne forti e coraggiose come Julia Roberts in Erin Brockovich, o affascinanti come Angelica Houston in La Famiglia Addams, o strazianti come Anna Magnani in Mamma Roma.  

 Madri cinematografiche che meritano di essere ricordate, simbolo di nascita, fertilità, lotta, emancipazione, protezione e amore. Ci sono madri thriller/horror come Nicole Kidman di The Others, o Mia Farrow di Rosemary’s Baby , madri coraggio come Angelina Jolie di Changeling, ragazze madri come nel film L’ Enfant dei fratelli Dardenne o  Juno di Jason Reitman. Ci sono poi mamme ingombranti, come nell’episodio di New York Stories di Woody Allen in cui una mamma compare enorme nel cielo, si intrattiene a parlare con i passanti, controlla e dà giudizi al figlio imbarazzatissimo; mamme bisognose, come quella di Good Bye Lenin, e ancora la coppia lesbica Julianne Moore e Annette Bening de I ragazzi stanno bene, due madri che crescono due figli concepiti con l’inseminazione artificiale. 

La mamma ricopre un ruolo genitoriale importante e può assumere forme comportamentali diverse a seconda dell’ambiente che la circonda. Rappresenta un nucleo attorno a cui ruotano intere strutture narrative, e nel cinema sono presenti varie sfumature che caratterizzano questa figura, la mamma amica come nel noto film Mommy di Xavier Dolan, dove una vedova, dallo spirito anticonformista e con un figlio affetto da un disturbo psichiatriconon riesce ad offrirgli un vero supporto emotivo e preferisce ricoprire un ruolo più distaccato e forse inadeguato, poi c’è la mamma musa nel film La madre di Aronofsky, in cui un’idea, legata all’ispirazione, diventa madre dell’opera, la cresce e la accudisce, la nutre e la contempla. Ci sono molti film invece dove le madri diventano un’ ossessione, come nella Trilogia delle Tre Madri di Dario Argento o in Pyscho di Alfred Hitchcock, basato sul forte complesso di Edipo del protagonista nei confronti della madre dove il ruolo genitoriale femminile diventa per il figlio maschio una vera ossessione che lo porterà ad uccidere, infatti lo stesso subconscio del protagonista riporta in vita la madre come doppia personalità, per liberarsi delle proprie colpe e dei suoi stati d’animo tormentati. Molto diverso è il rapporto del protagonista del film Mia Madre di Nanni Moretti, che interpreta il ruolo del figlio attento e premuroso che accudisce la madre ricoverata in ospedale per scompenso cardiaco. Alla sua morte, diventa più forte il meccanismo del ricordo di una madre come grande donna e insegnante rimasta nel cuore di tanti studenti. 

In Tutto su mia Madre invece, Manuela, una mamma nubile, perde improvvisamente il figlio diciassettenne in un incidente stradale, avendo da sempre nascosto al figlio l’identità del padre, e poiché il ragazzo aveva covato nel cuore il desiderio di conoscerlo e incontrarlo, decide di soddisfare l’ultimo suo desiderio, andando a Barcellona alla ricerca dell’ex compagno, un travestito di nome Lola. Il ruolo della mamma viene a volte ricoperto anche da altre figure genitoriali; il “mammo” nella commedia Mrs Daubtfire con Robin Williams, ne è un esempio. Daniel il protagonista, separato dalla moglie, si trasforma in una tata divertente e premurosa, per essere presente nella vita dei figli, ed ecco che la figura materna a cui siamo abituati assume altre sembianze ed entra a far parte dell’immaginario dei ragazzi come la mamma perfetta che tutti vorremmo avere. 

Mamme indimenticabili che hanno fatto la storia del cinema e che ci ricordano, come nell’ironico film Mamma Mia con Meryl Streep, in cui la mamma rappresenta l’emblema della gioia di vivere, della spensieratezza, mamme che prima di essere tali, sono donne, amiche e amanti al di là di qualsiasi categorizzazione ed epoca storica. La mamma che come un prisma riflette una luce dalle infinite sfaccettature, che nutre e accompagna la vita dei figli, che regala perle di saggezza per affrontare la vita ogni giorno; “la mamma diceva sempre” ripeteva Forrest Gump, donando insegnamenti preziosi per incoraggiare il figlio a trovare fiducia in sé stesso e ad inseguire i suoi ideali di libertà, consigli e gesti di infinito amore che ognuno di noi ha ricevuto nella vita e che solo la mamma può infondere nel nostro cuore. 

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