ATTUALITÀ

ALLA SCOPERTA DELLE TINY HOUSE, LE MINI CASE ECO-FRIENDLY

Le Tiny house, ossia quelle case dalle superfici estremamente ridotte, stanno sempre più conquistando l’interesse architettonico mondiale grazie alla loro capacità di condensare in pochissimi metri quadri lo stretto indispensabile, in linea sia con l’attuale risveglio di coscienza ambientale che con le problematiche legate alla contingente crisi economica.

Il Tiny House Movement come movimento architettonico e sociale atto a sostenere il ridimensionamento degli spazi abitativi “in unità con un massimo di 37 metri quadrati (400 piedi quadrati) di superficie” affonda le sue radici nella controcultura statunitense degli anni ’70 quando pionieri come Allan Wexler, Lloyd Kahn e Lester Walker traendo aspirazione da “Walden“, saggio ottocentesco del naturalista Henry David Thoreau, reclamano la necessità di vivere in uno spazio compatto a favore di uno stile di vita non solo ecologico ma più libero perché svincolato dalle angosce ballardiane dei condomini.

Il progetto delle Tiny House inizia però davvero a diffondersi a partire dal 2007 quando, a seguito della Grande Recessione, l’esigenza di cercare abitazioni low cost diventa una delle più pressanti urgenze sociali.

Già due anni, ad esempio, prima l’architetto Marianne Cusato era riuscita ad aiutare migliaia di sfollati scampati alla violenza dell’Uragano Katrina attraverso l’ideazione di prefabbricati di 28mq, i Katrina Cottages.

Sempre con l’intento di favorire quelle famiglie completamente travolte dalla crisi economica, lo scorso anno dallo studio di design Andrés & José ha ideato il Rodar, la mini casa mobile in grado di fornire riparo immediato ai senzatetto che non possono permettersi un’abitazione in spazi urbani sempre più costosi e sovraffollati.

Rodar è dotata non solo di grandi ruote per agevolarne la mobilità ma anche di ampi sportelloni che rimandano ai design dei mezzi di soccorso, come a richiamare l’emergenza sanitaria da COVID-19 che, soprattutto in questo periodo, continua a ridurre in povertà milioni di persone.

La mini-casa mobile spagnola fa parte di un progetto di architettura inclusiva a più ampio raggio chiamato “Habitáculos” e basato su una serie di oggetti modificati la cui utilità cambia a seconda della comunità verso cui si impiegano:

 «La collezione vuole dare significati nuovi e alternativi allo spazio pubblico, dove oggi più che mai due realtà –sociale e sanitaria– convergono in strane singolarità materiali. il progetto pone la città come palcoscenico, mentre lo spazio pubblico funge da campo di sperimentazione per le esigenze future della condizione contemporanea, e di una normalità che già ci sembra estranea.»

Le Tiny House in Italia

Nonostante in Italia Renzo Piano abbia proposto una sua versione di micro house di appena 6 mq chiamata Diogene , in onore del filosofo greco che aveva abbandonato la superficialità della vita materiale decidendo di autosostenersi vivendo in una botte, a frenare i sognatori nostrani sono soprattutto i permessi necessari per poter trascorrere la normale vita quotidiana domestica, considerando il discorso degli allacci alla rete elettrica e fognaria.

Proprio nel nostro Belpaese, l’iter burocratico per poter vivere in una minicasa (con metratura che spazia dagli 8 ai 40 mq) è infatti, rispetto alle altre Nazioni, abbastanza cavilloso.

Considerati come veicoli a tutti gli effetti con targa annessa, questi spazi abitativi devono essere dotati sul suolo italiano di assicurazione e bollo pagato.

Quelli dotati di ruote dovranno essere obbligatoriamente trainate da un mezzo adeguato come un pick-up o un fuoristrada guidato da un autista con patente per rimorchi qualora fossero spostate, invece per quelli appoggiate su un terreno privato bisognerà richiedere un permesso in comune con emissione di DIA e in seguito attendendo il termine di 30 giorni prima di procedere.

Per quanto concerne i costi, i prezzi attuali partono da €4000/5000 per i modelli dalle dimensioni ridotte  fino a case mignon con  finiture di lusso, numero di moduli per il bagno e la cucina e piani che, attorno ai 15 mq, possono aggirarsi attorno ai 20.000,00 ai 30.000,00 euro, spese di montaggio escluse, ovviamente.

È invece trevigiana l’unica azienda italiana a produrre, per ora, Tiny House su due ruote, la S. V. Mini House. Questi prefabbricati minuscoli ma dotati di ogni comfort sono per ora utilizzati qui da noi, come sottolineato dal suo costruttore Simone Vecchiato, soltanto come case per le vacanze o seconde abitazioni stazionate in campagna per trascorrere i weekend al contrario di quanto accade in altri Paesi come Giappone o Svezia (l’Ikea ha, ad esempio, lanciato il “Tiny Home Project” con la vendita di un kit di pannelli per la costruzione di una Tiny House fai da te al costo di circa 40.300 euro, escluso il mobilio) dove sono diventati parte integrante del tessuto naturale.

Di norma queste micro abitazioni, però, non sono adatte né a famiglie numerose visto che i bambini potrebbero percepire limitanti le ridotte possibilità di movimento, né magari anche a chi risente maggiormente, in inverno, del freddo poiché di solito il loro riscaldamento è affidato solamente all’utilizzo di pannelli solari, in pieno rispetto delle norme della bioedilizia.

Per questo motivo stanno nascendo nuovi studi psicologici con l’intento di trovare soluzioni adeguate a questa rifondazione contemporanea dello spazio urbano.

Dak Kopek, docente di design per la salute umana al Boston College, spiega infatti che: 

 «Tutti hanno bisogno del loro spazio, la sua mancanza si collega alla depressione, all’alcolismo e allo scarso rendimento scolastico nei bambini. »

Nonostante queste problematiche, progettare oggi Tiny House, col passare del tempo, sta diventando una sfida avvincente ed entusiasmante per l’architettura e l’interior design contemporanei che hanno in comune l’obiettivo di lottare contro gli sprechi per ritornare così a imparare a vivere quotidianamente, con più serenità, con il minimo indispensabile perseguendo quell’illuminato e oramai noto paradigma di Ludwig Mies van der Roh che “meno …è decisamente meglio“!

(Copyright immagine in evidenza)

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