CULTURA

La nostra casa: una storia d’amore lunga 2 milioni di anni

Tutto partì con i nostri antenati e la loro incessante ricerca di un luogo sicuro, confortevole, con terreni fertili in cui vivere e foreste ricche di vita in cui cacciare. Ciò che gravitava intorno al concetto di abitazione era sopra ogni cosa lo spirito di sopravvivenza: non solo il cibo ma anche le condizioni atmosferiche e i vari pericoli ambientali erano l’elemento essenziale per stabilire la propria dimora.

Dalle preistoriche capanne di paglia o grotte, per poi giungere a maestosi e imponenti grattaceli simbolo delle città metropolitane,  sono passati “solo” più di due milioni di anni.

Collante della ricerca di un luogo sicuro in cui stanziarsi, era di certo il senso di appartenenza ad un gruppo.

L’appartenenza è un bisogno fondamentale dell’essere umano: se pensiamo alla piramide dei bisogni, viene subito dopo il bisogno di cibo, sonno e sicurezza. Per questo è cruciale per il benessere della persona.

Il senso di appartenenza è spesso collegato alla sensazione di conforto e piacere di non essere soli e al sollievo nel sapere che anche altre persone vivono situazioni simili alle nostre.

Stabilita essa, si afferma imperterrita la necessità di chiamare un determinato luogo ”casa”.

Marco Tullio Cicerone, tra i più grandi scrittori, oratori e filosofi del mondo romano antico, ci ha trasmesso uno dei concetti più belli di questo senso di appartenenza.

In una delle sue orazioni egli scrive quella che per molti personaggi della storia fu una locuzione latina a dir poco abusata: Civis Romanus sum, ovvero Sono cittadino romano. Un’espressione esclamata con orgoglio da tutti coloro che volevano far valere i privilegi concessi dalla cittadinanza romana.

La frase fu pronunciata anche dal Presidente degli Stati Uniti John F. Kennedy nel suo famoso discorso Ich bin ein Berliner  fatto a Berlino Ovest il 26 giugno 1963Duemila anni fa l’orgoglio più grande era poter dire civis Romanus sum. Oggi, nel mondo libero, l’orgoglio più grande è dire “Ich bin ein Berliner” (io sono berlinese).»

Al di là del periodo storico che siamo pronti ad analizzare, ciò che cade all’occhio è che il concetto di abitazione per molti va oltre il luogo fisico, ma è legato, come dicevamo poc’anzi , al senso di appartenenza.

Frederick W. Robertson affermava:

Casa è l’unico posto in tutto questo mondo dove i cuori sono al sicuro. E’ il luogo della fiducia. E’ il luogo dove ci strappiamo quella maschera fredda e sospettosa che il mondo ci costringe a indossare come auto-difesa, e dove ci confidiamo e parliamo senza riserve e con il cuore pieno. E’ il luogo in cui le espressioni di tenerezza sgorgano senza alcuna sensazione di imbarazzo e senza timore del ridicolo.

In questo LXVI numero di Metis Magazine abbiamo voluto affrontare un tema tanto caro a noi umani: la nostra casa. Dal concetto di abitazione come luogo fisico a quello più ambio di luogo dell’anima.

 Come sempre abbiamo cercato di affrontarlo attraverso differenti argomentazioni intrise di numerosi spunti di riflessione unendo il tutto alle nostre immancabili rubriche e alle interviste esclusive. 

Senza alcuna pretesa di esser stati esaustivi, vi invitiamo a non perdervi questo originale numero di Giugno .

Buona lettura.

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