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LA MODA GENDERLESS AL CINEMA

Nel 1959 esce in America una delle commedie più brillanti di tutti i tempivincitrice di un Oscar e tre Golden Globe, A qualcuno piace caldo di Billy Wilder, interpretato dalla sensuale Marilyn Monroe, e dagli esilarantiTony Curtis e Jack Lemmon nei panni di due musiciste in fuga. Scene che suscitano equivoci comici affidati alle movenze dolci e provocanti di Marilyn, zucchero candito, e alla goffaggine dei due uomini alle prese con continui travestimenti maschili e femminili.  Nonostante l’enorme successo, il film fu condannato dai cattolici e dall’organizzazione americana dei produttori cinematografici a causa degli argomenti trattati legati alla sessualità e omosessualità. 

In Italia, in quegli anni, in un film come Divorzio all’italiana del 1961 di Pietro Germi, si propone un ritratto di donna che trova la sua realizzazione solo attraverso la subordinazione all’uomo amato, ed anche la sua rappresentazione ci restituisce l’immagine di donna poco curata, distratta, nascosta dietro abiti accollati e lunghe gonne. 

L’emancipazione femminile ha avuto bisogno di tempo per affermarsi ed è stata influenzata anche dalla moda, che, a partire da Coco Chanel ha proposto un modello di donna con i pantaloni basato sul dinamismo e sul lavoro dove il ruolo della donna cambia raggiungendo una maggiore consapevolezza di sé stessa e delle proprie capacità.La moda influenza a sua volta anche il cinema, nel 1930 il film Marocco di Josef Von Sternberg, interpretato da Marlene Dietrich, carismatica diva tedesca, sensuale e androgina, che per prima ha indossato abiti maschili, mescolando e confondendo i due generi, proponendo così un “nuovo” modo di valorizzare ed intendere il corpo femminile: capelli corti portati all’indietro con onde tipiche degli anni trenta, abiti maschili nei tagli ma femminili nei tessuti fatti di seta e pelliccia, con papillon e cravatte, sandali, pochette e fili di perle; allo stesso modo Greta Garbo, bellezza androgina e misteriosa, indossa bretelle, giacche, camicie maschili e pantaloni, inaugurando uno stile unico e inimitabile. Dive del cinema che contribuiranno, con il passare del tempo, alla nascita del fenomeno genderless, nel quale la distinzione di genere si annulla cosicché sia l’uomo sia la donna possono scegliere di indossare capi neutri e unisex

Marlene Dietrich

Nella storia, nella letteratura e nell’arte incontriamo esempi di donne che propongono modelli alternativi dell’immaginario femminile. Da Atena, dea della guerra, raffigurata con il peplo e le armi, e che nell’Odissea, giunge in aiuto dei mortali vestita da uomo, a Giovanna d’Arco, eroina nazionale francese rappresentata fiera nella sua armatura, a Mulan, protagonista del cartone animato della Disney del 1998,  eroina cinese che, per aiutare il padre, si arruola in un esercito di soli uomini con sembianze maschili; ed infine a Lady Oscar,  che nelle anime giapponesi degli anni Ottanta, racconta le avventure di una donna comandante della guardia reale francese, educata e vestita come un uomo fin dall’infanzia. 

La moda genderless, dal cinema alla letteratura, sensibilizza il pubblico all’uguaglianza di genere, proponendo una nuova identità, diffondendo tendenze e stili originali e, ricordando a tutti noi, uomini e donne, senza distinzione di genere e preferenze sessuali che “nessuno è perfetto!”. 

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