LE INTERVISTE

“NOI SIAMO QUELLO CHE MANGIAMO”: INTERVISTA ALLA DOTT.SSA LORENA LIUZZI, AGROTECNICA

“Noi siamo quello che mangiamo”, sosteneva nel XIX secolo, il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach, e alla luce degli studi scientifici più recenti si è dimostrato che aveva ragione: lanostra salute e la nostra persona si costruisce a tavola, sulla base del cibo che mangiamo.

È importante, quindi, dare rilievo e interesse ad una alimentazione sana e varia, contraddistinta dall’assunzione equilibrata dei vari nutrimenti. 

È importante porsi sempre alcune domande prima di acquistare qualsiasi prodotto: da dove proviene? Come viene prodotto? Di cosa è fatto? Qual è l’impatto sulla nostra salute e sull’ambiente?

Questa è la filosofia che contraddistingue il lavoro svolto dalla Dott.ssa Lorena Liuzzi, laureata in Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali, presso l’Università di Perugia, agrotecnica (tra le poche in Basilicata essendo una professione prettamente maschile) al servizio delle tante e diverse aziende agricole presenti sul territorio lucano, in modo particolare nella fascia del Metapontino.

Buongiorno Dott.ssa Liuzzi, grazie per aver acconsentito a rilasciare un’intervista a MetisMagazine. Le chiedo innanzitutto come è nata la sua passione per la natura, la coltivazione, l’alimentazione e la nutrizione? 

Mi è sempre piaciuto imparare a conoscere gli alimenti, dalla composizione e qualità fino alle forme del consumo e della distribuzione. Dopo aver conseguito il diploma presso l’Istituto Alberghiero, ho scelto di intraprendere il percorso di studi in “Economia e Cultura dell’Alimentazione” (ECOCAL) presso il dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali dell’Università di Perugia. 

Questo corso di laurea triennale mi ha permesso di approfondire la conoscenza della natura e qualità degli alimenti, dei processi produttivi e di controllo, delle loro caratteristiche nutrizionali e di impatto sulla salute dell’uomo, delle radici storiche e culturali della grande tradizione alimentare italiana, e di acquisire determinate competenze e abilità economico-gestionali.

Ho frequentato diversi corsi di formazione e specializzazione, ho avuto la possibilità di imparare sul campo, grazie ad uno stage presso l’Apofruit, impresa cooperativa specializzata nella produzione di prodotti ortofrutticoli, e soprattutto grazie agli insegnamenti di mio padre che da tantissimi anni è inserito in questo settore. In seguito ho sostenuto l’esame di Stato per l’abilitazione all’esercizio della libera professione di Agrotecnico.

Un lavoro prettamente maschile. Quali sono gli sbocchi professionali?

I mestieri legati al settore dell’agraria e del forestale vengono considerati prettamente maschili. Negli anni si è superato, soprattutto al Nord, lo stereotipo di una facoltà (Scienze Agrarie, Alimentari ed Ambientali) e di una professione “tutta maschile”. L’agrotecnico è una professione ufficialmente riconosciuta dallo Stato italiano: ci si iscrive all’albo professionale, nello specifico presso il registro dell’Albo del Collegio degli Agrotecnici e degli Agrotecnici Laureati. Il ruolo di questa figura è quello di gestire, amministrare e anche dirigere le imprese e le cooperative che lavorano nel settore agrario, in particolare, di quelle che si occupano di produzione e di commercializzazione di prodotti legati ai settori zootecnici o alimentari. 

E lei nello specifico di cosa si occupa? 

Mi occupo in modo particolare, essendo il Metapontino, il centro per eccellenza dell’agricoltura lucana per la produzione e commercializzazione di fragole, della gestione degli impianti di questa piantagione dal punto di vista nutrizionale e di difesa e di tutte le altre piante orticole e arboree da frutto presenti sul territorio lucano. Studio, inoltre, quei prodotti naturali che fortificano la salute della pianta in modo da essere più resistente ad alcuni patogeni e malattie, permettendola di produrre meglio.

Spesso all’interno degli alimenti che quotidianamente acquistiamo e portiamo sulle nostre tavole sono presenti delle sostanze tossiche che vengono utilizzate per trattare frutta e verdura, e che hanno contribuito allo sviluppo di molte malattie. Come possiamo difenderci? 

I cibi di cui ci nutriamo raccontano ciascuno una propria storia. È difficile capire quanto lavoro ci sia dietro affinché quel prodotto arrivi sulle nostre tavole. Questa mancanza di consapevolezza ci porta spesso a non dare importanza alle nostre abitudini alimentari, alla scelta di mangiare frutta e verdura di stagione, scelta consapevole sia per la nostra salute sia per l’ambiente in cui viviamo. Molto spesso quello che scegliamo per noi è frutto di tecniche agricole utilizzate per aumentare la resistenza delle piante e la resa dei raccolti. Si cerca di ottenere di più dalla Terra, di sfruttare al massimo la natura, il suo percorso.

Possiamo difenderci soltanto con buone pubblicità, insegnando al consumatore che il bello non è sempre buono. Purtroppo siamo abituati a mangiare e ad acquistare “con gli occhi”, bisogna insegnare invece a leggere correttamente le etichette. Una spesa informata da parte del consumatore è fondamentale: in gioco c’è la nostra salute e del pianeta che abitiamo.

Si sente parlare spesso prodotti a residuo zero. Di cosa si tratta esattamente?

Negli ultimi anni il settore agricolo è stato caratterizzato da una particolare attenzione verso il tema della sicurezza alimentare.  Oggi, seppur ancora in modo pionieristico, si sta affacciando un nuovo approccio: il residuo zero certificato. Per residuo zero si intende, infatti, la garanzia, sull’alimento oggetto di certificazione, che non ci siano fitofarmaci di sintesi oltre il limite di rilevabilità analitica 0,01 ppm.

Progetti futuri?

Spero che i progetti educativi e di inclusione sociale “Orto bio” ed “Educazione alimentare”, sospesi a causa della pandemia da Covid-19, possano ripartire a breve. Dobbiamo insegnare ai bambini a mangiare in modo sano, a prendersi cura dell’ambiente in cui viviamo. Durate l’infanzia è importante trasmettere questi valori.

Copyright immagini: Lorena Liuzzi

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