Caro John

Frecciatine social…e archi di rancore

Caro John,

scrivo questa mail in merito ad un problema che ho riscontrato negli ultimi anni che è andato sempre più ingigantendosi. Potrebbe sembrare innocuo e di marginale importanza agli occhi dei più, ma in me genera un’ansia tale da rendermi insicura in una misura oltraggiosa. Di cosa sto parlando? Dei tanto stra-usati social network. Certo di mantenermi aggiornata il più possibile, cercando di studiarne i trend del momento ma anche di analizzarne il meccanismo da un punto di vista sociale. Ciò che mi lascia l’amaro in bocca è notare come essi siano un mezzo per nascondersi dietro una tastiere o una ”storia” per lanciare un messaggio che il più delle volte viene frainteso o ancor peggio, viene recepito da coloro che non ne sono destinatari generando un meccanismo di malumore e incomprensioni a catena. Ho cercato di non dare importanza a questi mezzi e più volte ho provato a ricercare un dialogo chiarificatore con la persona interessata che, di contro, ha eluso il colloquio fingendo che non fosse necessario poiché il problema non sussisteva. Perché fuggire? Come una vera ansia sociale, anche il social virtuale è capace di togliere il sonno.

Come posso affrontare la cosa continuando a farne un utilizzo ”sano”?

Claudia

Cara Claudia,

sempre più spesso si parla di Disturbo d’Ansia Sociale che è una condizione di disagio e paura marcata che un individuo sperimenta in situazioni sociali nelle quali vi è la possibilità di essere giudicato dagli altri, per timore di mostrarsi imbarazzato, di apparire ridicolo o incapace ed essere umiliato di fronte agli altri.
Nella popolazione generale degli Stati Uniti una prevalenza a 12 mesi del disturbo colpisce il 7 % degli adulti, mentre in Europa la percentuale è del 2,3 %. Le femmine sono maggiormente soggette all’ansia sociale rispetto ai maschi e tale differenza è più marcata nella fascia adolescenziale e nei giovani adulti. Non ci stupisce ormai che tale disturbo possa essere generato anche attraverso lo schermo di un telefono perché la vita sociale si è trasferita in una certa misura nello cyberspazio rendendoci più attenti alle nostre immagini social ( e non intendo solamente di quella esteriore) che a quella sociale. Ricorderai sicuramente Matrix :

«Matrix è ovunque. È intorno a noi. Anche adesso, nella stanza in cui siamo. È quello che vedi quando ti affacci alla finestra, o quando accendi il televisore. L’avverti quando vai al lavoro, quando vai in chiesa, quando paghi le tasse. È il mondo che ti è stato messo davanti agli occhi per nasconderti la verità.» 

Riportando alla memoria questo passo del film vincitore di ben 4 premi Oscar, vorrei consigliarti di non dare importanza alle allodole dei social, ma piuttosto di ”staccare la spina” da tutte le dinamiche che per quanto avanguardiste possono far male. Dopo tutto, frecciatine e archi di rancore, se non affrontati face to face, rimangono pur sempre ”un programma”.

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