CULTURA

LE OPERE D’ARTE PIÙ STRAMBE DEL MONDO, TRA ESTRO E NON-SENSE

Ciascuno di noi ha una pulsione artistica, persino gli insospettabili. Ma non tutti noi siamo artisti, anche quando siamo capaci di realizzare un dipinto o creare una scultura.

Quale sia il discrimine tra chi è artista e chi ci prova è la dedizione, il trasporto, la capacità di estraniarsi dalla vita per inseguire il sogno di fare dell’arte la propria ragion d’essere, senza necessariamente produrre oggetti, opere o manufatti convenzionali o ispirati ai canoni di bellezza dell’antica Grecia.

Essere artisti è vedere l’arte nelle cose più impensabili. E a tal proposito, siamo andati alla ricerca di qualche originale opera d’arte da presentarvi e abbiamo selezionato quelle che ci sono sembrate le più strambe.

Vi garantiamo che dopo aver letto questo articolo la vostra concezione di arte non sarà più la stessa!

MERDA D’ARTISTA DI PIERO MANZONI

Nel 1961 Piero Manzoni, esponente del Nouveau Réalisme, realizzò un’opera composta da novanta scatolette di latta che riportavano, oltre alla firma dell’autore e al numero progressivo, anche un’etichetta laterale sulla quale si poteva leggere in inglese, francese, tedesco e italiano: “Merda d’artista. Contenuto netto gr. 30. Conservata al naturale. Prodotta e incastonata nel maggio 1961”.

Un’opera d’arte bizzarra e assai discussa, ancor più se si considera che l’artista – che si faceva portatore delle istanze di rinnovamento sociale proprie degli anni Sessanta in chiave ironica e dissacrante – mise in vendita le sue scatolette da 30 grammi di “merda” per il loro equivalente in oro.

Una chiave di lettura singolare del ruolo dell’artista emerge da quest’opera così sui generis, anche se a pensarci bene cos’è un artista se non un uomo che “produce”?!

I TAGLI DI LUCIO FONTANA

Uno o più tagli, netti e regolari, operati con l’intento di oltrepassare la superficie della tela di supporto. Fu la singolare idea che fece la fortuna di Lucio Fontana, padre indiscusso dello spazialismo.

Nel periodo ricompreso tra il 1958 e il 1968, Fontana realizzò circa 1.500 tagli, dando origine al filone più consistente della sua produzione artistica.

Non si deve pensare che una tela intagliata fosse opera semplice. Spesso l’artista lasciava la sua tela intonsa per giorni o settimane intere, prima di procedere alla realizzazione dei tagli, che erano solo il punto di arrivo di un lungo processo mentale e meditativo che aveva l’ambizione di ingenerare nell’osservatore una sensazione di rigore cosmico.

Sarà stato forse per questo lento fluire del tempo che intercorreva tra l’idea e l’atto artistico che tali opere si chiamarono “Attese”?!

LA FORCHETTA DI GEORGES FAVRE

Pensata come trovata pubblicitaria per commemorare il decimo anniversario del Nestlé Alimentarium Museum, quella di Georges Favre è la forchetta più grande del mondo, completamente realizzata in acciaio inossidabile per un peso di 450 chilogrammi.

Quest’opera si trova piantata sin dal 1995 nel bel mezzo del lago di Ginevra a Vevey, del cui paesaggio ormai è parte integrante, proprio di fronte all’Alimentarium.

Guardarla da lontano genera un effetto decisamente surreale… Il bello è che la sua presenza non stride affatto con la bellezza del paesaggio.

BROWN NOSERS DI DAVID CERNY

Dulcis in fundo, tra le opere più irriverenti di tutti i tempi, non possiamo non annoverare quella di David Cerny, Brown Noser, di cui omettiamo deliberatamente la traduzione perché l’immagine che vi proponiamo di per sé è già piuttosto eloquente.

L’opera si trova presso la Futura Gallery a Praga ed è costituita da due statue alte oltre quattro metri che rappresentano la parte inferiore di un corpo umano nudo piegato in avanti a 90 gradi. Ma non è tutto… C’è una scala che porta sino all’ano delle due statue e infilando la testa nell’apertura è possibile guardare un video.

Brown Noser

Copyright foto in evidenza: https://www.travel365.it/monumenti-piu-strani-del-mondo.htm

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