CULTURA

Il basket: una cultura più che una disciplina sportiva

Il basket è uno degli sport più seguiti al mondo. Se ne sono scritti libri, trame cinematografiche, documentari e la “macchina” del merchandising legata alla pallacanestro è sempre fra le più attive, attrattive e redditizie. Ma tutto ciò ha una radice ben salda in una cultura, la cosiddetta “underground”, che dall’altra parte dell’Oceano racchiude un mondo di significati e significanti. 

Street art e musica, ma anche college e case di lusso

Una delle tante cose in comune che ha il basket con un altro sport popolare come il calcio è quello di essere un aggregante. Quando si gioca a basket si “parla” la stessa lingua, si condividono le stesse regole, espressioni e difficoltà, indipendentemente dalla provenienza, ma soprattutto dal ceto sociale. Accade così che negli Stati Uniti per un solo tempo di gioco, o per un’intera partita si gioca ad armi pari, o si segue la stessa partita tifando per gli stessi “eroi”; proprio come avviene in Italia quindi ancora si utilizzano le stesse risorse e applicazioni per informarsi, annotare statistiche navigando sulla stessa piattaforma come il sito di scommesse su Betfair

Si può passare infatti in breve tempo dal trascorrere tempo in strada ascoltando hip-hop, “tirando” a canestro e facendo graffiti e murales con poche certezze sul futuro, all’essere un promettente atleta-studente di un lussuoso college americano. Il sogno di molti, non di tutti, è proprio quello di intraprendere questo percorso: riuscire ad arrivare in alto come tanti altri atleti in particolare afro-americani sono riusciti a fare in NBA. 

Per questo, ma anche per altri motivi maggiormente sociologici il basket può essere considerato una cultura. Un altro aspetto che connota il mondo del basket come una “tribù” è il modo di vestire, il codice di abbigliamento proprio di questo mondo. E così via casacche larghe abbinate a pantaloncini da basket, meglio se della stessa squadra ma di cestisti differenti. Anche il cappellino è un elemento tipico degli appassionati di basket, seppur sia un accessorio usato prettamente nel baseball, altro sport nazionale americano. Altrettanto tipici sono i tatuaggi e le bandane, cui portavoce sono centinaia e centinaia di stars NBA che emozionano fans ogni giorno in tutto il mondo e vengono riproposte per strada da migliaia di ragazzi che tentano di emularle. Dalla perfieria ai campi della NBA, dalla provincia alle Olimpiadi, questo il sogno.

Abbiamo già citato la musica, ma forse nessun altro sport al mondo ha la “propria” musica, il basket sì ed è l’hip-hop, con tutte le proprie varianti. Sarà perché il ritmo del “bounce” può seguire esattamente quello della sfera sul parquet e viceversa, ma questo genere prettamente americano è indissolubilmente legato alla pallacanestro, e ai suoi idoli. Ma sono tanti gli ex cestisti che si sono invece dedicati alla musica dopo aver abbandonato i campi di gioco NBA. Fra questi ricordiamo Damian Lillard, playmaker dei Portland e degli USA, molti lo conoscono anche per la sua carriera da rapper iniziata nel 2015, nome d’arte Dame Dolla. C’è poi il giovane MB3FIVE aka Marvin Bagley III, giocatore dei Sacramento, che 2019 ha fatto il proprio esordio nel mondo del rap con l’album Big Jreams. 

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