LE INTERVISTE

INTERVISTA A MARIELLA BASILE: LE OFFICINE FRIDA E LA MODA SOSTENIBILE

Tra i Sassi di Matera si possono incontrare luoghi dove le idee creative danno vita a prodotti unici e originali. Stiamo parlando di Officine Frida Arts & Crafts, un atelier di moda sostenibile fondato da Mariella Basile, artista e fashion designer, a cui abbiamo chiesto di raccontarci di questo progetto ambizioso in cui si mescolano tradizione e innovazione. 

Ciao Mariella, cosa sono le Officine Frida Arts & Crafts e perché questo nome?

Officine Frida Arts & Crafts associa a questo nome due momenti storici, culturali e artistici a cui sono molto legata, uno è l’arte di Frida Kahlo con la sua innovazione, la sua esplosione di colori e di vitalità nonostante la sua vita burrascosa e l’altro è il movimento chiamato proprio Arts & Crafts (Arti e Mestieri), un movimento  culturale nato in Inghilterra nella seconda metà dell’800 durante la prima rivoluzione industriale, fondato da William Morris che si è diffuso in tutti i campi dell’arte applicata. All’epoca l’idea della standardizzazione della produzione era considerato un problema e questo movimento si pose l’obiettivo di riprendere i saperi artigianali per realizzare un prodotto unico da cui successivamente ebbero origine L’ Art Nouveau, lo stile Liberty e altre correnti artistiche con l’intento di capire come l’uomo interviene nella creazione di prodotti unici attraverso la creatività. Officine Frida nasce nel 2013 in forma associativa con l’idea di avviare un’impresa nel settore moda raccontando il concetto di sostenibilità e come poterla applicare in un laboratorio sartoriale. 

Raccontaci meglio in cosa consiste l’attività di produzione delle Officine Frida rispetto al concetto di moda sostenibile

Nel mondo tessile c’è tanto scarto e sovra produzione che in ambito industriale viene chiamato sfrido e che non rappresenta necessariamente un prodotto vecchio ma un pezzo di stoffa che non serve più e che può essere utilizzato per altre creazioni. Officine Frida utilizza ad esempio scarti di salottifici materani per produrre accessori che di solito andrebbero buttati nelle discariche ad un costo molto alto e che invece vengono recuperati attivando un processo di economia circolare. La mia idea è stata sempre quella di riutilizzare stoffe, tessuti e materiali di fine produzione o in eccesso come ad esempio la seta delle cravatte di un’azienda del comasco che aveva messo da parte per vent’anni gli scarti di pezzi di tessuto, anche difettati, realizzati a mano con disegni originali di grande pregio con cui produco pochette, sciarpe e gonne. 

Che tipo di collaborazioni o progetti sono stati realizzati fino ad oggi?

Sono nate poi nel tempo collaborazioni e progetti artistici come La Dote, diventata poi un’associazione che si occupa di recuperare le tecniche e i materiali di una volta che le donne utilizzavano per creare la cosiddetta“dote”, il corredo di tovaglie, lenzuola, tende e abbigliamento intimo che serviva alle giovani ragazze per sposarsi. Il ricamo diventa così un momento di convivialità e condivisione di saperi antichi perché le donne anche dopo il matrimonio continuavano ad incontrarsi per ricamare e coltivare la loro passione sviluppando anche capacità matematiche come la tecnica dell’uncinetto o lavorare ai ferri. Da questa iniziativa è nato il progetto di Sartoria Popolare con un’associazione che si occupa di attività motoria per anziani e con le donne che sanno cucire abbiamo realizzato dei laboratori per insegnare il mestiere e tramandarlo, un momento anche questo di scambio e condivisione. Da qui abbiamo proseguito lavorando ad un’idea di recupero legata alla tradizione dell’esposizione delle coperte che di solito avviene durante la festa del Corpus Domini, per ambientarla in occasione della Festa della Madonna della Bruna il 2 Luglio e che è diventata una vera e propria esperienza collettiva. Insieme a Mario Bubbico, progettista grafico e designer di Montescaglioso e Mario Cresci, fotografo e appassionato di tradizioni lucane, abbiamo utilizzato i loro lavori tra cui i disegni e fotografie e le abbiamo trasferite, attraverso tecniche di ricamo, sulle coperte che abbiamo esposto in onore della festa.

Che tipo di abiti realizzi e hai un modello d’ispirazione?

Il corpo della donna cambia negli anni e mi piace produrre abiti che possano adattarsi a tutti i tipi di fisicità ed essere indossati in qualsiasi fase della vita. Realizzo capi dal taglio geometrico e caratteristiche riconoscibili legate al mio stile, desidero che il cliente possa riconoscersi in un gusto, nella ricerca che faccio dei materiali, come li rifinisco nei dettagli, indossando abiti che possono essere vestibili sempre e non solo una stagione. Nel mio lavoro mi ispiro al periodo storico degli anni venti del secolo scorso/’900, un momento di liberazione per le donne dalle costrizioni dei corsetti e dei bustini che rappresentavano il corpo della donna con la vita stretta e i fianchi larghi ad indicare la sua funzione riproduttiva; in questi anni i tessuti diventano morbidi, il taglio degli abiti cambia esaltando le forme naturali del corpo femminile.  Un periodo di contestazione, gli anni delle suffragette che rivendicano i diritti delle donne, delle più grandi stiliste che innovarono la moda come Ivonne Vionnet, Coco Chanel, Rosa Genoni e le artiste come Tamara de Lempicka e Frida Kahlo che con il suo modo di essere, dalle acconciature dei capelli, ai colori, alla foggia e ai vestiti messicani che indossava fu espressione di questa rivoluzione e di una nuova consapevolezza femminile.

Creatività, sostenibilità, tradizione e innovazione sono alla base dei prodotti che crei, ma come nasce un prodotto che riesce ad avere tutte queste caratteristiche?

Non faccio altro che ispirarmi al mondo contadino e rurale dei miei nonni e dei miei genitori in cui già esisteva un’economia circolare, ad esempio si riutilizzavano oggetti e materiali come la paglia che serviva per costruire sedie o cesti; ogni elemento della loro quotidianità non veniva sprecato ma era sempre in circolo, in questo senso “sostenibilità e tradizione” che unita all’innovazione porta a rinnovare la parte estetica e funzionale di un oggetto come faccio io con i miei abiti dove aggiungo un tocco di design al capo e creatività per indossarlo di nuovo e non buttarlo via.  

Quali sono i clienti a cui ti rivolgi, chi compra da te? e cosa significa fare moda a Matera rispetto ad una grande città?

Vivo a Matera per scelta e per amore e mi piacerebbe portare i miei abiti nelle grandi città. I miei clienti sono persone che già conoscono la sostenibilità, chi entra nel mio atelier già è consapevole di questi prodotti, sono turisti che vengono dalle grandi città e dall’estero. Il mio è un artigianato che non siamo più abituati a vedere in giro, che non segue le regole dell’omologazione e per questo considerato “particolare”. 

Come immagini Officine Frida nel futuro?

Vorrei portare avanti i progetti che ho citato, La Dote e La Sartoria Popolare, collaborare con i migranti per realizzare laboratori sartoriali, o ancora con i bambini, una delle esperienze più belle che ho fatto. Vorrei continuare la mia ricerca sulla funzionalità di un capo come necessità per l’essere umano di vestirsi e come simbolo di bellezza, e poter trasmettere ai giovani queste conoscenze stimolando la loro curiosità nella realizzazione di un abito. Sto creando una mia biblioteca di libri e testi, fonte per me d’ispirazione, e mi piacerebbe trasferire il mio sapere ad altri creando contaminazione con il passato e con le varie culture. Io sento di portare avanti nel mio atelier qualcosa che è eterno che non finisce e non finirà con noi, la creatività è l’unica dote che si porta dietro l’essere umano, unica e irripetibile qualità da cui nascono cose meravigliose, così come hanno fatto le stiliste del passato stravolgendo metodi tradizionali, rivoluzionando la moda e raccontando sé stesse.

Bellissime parole Mariella, grazie per averci raccontato del valore che ha la moda nella nostra vita, della tua passione e delle Officine Frida come atelier artistico ma anche come luogo che conserva tradizioni e saperi antichi di una comunità. 

copertina – fotografo Ico Gasparri

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