LE INTERVISTE

INTERVISTA AL VIDEOMAKER FRANCO DIANA, IDEATORE DEL VIDEODIARIO “IO NON ERO A GENOVA”

Sono passati vent’anni dal G8 di Genova dove tra 19 e il 22 luglio 2001 esplosero, durante gli incontri ai vertice dei leader delle principali potenze economiche mondiali, alcuni degli scontri più infuocati della storia italiana recente tra le forze dell’ordine e i manifestanti no global . Per commemorare questo anniversario il videomaker napoletano ma di adozione romana Franco Diana ha deciso di realizzare il progetto in più puntate “Io non ero a Genova“, un videodiario di incisiva delicatezza in cui si confronta con amici e conoscenti su quegli inauditi episodi ora per ricordarne gli abusi e la violenza ora per comprendere cosa è invece rimasto oggi di quelle lotte che costrinsero un’altra generazione di “fragole e sangue” alla resa.

Noi oggi abbiamo intervistato Franco Diana per voi:

(Copyright immagine: Franco Diana)

Come è nata l’idea di realizzare il progetto del suo videodiario “Io non ero a Genova”?

L’idea è nata ovviamente dal fatto che sono passati 20 anni dai fatti di Genova. Fatti che hanno segnato una generazione, la mia e anche quella un po’ prima e un po’ dopo la mia.  Stavo seguendo un podcast molto bello, di Internazionale, che consiglio, si chiama Limoni, che parla dei fatti di Genova dopo 20 da una testimone diretta. In una puntata si parla di come mai, anche chi era lì, non si ricordasse bene dove fosse precisamente e cosa stesse facendo il 20 luglio, ovvero il giorno della morte di Carlo Giuliani. Questa cosa mi ha fatto riflettere perché reputo quel giorno, una giornata simbolica, insieme agli altri, il giorno della disfatta o comunque della repressione storica verso chi voleva una società più giusta ed equa, e nello stesso momento quel cadavere mostrava quello che sarebbe successo alle nostre mente future ormai date in pasto a una post-ideologia serva del capitalismo e che l’unica ideologia che sopravviveva era quella fascista, che ancora una volta era braccio del capitalismo. E che continuerà ad esserlo. Da lì quindi è partita l’idea di chi non c’era, di chi sembra avesse solo assistito o subito, bene o male, quelli nati tra l’inizio degli anni ’80 e metà anni ’90 (la generazione dei millennials), e che invece sconteranno comunque quella sconfitta dentro di sé, anche se non avevano partecipato alle manifestazioni. Ma siccome se ne è parlato, come ora, quasi sempre in funzione storica, sociologica, io sono più interessato a un racconto di emozioni, un racconto sentimentale, per dirla alla Flaubert, sono più interessato nella visione di quell’esperienza come una educazione sentimentale, perché trovo che la politica sia sempre di base, questa.     

E invece lei dov’era vent’anni fa durante gli indimenticati episodi del G8?

Io ero a casa, avevo 13 anni, capivo poco, ma quel poco che capivo da una parte non riuscivo a metterlo a fuoco anche perché i media televisivi davano solo una visione non reale, ma giusta solo per benpensanti e per chi sosteneva il governo di allora. Poi fortunatamente c’era mio fratello maggiore, allora nel pieno attivismo liceale dell’adolescenza, a tentare di spiegare quello che stava avvenendo.

(Copyright immagine: Franco Diana con Raffaele La Capria)

Videomaker, montatore e regista. Quando e com’è nata la sua esigenza di raccontare le cose del mondo per immagini in movimento?

Io sinceramente non so se definire quello che faccio un racconto, se tutto quello che mi passa per la testa, anche un pensiero totalmente astratto, aldilà della narrativa si possa definire racconto, allora sì ok racconto più che altro quello che mi passa per la testa per quattro semplici motivi:

1. Non sono bravo a fare quasi nulla di concreto e/o serio.

2. Mi piace molto il cinema, in tutto.

 3. Non sono una persona molto sociale, quindi questo fatto di mettermi a vedere le cose dall’esterno, non in maniera oggettiva però, mi è sempre piaciuta.

4. Sono pigro.

(Chi intuisce a cosa mi riferisco sul punto 4, capisce bene cosa intendo.)

(Copyright immagine: Franco Diana con l’attore Nicola Vicidomini)

Se dovesse indirizzare un ragazzo alla scoperta dell’arte cinematografica da dove gli consiglierebbe di iniziare? E qual è lo stato di salute del Cinema oggi?

C’è una famosa frase di Fritz Lang, usata anche da Paolo Sorrentino, in cui quando dei giovani registi chiedevano consigli a lui su come fare cinema lui rispondeva “Guardatevi film brutti”. Uso spesso questo aneddoto per fare colpo, come adesso, ma in realtà è vero, io sinceramente sono cresciuto che da piccolo guardavo in tv più o meno di tutto, e abituato a guardare tutto, brutto e bello, ho più o meno imparato qualcosa. I film brutti insegnano molto. Può essere una buona cosa, anche se io allora non avevo tantissimi mezzi per recuperare film, confrontarmi con altri, o avere possibilità di recuperare film. Adesso, grazie a internet, c’è molta più possibilità anche nel confronto, nel poter vedere sia classici che film mai distribuiti in Italia, e questo penso sia una cosa bellissima. Per quanto mi riguarda, per la mia esperienza, io il consiglio che posso dare è quello di guardare sempre tutto, il più possibile. Poi se no c’è Orson Welles che diceva che lui in vita sua ha visto al cinema solo “Ombre Rosse” e gli è bastato. Ma era Orson Welles. Per quanto riguarda lo stato di salute del Cinema oggi, io non so se sono la persona più adatta nel parlarne. Forse no, posso solo dire che le nuove piattaforme come Netflix, Prime ecc. possono essere una cosa positiva, i film al cinema trovo molto difficile che possano sparire e trovo molto intelligente la scelta di Festival come la Mostra del Cinema di Venezia che ha aperto a film prodotti da queste piattaforme.  L’unica cosa che posso dire, diciamo di negativo, su queste piattaforme è il problema della scelta, ma forse è un discorso un po’ troppo lungo e non so se attinente al tema.

Se potesse incontrare uno o più registi su di una fumante tazza di caffè quali vorrebbe che fossero? E perché?

Beh ce ne sono tanti. Ma sono morti. A parte gli scherzi, di sicuro molti per ringraziarli, per quello che mi hanno dato. Tra questi di sicuro ci sono: Quentin Tarantino, Werner Herzog, David Lynch, Jim Jarmusch, Harmony Korine, Park Chon-wook, Martin Scorsese, Ken Loach, Gianni Amelio, I fratelli Coen, Nanni Moretti, Jane Campion, Takashi Miike, Alexander Sokurov, Bela Tarr, Takeshi Kitano, Otar Ioseliani, Franco Maresco, Tsai Ming-liang e Wong Kar-wai e Kelly Reichardt. Avrei messo anche altri, ma so che probabilmente non sono personaggi molto socievoli.

(Copyright immagine di copertina)

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