CULTURA

AUGUSTO BOAL E IL TEATRO DELL’OPPRESSO

Quando il teatro adempie ad una funzione sociale e umana, quando è in grado di creare un altro mondo possibile e si avvicina alle persone più emarginate della società, non possiamo non ricordare Augusto Boal e il Teatro dell’Oppresso. Un metodo estetico di analisi e comprensione della realtà sociale e politica, che si ispira alle teorie pedagogiche di Paulo Freire, e la cui originalità consiste in rappresentazioni teatrali trasformative concepite come cambiamento possibile di realtà sociali oppressive attraverso la creazione di azioni sociali concrete e continuative che dal teatro vengono trasferite alla vita sociale.

Ma chi è Augusto Boal e da dove nasce il suo metodo?

Augusto Boal (Rio de Janeiro 1931 – 2009) è stato un uomo di teatro, regista, pensatore, educatore brasiliano, fondatore del Teatro e dell’Estetica dell’Oppresso, un metodo e strumento di conoscenza e trasformazione della realtà dell’individuo, interiore, relazionale e sociale che è stato utilizzato in tutto il mondo in molteplici ambiti come l’educazione, la cultura, l’arte, la politica, la psicoterapia, le diversità sessuali, l’inclusione giovanile, le dipendenze, e che si rivolge a rifugiati e tutte quelle persone svantaggiate e private di libertà. Questo tipo di teatro rappresenta uno strumento per il rispetto dei diritti umani e di cambiamento individuale e sociale a partire dall’esperienza reale utilizzata  per cercare soluzioni ai conflitti quotidiani. Boal ha fondato il Teatro dell’Oppresso a partire dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, firmata da tutti i paesi membri dell’ONU il 10 dicembre del 1948, che afferma i principi fondamentali di uguaglianza, rispetto e protezione dell’individuo come il lavoro, l’abitazione e la dignità, l’uguaglianza di genere e razza, il diritto alla vita e alla sicurezza personale, l’educazione e la salute, la cultura e l’arte. Questi principi sono alla base del Teatro dell’Oppresso nel cui spazio l’immaginazione e l’espressività corporea interagiscono per creare un contesto di esperienza reale e illusoria allo stesso tempo, un’esperienza teatrale generata dall’attore nell’interazione comunicativa ed estetica con lo spettatore, dove sperimentare e verificare la veridicità delle rappresentazioni serve a crearne delle altre facendo esperienza di vissuti diversi dal proprio, ricoprendo ruoli diversi, indossando maschere sociali non abituali, abitando il luogo della non quotidianità. 

Il Teatro dell’Oppresso nasce in Brasile in un clima di oppressione e repressione che sarebbe poi sfociato nella dittatura militare a cui fanno da contraltare le lotte operaie e contadine; Boal riconosce in questo metodo lo strumento giusto per dare voce a chi non ce l’ha, mostrando che ognuno di noi può influenzare attivamente gli sviluppi socio-politici dove gli spettatori si trasformano in attori, non solo sulla scena ma nella realtà attraverso la presa di coscienza “conscientização” di Freire e dei meccanismi di oppressione imposti a tutti i livelli dalla società dominante e dal potere. L’individuo viene considerato come corpo pensante in cui fisicità, mente ed emozioni interagiscono annullando ogni forma di violenza e di prevaricazione.

Questi obiettivi vengono raggiunti attraverso diverse tecniche teatrali e narrative come il Teatrog, il Teatro Immagine, il Teatro forum, il Teatro Invisibile, e gli spettacoli sono creati collettivamente partendo da improvvisazioni o canovacci mentre i conflitti emergono attraverso un procedimento maieutico alla ricerca di soluzioni da poter applicare nella realtà. Il Teatro dell’Oppresso tende a superare i confini tra teatro, educazione, terapia, intervento sociale e politica attraverso l’analisi dei conflitti, dell’oppressione, del disagio nella vita individuale e comunitaria, offrendo ad ognuno gli strumenti per analizzare il proprio passato, nel contesto del proprio presente, per determinare ed inventare il proprio futuro. Questa metodologia teatrale è stata e continua ad essere ancora oggi utilizzata in diverse parti del mondo, dall’America Latina all’Africa, dall’Europa all’Asia, nei gruppi di teatro comunitario e da tutti coloro che credono nel teatro come valido strumento che possa contribuire al cambiamento dell’individuo e della società. 

Un teatro che aiuta a modificare le relazioni di potere nelle nostre società, a risolvere i conflitti all’interno di un gruppo, a trasformare le storie personali in strumenti di giustizia sociale e che si basa sull’ipotesi che “tutto il corpo pensa” come interazione reciproca di corpo, mente ed emozioni e dove il conflitto viene così valorizzato perché permette all’oppresso di liberarsi dall’oppressione. Lo stesso Boal afferma che “Il teatro è la verità nascosta e quando guardiamo al di là delle apparenze, vediamo oppressori e oppressi in tutte le società, etnie, generi, classi e caste, vediamo un mondo ingiusto e crudele, per questo motivo, bisogna inventare un altro mondo, quello del teatro, uno spazio intimo, un palcoscenico dove assistiamo ad uno spettacolo che rispecchia noi stessi perché il teatro non è soltanto un evento ma una forma di vita”. 

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