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DEL ROSSO AMORE: LA STORIA TRA MICHAIL E RAISSA GORBACIOV

Sono stati indivisibili per quarantasei anni, “una cosa sola” -come amava ripetere lui, il premio Nobel per la Pace nel 1990, con la sua testa che terminava con quell’iconica chiazza fissa- “…perché avevamo solo noi stessi.”

Questa è la storia del rosso amore tra il più amato Presidente dell’Unione Sovietica del Novecento, Michail Gorbaciov, e la sua inseparabile moglie Raissa

Agli albori degli anni ’50, il futuro leader maximo della Guerra Fredda originario delle nerissime campagne del Sud di Privolnoie sta per laurearsi in giurisprudenza con l’intento di diventare un funzionario di partito, mentre Raissa Maksimova Titorenko, volenterosissima figlia di una famiglia moto modesta di contadini dell’Altai, è già una delle studentesse più brave del suo corso di Filosofia.

Rajechka (che etimologicamente significa “uccello del Paradiso“) è minuta ma caparbia e ha ottenuto l’accesso alla facoltà umanistica in città con una borsa di studio, nonostante la nostalgia delle dure e inospitali terre della sua Siberia sarà per tutta la vita oltre modo pressante, come raccontato nella sua autobiografia “Io spero”:

“Io porto sempre con me il profumo del ciliegio e l’amore degli aghi di pino. La gioia di ascoltare il suono dei torrenti negli Urali in primavera…Una gioia grandissima.(…) La bellezza del muschio color smeraldo e i ricami colorati su di esso, i fiori di rovo, i mirtilli, le aquilegie.

(…)Tutto appartiene a quel tempo della mia infanzia. Ed è dalla mia infanzia che scaturisce la nostalgia per la betulla argentea, per il campo di segale o di grano contornato dai fiordalisi e dalla camomilla, che vive eternamente in ogni cuore russo. Sono convinta che il maltrattamento, l’impoverimento del mondo della natura immiseriscano l’anima dell’uomo.”

I due si conosceranno durante un ballo studentesco e si innamoreranno immediatamente.

Sono poverissimi ma felici. Più che la pancia, si nutrono bulimicamente delle loro passioni in comune, della musica classica e melodiche e delle poesie lette nella biblioteca di Lenin fino alle seratine mano nella mano al cinema Rusakov.

Nonostante nel gelido inverno moscovita nessuno dei due innamorati avesse soldi sufficienti per comprarsi un cappotto o semplici fedine che non fossero di ferro, i Gorbaciov decidono di sposarsi nel ’53, esattamente l’anno della morte di Stalin. Raissa, con le scarpe prestate da un’amica, ha 19 anni, il futuro padre della Perestrojka tre di più.

La prima casa della coppia a Stavropl, nel Caucaso, dopo la promozione di Michail a procuratore distrettuale dello Stato è poco meno che una piccola stanza composta da un letto, un tavolo e due sedie e due casse piene di libri tanto che mantenerli i primi tempi sono i genitori di lui con le derrate che spediscono loro dalla campagna.

Nessun sacrificio sembra però scoraggiare i Gorbaciov, neanche quando Irina, la loro unica figlia, nascerà in quel secondo appartamento concesso loro dal governo che ha in comune con altre otto famiglia sovietiche sia la cucina che i bagni.

Un matrimonio inossidabile come un patto d’acciaio.

Nel ’78 i Gorbaciov riescono finalmente a raggiungere Mosca per consolidare le loro carriere: Michail incaricato da Breznev come responsabile delle politiche agricole, Raissa come professoressa universitaria di marxismo-leninismo.

Quando nel 1985 lui sarà eletto segretario generale del Partito Comunista Sovietico la storia dei due coniugi inizia a fondersi con la Storia, della politica interna della Perestojka e del Glasnost e di quella estera di scontri e distensione con gli altri Stati del mondo.

Raissa sarà una first lady in prima linea, coltissima e subito iconica per i suoi tailleur ben proporzionati e quell’ironia assieme sofisticata e tagliente

I due si fanno fotografare mano nella mano senza vergogna, sempre fedeli alla linea retta del loro sodalizio eterno.

(Copyright immagine: Photo by Cynthia Johnson/Getty Images)

Nel 1991, però, dopo la detronizzazione dal Cremlino per mano di Elsin, i Gorbaciov ritorneranno a condurre una vita appartata, fatta di impegni internazionali, viaggi e scrittura di saggi.

Ma il 21 settembre 1999 Raissa, a 67 anni, muore a causa di una leucemia fulminante. A nulla valgono le dispendiose cure suggerite dal disperato marito in un centro specializzato a Münster.

L’ultimo segretario del Partito comunista sovietico Michail Gorbaciov è devastato.

“Quando guarirò -sussurra al marito Raj prima di morire- troviamoci una piccola casa da qualche parte, vicino al mare, dove ci sia tanto sole, per goderci questi ultimi nostri anni.

Michail le risponderà dieci anni dopo incidendo un disco in cui canta alcune delle canzoni preferite dalla sua eterna amatssima chiamato “Canzoni per Raissa, l’ultimo omaggio al sorriso energico e gentile di una delle donne più indimenticabili della Grande Madre Russia.


(Copyright immagine in evidenza: Ansa Credits)

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