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DAVID CRONENBERG E IL BODY HORROR

Uno dei registi che meglio ha saputo rappresentare la connessione tra corpo e malattia, corpo e tecnologia, corpo e mutazioni, corpo e inconscio è David Cronenberg. Regista canadese, autore di numerosi film girati tra gli anni ’70 e ’80, recentemente ospite d’onore della seconda edizione del Matera Film Festival, ha consacrato un vero e proprio genere cinematografico che alcuni critici hanno definito body horror, sebbene il regista non sia molto d’accordo con questa definizione ma con il termine più generico di  “cronenberghiano”. La caratteristica del suo cinema, influenzato dagli autori della Beat Generation come William S. Burroughs, è quella di aver concentrato l’attenzione su alcuni concetti chiave come la mentecon le sue illusioni, il corpo come un contenitore di malattie e mutazioni, la tecnologia come prodotto di uno sviluppo scientifico che genera disturbi e dipendenze, e il sesso che scatena perversioni e forme devianti di erotismo. 

David Cronenberg, Leone d’oro alla carriera, regista, sceneggiatore, scrittore, attore, produttore, scopre il cinema da ragazzino quando nel suo quartiere italo canadese di Toronto era solito guardare i film italiani di Fellini, così realistici e poetici in grado di suscitargli forti emozioni; appassionato di scienza, sceglie di rappresentare il corpo al cinema, analizzandolo come in un vero e proprio laboratorio di sperimentazione, in cui esplora il terrore dell’uomo di fronte alla mutazione del corpo, all’infezione e contaminazione della carne, intrecciando l’elemento psicologico della storia con quello fisico ricercando un effetto disturbante il cui unico scopo è quello di rimuovere dallo spettatore alcuni limiti dell’inconscio che impediscono di vedere il corpo per come è realmente, nella sua carne, nei suoi organi, nei suoi limiti e nella sua meccanica. Questo straordinario regista utilizza la sessualità come impulso primario del corpo e la fusione tra corpo e nuove tecnologie per realizzare film che sono rimasti ormai impressi nelle menti di tutti, da Il demone sotto la pelle (1975) dove un parassita trasforma le vittime in zombie che basano la loro esistenza non sulla ricerca di vittime da divorare ma sul soddisfacimento di un irrefrenabile desiderio sessuale, a seguire  Rabid, sete di sangue (1977) dove anche qui i corpi sono trasformati in organismi infetti, per poi giungere a Videodrome (1981) un atto di accusa contro i nuovi media e l’utilizzo della televisione come strumento di condizionamento, in grado di controllare le menti e in cui il protagonista arriva a ‘fondersi’ letteralmente con l’apparecchio televisivo. Segue la sconvolgente ibridazione uomo/macchina nel film Crash (1996) in cui Cronenberg esamina le mutazioni psicofisiche indotte nel corpo umano dal rapporto con la tecnologia, i corpi nei loro atti sessuali non godono, sono testimoni di una civiltà che non riesce più a trovare nella natura alcuna sorta di appagamento, sono corpi/macchina costretti a trovare nell’artificio o in un ‘oggetto’ (nelle protesi o nelle auto) l’unica possibilità per raggiungere il godimento, corpi vuoti che ritrovano stimoli solo attraverso incidenti automobilistici, tra le lamiere contorte, prima che dal corpo del partner. Altri corpi fusi con la tecnologia sono quelli nella pellicola eXistenZ (1999) un gioco di realtà virtuale a cui si gioca con un gamepad inserito nella spina dorsale attraverso un cordone ombelicale collegato a una bioporta inserita nel corpo del giocatore. Cronenberg approfondisce l’esplorazione del corpo umano con quello animale nel film La Mosca (1986), il corpo come un ibrido umano/animale (anche se frutto della tecnologia), portato alle estreme conseguenze, in cui i geni si fondono con quelli di una mosca e a mutare è anche la psyche che degenera nella follia.

Videodrome

Questi sono solo alcuni dei film più rappresentativi della sua cinematografia, ma quello che più colpisce è che le opere di Cronenberg vanno guardate e interpretate attraverso molteplici livelli di significato, per lui il corpo è una macchina, come la definiva William Burrough ‘la macchina morbida’, soggetta a cambiamenti e mutazioni, e la tecnologia uno strumento utile all’uomo per il progresso della società, che il regista definisce umana perché aiuta l’uomo a vivere meglio. Oggi David Cronenberg ha 78 anni, ama fare lunghe camminate, guarda tanti film e continua a girarli, sostiene che la sala cinematografica sparirà e la fruizione del cinema avverrà solo tramite piattaforme digitali, considera la vita piena di umorismo, insolito per un regista che ha realizzato film così disturbanti, ed usa l’autoironia per sdrammatizzare su sé stesso, come nel cortometraggio di sua figlia La morte di David Cronenberg, dove abbraccia la propria morte come parte della vita, per lui da sempre laboratorio di sperimentazione in cui si convive tra pazzia e chaos, tra eros e tanathos. 

La morte di David Cronenberg

copertina

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