CULTURA

LA RESISTENZA TACIUTA, IL RUOLO DELLE DONNE NELLA LOTTA DI LIBERAZIONE

Per molti anni il contributo offerto dalle donne alla Resistenza italiana non è stato adeguatamente riconosciuto, per via di una declinazione tutta al maschile della Lotta di Liberazione.

Il ruolo delle donne è stato così sommerso, al punto che si è parlato di Resistenza taciuta, proprio a sottolineare la mancata considerazione di una partecipazione importante, sebbene esplicitata con modalità differenti da quelle maschili, alla lotta contro il nazifascismo.

Ebbene in tale lotta un decisivo sostegno al movimento partigiano lo diedero proprio le donne, i cui compiti durante la Resistenza furono i più disparati: esse fondarono squadre di soccorso per aiutare feriti e ammalati, contribuirono alla raccolta di indumenti, cibo e medicinali, fecero staffetta per portare messaggi ai combattenti, si occuparono dell’identificazione dei cadaveri e dell’assistenza ai familiari dei caduti.

Secondo le stime ufficiali le donne che parteciparono alla Resistenza furono circa settantamila, ma di fatto si ipotizza che siano state molte di più.

Il fatto che dopo la fine della seconda guerra mondiale sia calato il silenzio sul fenomeno della Resistenza femminile e che un riconoscimento del ruolo femminile nel movimento partigiano si sia avuto solo di recente, si spiega con la necessità di ridimensionare l’emancipazione femminile che proprio la Resistenza aveva generato, giacché aveva sottratto le donne ai ruoli ordinari di cura del focolare domestico e le aveva destinate alla lotta armata.

Per la verità, proprio con riguardo a quest’ultimo aspetto, di fatto non fu semplice per le donne imbracciare il fucile; l’esercizio della violenza da parte del gentil sesso era una sorta di tabù, e concedere un’arma a una donna significava considerarla uguale a un uomo, cui la lotta armata invece sembrava più congeniale.

Molte furono le donne che misero a repentaglio la propria vita nelle staffette organizzate per portare messaggi e cibo ai partigiani, quelle che rischiarono di cadere nella rete del nemico o che finirono nelle camere di tortura dove lo stupro era uno strumento per umiliare ed estorcere confessioni, e ciò solo perché non armate e non adeguatamente protette; ma molte furono anche quelle osteggiate all’interno delle loro stesse brigate perché i loro compagni non le consideravano all’altezza di imbracciare le armi.

Furono solo 500 le donne a cui durante la Resistenza furono affidati compiti di comando, ma nonostante l’esiguità del numero, di tali donne immenso fu il coraggio, il coraggio di battersi e di lottare anche a costo di perdere la vita, per scacciare via l’invasore.

A tutte le donne che hanno contribuito a liberare l’Italia va il nostro omaggio, con l’auspicio che il loro sacrificio non sia mai dimenticato.

Copyright foto: donne partigiane

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