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L’ARMOCROMIA AL CINEMA

Nel cinema, l’introduzione, alla fine degli anni ’30, del colore con il technicolor, ha visto il progressivo affermarsi a Hollywood delle prime consulenti d’immagine, costumiste e truccatrici con il compito di definire l’outfit del personaggio in base ai colori più adatti al loro volto in modo da valorizzarne la figura e le caratteristiche della personalità ritenute fondamentali ai fini della narrazione. Ogni colore ha un proprio significato e nel cinema viene utilizzato per descrivere e suscitare sensazioni nello spettatore; la scoperta della loro importante funzione risale agli inizi del secolo scorso quando Johannes Itten, artista svizzero e docente presso la Bauhaus School of Art, in Germania, scrisse il libro “L’arte del colore” in cui espone una nuova teoria dei colori basata sul sistema armocromatico. L’armocromia, letteralmente armonia dei colori, è una disciplina che ha origine nel mondo dell’arte e della pittura e che consente, attraverso lo studio dei colori, di individuare una combinazione di tonalità esaltando i colori naturali del viso, in base all’alternanza delle stagioni dell’anno (autunno, inverno, primavera, estate) e alla temperatura, caldo o freddo, da cui si dividono i colori in chiari e scuri. Secondo questa teoria i colori caldi e luminosi corrispondono a quelli che normalmente predominano in natura durante la primavera come il verde mela, il viola, il corallo, il turchese, il giallo dei narcisi, il rosso aranciato, mentre quelli freddi e chiari corrispondono ai colori dei paesaggi estivi. Le tonalità di colori freddi e scuri presenti in inverno rimandano al bianco della neve, al marrone dei tronchi d’albero, al nero del carbone, al blu scuro del mare d’inverno, al rosso delle bacche di biancospino, mentre le tonalità di colori caldi e scuri ricordano i colori autunnali come l’arancione della zucca, il marrone delle castagne, il rosso del tramonto o più scuro delle foglie secche. Nel cinema un esempio fantastico di palette cromatica la ritroviamo in Via col Vento (1939) ed in particolare, nella protagonista Rossella O’hara, interpretata dall’attrice Vivien Leigh, il cui colore ricorrente e rappresentativo è  il verde, a simboleggiare la sua personalità brillante, forte e volubile, alternato al rosso, colore della seduzione nelle scene più intense e passionali, e al blu che valorizza la vivacità del suo sguardo profondo e regale che tende in alcuni casi a quello più luminoso dell’acquamarina per rendere l’idea dell’umore raggiante fiero e raggiante della protagonista. Secondo il sistema stagionale della teoria dei colori, Rossella appartiene alla categoria inverno predilige l’utilizzo di tessuti come il velluto e l’uso del contrasto per rafforzare il personaggio che interpreta e valorizzare la combinazione della pelle, degli occhi e dei capelli. Al contrario l’indimenticabile Clark Gable, Rhett Butler, il vero amore di Rossella, forte e passionale, ha una palette fredda e intensa valorizzata da colori molto profondi, dal grigio antracite al nero, passando per il blu notte. 

Un altro esempio di armocromia è molto evidente nel film Pretty Woman (1990) in cui la protagonista Vivian, interpretata da Julia Roberts, nella prima parte del film, usa colori freddi come il biondo cenere della parrucca e il nero-grigio del make up che le donano un aspetto disordinato e volgare; quando improvvisamente la sua vita cambia, ecco che emerge ilbianco, quello ad esempio dell’accappatoio e del viso senza trucco di Vivian, simbolo di rinascita che riesce a donare semplicità e innocenza alla protagonista. 

Julia Roberts

In un’altra scena del film, la partita di polo a cui partecipa la coppia, emergono colori caldi e l’uso del pois enfatizzato dalle perle che, abbinato ai guanti e al cappellino, le donano un tocco romantico in sintonia con il momento più sentimentale della storia che culmina con il rosso fuoco dell’indimenticabile abito da sera indossato in occasione della serata all’opera ed esaltato dai rubini della collana, colori simbolo del climax del film in grado di rappresentare Vivien come una donna sicura e consapevole e, allo stesso tempo, elegante e raffinata. Tra le famose attrici del cinema, Marylin Monroe, dall’incarnato pallido e gli occhi blu, nel film “Gli uomini preferiscono le bionde” (1953), viene raffigurata con colori brillanti come il blu elettrico, il rosso, il verde smeraldo e il rosa; mentre Katherine Hepburn e Sophia Loren, entrambe donne autunno, castane e dalla pelle ambrata, indossano colori aranciati e rossi con outfit dalle sfumature calde e opache; e infine l’elegantissima Audrey Hepburn, dalle famose sopracciglia ad ala di gabbiano, la pelle chiara e fredda, gli occhi verde nocciola e i capelli castano cenere, è la donna inverno che, in “Colazione da Tiffany” (1961), trionfa quando indossa, in maniera impeccabile, il bellissimo abito da cocktail rosa shocking. Indimenticabili e bellissime icone del cinema che indossano colori ricchi di significato per enfatizzare la loro bellezza e caratterizzare i diversi stati d’animo e da cui prendere ispirazione, e che spingono lo spettatore ad immedesimarsi nei personaggi e nelle loro vite, tra emozioni e immagini evocative e potenti che solo la magia del cinema riesce a rendere immortali. 

Audrey Hepburn

copertina

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