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Benvenuti nel ventunesimo secolo, periodo in cui pensare con la propria testa è un optional

Dalla ricerca spasmodica dei like e dei follower sui social, al bisogno incontrollato di avere sempre l’approvazione degli altri, nella sfera privata e nel lavoro.

Benvenuti nel ventunesimo secolo, periodo in cui pensare con la propria testa è un optional. I giovani si adeguano a stili, atteggiamenti comportamentali, mode, che vengono ordinati da esseri superiori: gli Dei del marketing.

Tutti l’abbiamo vissuto, almeno una volta nella vita, questo desiderio di sentirci accettati, amati e benvoluti dagli altri, per avere la loro considerazione e, in maniera più ampia, riconoscimento sociale.

È nella natura umana, è normale desiderarlo.

Ma alcune volte questa necessità di piacere a tutti e a tutti i costi diventa ricerca incessante di conferme, si trasforma in paura del rifiuto e così si inizia a vivere in base alle aspettative degli altri. In questo modo si perde il giusto equilibrio tra il dare e il ricevere, il giusto limite tra noi stessi e gli altri.

Tutto si sbilancia, perché si mettono davanti a tutto le esigenze degli “altri” e ci si dimentica delle proprie, iniziando a “mendicare” amore e attenzioni mossi dalla paura di deludere, dal timore di perdere quelle relazioni. Una paura che ci porta a conformarci agli altri perché essere diversi, nelle scelte sociali, è pericoloso poiché si teme l’isolamento.

Il fenomeno dell’oversharing

Senza andare troppo lontano, il fenomeno dell’oversharing è uno dei disagi più comuni in cui si incorre quando ci allontaniamo dall’anticonformismo.
Consiste nella necessità delle persone che utilizzano questi social network di condividere tutto ciò che fanno ogni giorno e tutto ciò che vedono o leggono. 
Il problema nasce quando le persone iniziano a condividere anche notizie o pettegolezzi che trovano online, siano essi veri o falsi. 

Se un vigile del fuoco arrivasse a lavoro vestito da agente di polizia, o da clown, si potrebbe dire di lui che è un anticonformista (o che ha una crisi di identità). Dove c’è anticonformismo, c’è differenza. 
Quando tutti si comportano o si vestono esattamente nello stesso modo, c’è conformismo, non anticonformismo. “Anticonformismo” significa che qualcuno sta facendo le cose in modo diverso dalla norma. Le autorità non amano che le persone siano anticonformiste, perché sono fuori dal loro controllo: troppo anticonformismo potrebbe generare caos, ma senza un pizzico di anticonformismo il mondo sarebbe una noia mortale!

” Sono un tipo antisociale, non m’importa mai di niente,

Non m’importa dei giudizi della gente

Odio in modo naturale ogni ipocrisia morale”…

Così come cantava Guccini, il LXXII numero di Dicembre ”canterà” delle apparenze del conformismo da sempre in ardua lotta contro lo spirito antisociale. Il tutto sarà accompagnato dalle nostre interviste esclusive e dalle immancabili rubriche che, questo mese, ci doneranno nuovi spunti e curiosità sulle festività natalizie.

Buona lettura.

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