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GENERAZIONI POP: INTERVISTA A NICO RUSSO, ILLUSTRATORE E FUMETTISTA

Che l’arte sia strumento potentissimo per scrutare la vita è un fatto indubitabile. Le immagini spesso riescono a comunicare con naturalezza estrema ciò che le parole faticano a esprimere: sentimenti, emozioni, ideali che attraverso l’espressione artistica trovano il modo di emergere da una dimensione interiore e di affiorare in superficie, per palesarsi al mondo.

È di questo avviso Nico Russo, illustratore, fumettista, memer e caricaturista lucano che prova a indagare la vita attraverso la sua passione per il fumetto e l’illustrazione, fermamente convinto che tali forme espressive siano medium tra l’essere umano e il contesto in cui si svolge la sua esistenza, mezzi di comunicazione attraverso cui sia possibile connettersi con la realtà.

Abbiamo intercettato Nico Russo in occasione di un evento culturale e siamo rimasti abbagliati dai suoi lavori e dalla immediatezza con cui il suo stile pop ci ha fatto fare un balzo in un passato spensierato.

Ciao Nico, benvenuto! Ti va di presentarti ai lettori e di raccontarti un po’?

Ciao a voi! Sono Nico Russo, vivo a Marconia, una piccola località della provincia di Matera. Ho 45 anni, sposato con Eleonora e padre di due splendide bambine; sono sociologo ed educatore professionale. Dopo la laurea e una breve esperienza lavorativa nella città di Salerno sono approdato a Marconia per quella che doveva essere una breve parentesi, ma che alla fine è diventato un percorso di vita. Attualmente lavoro proprio qui, con bambini e adolescenti.

Amo molto la mia professione, mi piace perché ha a che fare con materiale umano e per me che sono un umanista è davvero gratificante. In altri termini il mio non è un lavoro parrucca, per fortuna, mi dà modo di fare ciò che desidero e mi consente, al contempo, di ritagliarmi uno spazio per coltivare le mie passioni, quelle stesse passioni che peraltro utilizzo anche nel lavoro, facendo del disegno, delle immagini e delle rappresentazioni grafiche il mio veicolo di contenuti.

Quando e come nasce la tua passione per il fumetto?

Disegno da sempre nella vita. Preciso che sono autodidatta per cui, non avendo studiato particolari tecniche pittoriche e artistiche, ho semplicemente assecondato la mia naturale propensione per l’illustrazione. Il fumetto è venuto di conseguenza e mi rispecchia molto per quel suo essere pop, per quel saper mettere cultura alta e cultura bassa in uno strategico rapporto dialettico.

Sì, ma perchè proprio il fumetto?

Bè, il fumetto cattura la mia attenzione. Mi interessa perché è portatore di storie, ma anche perché è parte integrante della mia generazione, che poi è quella che mi interessa più indagare.

Guardando i tuoi lavori ci viene spontaneo chiederti… ti senti più illustratore o fumettista? E soprattutto ti piace più il mondo dell’illustrazione o del fumetto?

In effetti né l’uno né l’altro in via assoluta, direi piuttosto entrambe le cose. Illustrazione e fumetto sono campi contigui. 

Il fumetto è un linguaggio di crasi, che unisce disegno e parola. Mi piace perché riesce a comunicare grazie al rapporto sinergico tra queste due forme espressive. Ma è anche vero che non è sempre così: ci sono fumetti disegnati in modo eccelso che però non comunicano affatto e fumetti illustrati in maniera pessima che portano avanti messaggi dal valore universale, tanto da poter essere classificati, a mio avviso, come vere e proprie opere di letteratura disegnata. In ogni caso lo scopo del fumetto è quello di comunicare attraverso il disegno e il testo ed è questa la sostanziale differenza che intercorre tra esso e l’illustrazione: quest’ultima è statica, il fumetto invece è in divenire… Scorre. Le vignette hanno un senso perché il racconto si sussegue. 

Talvolta penso che mi piacerebbe approfondire questa mia passione e dedicarmi alla sceneggiatura, anche se mi rendo conto di essere per natura parecchio distante dalla parte registica.

Hai all’attivo diverse partecipazioni e mostre. Cosa ci dici in proposito? 

Volentieri! Ho partecipato a mostre collettive e curato progetti individuali, tra cui ad esempio la copertina del libro Il ragno e la mosca di Raffaele Marra edito da Edigrafema. Ho partecipato a due edizioni del progetto Sputnik Press Storie dalla Luna, ho collaborato all’esperimento editoriale L’acqua si impara dalla sete, concepito in piena pandemia dalla emergente casa editrice CubicalPress e all’ulteriore impresa umoristica collettiva Non sono  stato io di SBAM editore.

Ma ho al mio attivo anche diverse personali, ho curato progetti quali “Canzoniere”, “Epica e Pop” e “Omaggi immodesti”; ed è proprio da alcuni di questi ultimi che sono venuti alla luce i lavori che ho esposto in occasione dell’evento siglato Meravigliosa Basilicata…8(ink)BIT, un evento fortemente voluto dalle madrine del brand Meravigliosa Basilicata, Maria Grazia Maurella e Stella Zambrella e durante il quale è nata l’idea di questa intervista.

A proposito di “8 ink bit – Meravigliosa Basilicata”… Ci racconti qualcosa di più? 

Intanto vorrei parlarvi del titolo che ho pensato di dare a questa mostra, inserita come vi accennavo nel filone Meravigliosa Basilicata e tenutasi presso la sede Pro Loco di Marconia. Ho inteso sfruttare un gioco di parole, da un lato il rimando alla tecnica di realizzazione delle opere esposte, ossia l’inchiostro su carta, e dall’altro lato il riferimento agli 8bit dei videogiochi cui i miei personaggi si ispirano. Per la prima volta le mie illustrazioni si sono rivelate al pubblico in versione a colori.

È stata una mostra molto apprezzata per la quale ho avuto diversi riscontri positivi e ne sono felice.

Arte e pandemia. Come hai vissuto e come vivi il periodo di isolamento in cui siamo stati catapultati da un paio di anni a questa parte?

Che dire, senza dubbio quella che stiamo vivendo è una situazione che nessuno avrebbe mai immaginato. Personalmente nonostante le chiusure e le restrizioni, ho continuato a lavorare, non sono rimasto isolato e mi sono sforzato di vivere questa situazione così insolita più come uno stimolo che come un limite. Proprio poco tempo prima dell’avvento della pandemia, in realtà, avevo presentato a un progetto dal nome “Epica e Pop” che con il senno di poi mi è sembrato una sorta di premonizione.

In ogni caso posso dire che, nel mio settore, le comunità virtuali hanno funzionato e molti artisti si sono reinventati o adeguati al momento, affrontando le difficoltà come fonte di ispirazione e come monito per lanciare al mondo messaggi di speranza. E ciò senza dubbio denota il fatto che nel mondo dell’arte la resilienza è una dote acquisita.

Progetti futuri?

Ho in cantiere diverse cose, ho molte idee che attendono di trovare la loro strada per venire alla luce. 

Un progetto a cui sto lavorando e che mi sta particolarmente a cuore è un vero e proprio percorso nella storia dell’arte attraverso il fumetto: 100 tavole ispirate alle opere di grandi artisti.

È sicuramente un lavoro ambizioso, lo ammetto, tant’è che ho cominciato a metterci le mani già da un paio di anni, consapevole dell’impegno che avrebbe comportato, e sono ancora nel pieno del lavoro.

Mi piacerebbe in ogni caso portarlo a compimento al più presto. La mia vuole essere una sorta di rivisitazione di opere d’arte famose attraverso cui spero di realizzare un libro illustrato. 

Ma c’è un’altra idea che mi balena per la testa e che potrebbe davvero rappresentare un valore aggiunto per la mia comunità e per tutti coloro che hanno deciso di farvi ritorno e di restarci.

Mi piacerebbe fondare una biblioteca tematica, una biblioteca che diventi luogo collettivo sociale in cui fruire e discutere di fumetto, illustrazione, narrativa fantastica, un porto aperto per chi voglia avvicinarsi a questo mondo così affascinante e nel quale sia possibile creare laboratori. 

Una biblioteca sociale del fumetto, un sogno che mi piacerebbe poter vedere realizzato.

Allora ti lasciamo con l’augurio di veder realizzato presto i tuoi sogni. Grazie per essere stato con noi!

Grazie a voi.

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