CULTURA

IL DISTURBO ANTISOCIALE IN ARANCIA MECCANICA

La personalità è fatta di pensieri, emozioni e comportamenti e ci distingue gli uni dagli altri in modo unico, il suo sviluppo è influenzato da diversi fattori, ereditari, ambientali, e dalle esperienze personali. Quando nasce un disagio in una delle tre aree fondamentali della persona, sociale, familiare e lavorativa, impedendone uno scambio, diventa un disturbo per sé e per gli altri. Il disturbo antisociale è caratterizzato principalmente dall’inosservanza delle regole e dalla violazione dei diritti altrui; gli antisociali sono spesso aggressivi, impulsivi, non provano rimorso, tendono a sfruttare gli altri e a mettersi in condizioni di pericolo proprio a causa delle condotte impulsive. Il cinema ha rappresentato il disturbo antisociale in molti personaggi, tra questi il volto più emblematico e inquietante è quello di Alex, Malcolm McDowell, il protagonista del capolavoro di Stanley Kubrick, Arancia Meccanica (1971), tratto dall’omonimo romanzo di Anthony Burgess. Alex è un giovane carismatico e antisociale che insieme ai suoi amici, i drughi, trascorre le serate compiendo furti e stupri, picchiando brutalmente i passanti, immaginando esecuzioni, esplosioni, test nucleari ed eruzioni vulcaniche in un climax di “ultraviolenza” accompagnata dalla musica classica e dal suo amato Beethoven che fa da sfondo ad uno scenario crudo e brutale. Il titolo originale in inglese, A Clockwork Orange, trae origine da una parlata dialettale londinese dell’East London, il cockney, che usa questa espressione “As queer as a clockwork orange” tradotto letteralmente in “Strano come un’arancia a orologeria”. Arancia Meccanica è un film poliziesco distopico che utilizza immagini inquietanti e violente di delinquenza giovanile, in cui si colloca la figura malvagia di Alex come mente cosciente del gruppo, dotato di spiccata intelligenza e cultura, un individuo che compie atti antisociali non ammessi nella comunità ma che a lui provocano piacere. La sua incapacità di conformarsi alle norme sociali, la disonestà, l’impulsività, l’irritabilità e l’aggressività, la mancanza di rimorso, la sua ricerca della violenza non sono  il frutto di bisogni altri, o di andare contro la società, ma sono pura estetica, rappresentano lo sfogo del suo io senza alcun filtro; infatti, come ci racconta già il suo nome, A-lex” è un personaggio al di sopra delle regole e delle leggi, rappresenta, secondo l’interpretazione di Aaron Stern (Motion Picture Association), l’uomo allo stato di natura; in questo senso Alex incarna la purezza vergine e intatta dell’individuo non inscritto in un contesto sociale, il bambino che dà sfogo alle sue pulsioni non ancora orientato dall’educazione, che uccide l’insetto per conoscere la morte. 

Il film racconta anche di un’altra violenza, quella dello Stato, infatti Alex, dopo essere stato tradito dalla sua banda di amici, viene mandato in prigione e successivamente scelto per uno studio sperimentale nel quale si tenta di a “curarlo” dalle sue tendenze violente attraverso una tecnica sperimentale di condizionamento psicologico (la “Tecnica Ludovico”) promossa dal Ministro dell’Interno (Anthony Sharp). Il trattamento consiste in un farmaco che è progettato per causare nausea estrema; Alex, legato a una sedia, viene costretto a guardare una serie di film estremamente violenti dagli stupri al genocidio dell’Olocausto, cosicché, inizia ad associare qualsiasi forma di violenza al sentirsi “violentemente” malati, ed è così che viene rappresentata un’altra forma di   violenza, quella della cura, del potere, delle istituzioni. Dopo la terapia dell’avversione, Alex inizia a comportarsi come un buon membro della società, anche se non per scelta, la sua bontà è involontaria, è diventato proprio come un’arancia meccanica: funzionale all’esterno, meccanico all’interno.  Il film vuole denunciare lo Stato come carceriere e boia, complice dei violenti e autore di violenze esso stesso, come quando offre agli ex drughi, una volta entrati nell’età adulta, un posto nella polizia; o quando si serve di quella stessa violenza nel momento in cui non riesce a riabilitarla, come accade ad Alex che  dopo aver tentato il suicido si ritrova in ospedale, dove un Ministro gli fa visita  e si offre di imboccarlo poiché impossibilitato a mangiare, pronunciando queste parole: “Ti abbiamo riservato il trattamento migliore. Non abbiamo mai voluto il tuo male, ma ci sono alcuni che l’hanno fatto e continuano a farlo…quando uscirai di qui non avrai problemi. Penseremo noi a tutto. Un buon lavoro con un buon salario. Perché tu ci stai aiutando”. Lo Stato si dimostra accondiscendente verso un criminale che non è riuscito, non a riabilitare, ma a condizionare in modo forzato al “bene”, un valore che Kubrick definisce come una scelta cosciente di libertà individuale in un’opera filmica magistrale in cui si impone una riflessione sulla violenza che si combatte con altrettanta violenza come forma di “antisocialità”, anche se generata da chi la società dovrebbe tutelarla.  

copertina

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