LE INTERVISTE

INTERVISTA A LELA CAMPITELLI: IL LABORATORIO MATERIA

Camminare tra i Sassi di Matera e perdersi tra le sue strade è un’esperienza unica ma lo è ancora di più quando si scoprono luoghi dove la creatività si esprime in tutta la sua potenza, dove la connessione con il corpo e l’ambiente naturale genera sperimentazione e armonia, dove la materia si trasforma e ci aiuta a guardare dentro noi stessi. 

Stiamo parlando del laboratorio artistico di Lela Campitelli, artista lucana. 

Ciao Lela, raccontaci come nasce Materia e perché hai scelto Matera come luogo di creazione? C’è una connessione tra i due termini?

Ho sempre avuto la passione per il disegno, una forma di espressione e un modo per parlare a me stessa; ho studiato all’Accademia di Belle Arti de L’Aquila, prima degli studi ho conosciuto a Potenza, la mia città di origine, Michele, mio compagno di vita e di lavoro, da lui ho imparato le tecniche di oreficeria e abbiamo iniziato a collaborare per rivitalizzare i borghi, mostrare i nostri oggetti d’arte e cercare un modo per fare comunità attraverso la nostra passione. La scelta dell’attività artigianale rispecchia un’esigenza di ricerca, in sintonia con i ritmi della vita, in equilibrio tra artigianato e arte; non ritengo infatti che ci sia una gerarchia tra i due termini, dal momento che c’è chi esprime un talento nella ricerca e chi nella sintesi e nella riproposizione. Abbiamo iniziato da autodidatti con un approccio artistico al lavoro sulla materia; non abbiamo serializzato ma lavorato sul pezzo unico. Nel 1998 abbiamo scelto di vivere e lavorare a Matera perché i luoghi sono per me una fonte di ispirazione anche di progetti di vita; mi sono innamorata dei Sassi perché mi fanno pensare ad un posto fuori dal tempo e per questo motivo l’attività, anch’essa fuori dal tempo, si trovava nel posto giusto per iniziare a svilupparsi.

Il nome del laboratorio MATERIA non è casuale, è un omaggio, perché al centro del nostro lavoro c’è la materia come abbiamo sintetizzato in queste parole che ci rappresentano:

Entrare nella materia 

Andare oltre sé stessi

Dentro sé stessi

Perlustrare le possibilità e i limiti

Fissare i confini

Scavalcare i margini

Guardare e contemplare le soglie

I perimetri e le forme

Gustarne sotto i denti la consistenza

Con gli occhi assaporare il fuoco

E perdersi nell’incandescenza

Dal momento in cui ho scoperto i metalli, ho sviluppato una relazione con la materia che mi ha comunicato i suoi limiti e le sue possibilità, a partire dal lavoro delle mie mani e della mia mente, ne ho seguito lo sviluppo; esiste quindi per me una comunicazione intensa e continua con la materia. La materia non è esterna a noi, io sono “materia” che entra in comunicazione con quello che le mie mani percepiscono ovvero la materia esterna che è “il materiale”, questo scambio, questo pensiero alchemico di trasformazione è al centro del mio lavoro, trasformazione in senso chimico, fisico, psichico, spirituale e in tutte le sue forme.  Materia in un certo senso rimanda anche a Matera, il cui significato è anche quello di madre terra. 

Lela Campitelli e Michele Ascoli

Quali sono le tue fonti d’ispirazione, che cosa comunicano e che valore trasmettono le tue opere artistiche?

Quello che cerco di realizzare negli oggetti è connesso con la mia storia, con l’energia e la voglia di comunicare come facevo da bambina con il disegno e con il concetto “Limite – Posso” che le mie mani hanno la capacità di realizzare su una ricerca di temi specifici. All’inizio del mio lavoro mi sono imbattuta nel gioiello etnico che mi piaceva guardare, poi, avendo fatto studi classici, il mio riferimento è stato il gioiello antico e la mitologia greca. Mi sono lasciata contaminare dal fumetto che fa parte del mio personale background culturale e iconografico, infatti in occasione di una mostra sul ciclo di metamorfosi e di ibridi del corpo femminile dei miti antichi, faccio riferimento a “Demetra”, la dea madre, una figura che ricorda i manga giapponesi. Per quanto riguarda il valore che trasmettono le mie opere artistiche, quando presento la mia attività, dico spesso che indossare il metallo rappresenta un contatto con le profondità della terra e del cosmo, le pietre e i metalli sono forme fisiche e chimiche che vengono dalla trasformazione del nostro pianeta e che hanno a che fare con la fisica e chimica cosmica. Il gioiello è per me un’estensione dell’umano, qualcosa di profondo e lontano che ci mette in relazione con qualcosa che va al di là della nostra forma fisica limitata. 

Cosa è per te la creatività e di cosa si compone il processo artistico che sta alla base delle tue produzioni d’arte?

Per me la creatività è un modo per portare fuori quello che proviene dal proprio immaginario personale e dal nostro mondo interiore in cui siamo immersi. La creatività è di tutti, non solo dell’artista, è una fonte da cui io ricevo delle informazioni e poi studio le forme per portarle all’esterno non attraverso un sistemo divulgativo ma in base al personale orientamento, all’ esperienza di studi e al vissuto emotivo che utilizzo per sviluppare nuovi metodi e linguaggi. La creatività è anche un sistema di sopravvivenza, alla base dello sviluppo umano del linguaggio, il modo in cui l’uomo si relaziona con ciò che gli accade intorno, con l’ambiente, cercando di capire in che modo interagire con il mondo, come comunicare con esso; ritengo che questo sia già di per sé un atto creativo. Alla base del mio processo artistico c’è la Tekné che non è tecnica ma ricerca di metodo del processo, poi c’è un piano sperimentale dove nell’errore e nella pratica scopro un particolare modo di realizzare quella tecnica. Ad esempio ho studiato le tecniche calcografiche dove l’incisione per oreficeria non veniva eseguita attraverso la morsura con acidi ma si fa a bulino e ha dei canoni e determinate fasi esecutive; io ho saltato le pratiche classiche trasferendo le tecniche calcografiche in oreficeria, usando anche tecniche miste, se necessario, poi durante l’esecuzione vengo ispirata da un’altra forma che si crea mentre lavoro, mi fermo la osservo e si origina una nuova idea. Mi avvalgo del processo tecnico classico ma parto sempre dal disegno in cui proietto l’oggetto nella sua tridimensionalità e lo scompongo nelle sue parti, utilizzando la pratica del disegno e quella del banco, infatti i cosiddetti Recuperi, una linea della mia collezione, nascono dal banco, dove ho realizzato collage a partire da frammenti, scarti, ritagli di altri oggetti. 

Perché una Mostra sui 7 CHAKRA? E quale di questi che hai creato ti rappresenta?

L’idea della mostra è nata durante la pandemia quando seguivo pratiche yoga legate ad un ciclo di meditazionisui 7 chakra. In quel momento ho iniziato a disegnare i chakra e a realizzarli in argento. In quello stesso periodo la malattia del mio compagno e il suo peggioramento mi hanno messo di fronte alla necessità di un mio cambiamento interiore; avevo bisogno di una spinta e di ritrovare la motivazione in quanto alcune cose avevano iniziato a vacillare come il nostro lavoro insieme. Dalle profondità della mia coscienza e da questa forte crisi interiore ho pensato di creare qualcosa di mio, legato ai miei interessi personali; così nascono i chakra. In ogni chakra c’è un mondo legato ad una sfera assegnando a ciascuno di essi delle simbologie immaginarie; sono affezionata al primo chakra che ho realizzato, quello della radice personale, che ho intitolato “la pianta della cattedrale”, un luogo sacro unito alla materia, alla madre terra, al radicamento e al mio legame con i luoghi di cui parlavo prima. I chakra rappresentano sinteticamente la mia trasformazione interiore. 

Chi è Lela oggi e cosa vorresti diventasse Materia in futuro? 

Mi è difficile pensare a chi è Lela oggi, mi sento come una porta aperta sul mondo e ricettiva agli stimoli della vita, in grado di far uscire l’immaginario che ho dentro di me. Il laboratorio è il risultato di quello che siamo stati io e Michele e di tutte quelle persone che hanno attraversato questo luogo, gli incontri, le storie e le vite di ognuno di loro. Materia è nata come un progetto di collaborazione ed è lì che deve tornare, la vorrei consegnare al futuro come un luogo dove continuare a sperimentare, a scambiarsi informazioni ed esperienze, un luogo formativo perché l’artigianato, come lo abbiamo sempre considerato io e Michele, “è un tributo all’inestimabile esperienza umana nel complesso della ricchezza del vivente.”

Per contattare Lela Campitelli e visitare la Mostra, qui i contatti:

http://www.materia-lab.it

materia@materia-lab.it

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