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LA RAPPRESENTAZIONE DEL SELVAGGIO: DA ERODOTO AL CINEMA

Da sempre gli uomini hanno creduto di essere migliori dei loro vicini; a partire da Erodoto e Tucidide la nozione di “barbaro”, termine onomatopeico con cui i greci chiamavano gli stranieri per il balbettio del loro modo di parlare, viene utilizzata per indicare una diversità culturale e una superiorità etnocentrica della civiltà. Il problema dell’Altro si presenta quando i Greci iniziano a insediarsi e a colonizzare ampie zone del Mediterraneo, quando i racconti dei viaggi di esplorazione generano nella loro coscienza innumerevoli forme di convivenza sociale possibili; è attraverso il contatto con altre società sia primitive sia evolute che si iniziano a percepire in maniera diversa le varie culture, da questi incontri ed esperienze concrete emerge la concettualizzazione dell’Altro e l’interesse di Erodoto, nelle sue dettagliate descrizioni, verso usi e costumi diversi. Inizialmente la denominazione di barbaro si usava per distinguere il “non – greco”, il forestiero, in seguito, a partire dal IV secolo, con la crisi delle poleis, il termine assume un valore dispregiativo e connotazioni discriminatorie, con riferimento ad un essere inferiore e incivile rispetto alla superiorità della civiltà ellenica, nei confronti del quale si diffondono atti di violenza, di incesto e schiavitù, un nemico da sottomettere e umiliare. 

Nella storia le categorie di selvaggio, barbaro e di primitivo sono definizioni che sono state adottate in ogni paese e tra varie popolazioni, se pensiamo ai conquistadores nei confronti dei nativi americani, agli imperialisti europei verso le popolazioni locali, fino alle forme più recenti di discriminazione che sono emerse anche nei film e nei cartoni animati più conosciuti.  La rappresentazione delle minoranze e in particolar modo delle comunità indigene è presente in alcuni vecchi film d’animazione della Disney, come Peter Pan e Dumbo, dove alcune scene in cui certe comunità, tra cui quelle dei nativi americani e degli afro americani, definiti non – bianchi, vengono stereotipate in base a fattori culturali, antropologici e sociologici; in Peter Pan gli Indiani vengono rappresentati nei tradizionali accampamenti di teepee, suonano i tamburi e danzano intorno al falò, fumano il calumé e si decorano le folte capigliature con penne d’aquila, mentre in Dumbo, la rappresentazione dei corvi, alter ego zoomorfo degli afroamericani, viene stigmatizzata in quanto il leader di questi ultimi si chiama Jim Crow, la parola crow in inglese significa “corvo”, richiamando così le leggi omonime approvate negli anni ’30 per regolare i rapporti sociali e comunitari tra i cittadini statunitensi di origine europea e quelli di origine africana. Per questi motivi molti cartoni animati prodotti tra gli anni venti e sessanta vennero censurati e considerati diseducativi sebbene si tratti di un’immagine stereotipata del diverso ma senza alcun fine discriminatorio. Un film che invece è stato molto criticato anche dagli animalisti e che ha rappresentato il “selvaggio” in una forma alquanto violenta, tutto il contrario del dogma di Rousseau del “buon selvaggio” che considerava l’uomo come essere buono e pacifico per poi diventare malvagio a causa del rapporto con la società e il progresso, è Cannibal Holocaust (1980) di Ruggero Deodato. Un film che si limita “a trattare di cose vere”, come sostiene il regista stesso, il cui messaggio è quello di parlare dell’uomo occidentale e progressista capace di atti di cannibalismo e rituali tribali da sempre attribuiti agli indigeni come popolazioni spietate e aggressive, una visione del selvaggio che ribalta completamente le immagini stereotipate a cui siamo abituati. Nella storia della civiltà fino ai nostri giorni il selvaggio, il barbaro e il diverso assumono connotazioni negative e il tema della discriminazione sulla diversità seppur antico è quanto mai attuale, basato principalmente sulla paura e sull’ignoranza di chi vede il diverso come nemico, quando invece è proprio Erodoto ad insegnarci che la diversità è un vantaggio e una fonte di arricchimento, e che solo una mente aperta a conoscere ed esplorare il mondo può abbattere tutte le discriminazioni, gli stereotipi e le diversità.

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