CULTURA

ULISSE: BUGIE E STRATAGEMMI DELL’EROE DEL RITORNO

Re di Itaca, figlio di Laerte e di Anticlea, sposo di Penelope, padre di Telemaco, Ulisse è l’eroe dell’intelligenza e dell’astuzia, abile oratore, valoroso guerriero, esempio lampante di come spesso la potenza dell’intelletto sia in grado di superare di gran lunga la forza bruta del corpo e delle armi.

Ma quanti – di Ulisse – conoscono, oltre alle innegabili doti, anche l’attitudine spiccata alla menzogna? Ebbene sì, Ulisse era un ingannatore provetto, un bugiardo d’eccellenza, per certi versi un millantatore.

È a tutti noto il più famoso degli inganni riconducibili alla sua figura, quello del cavallo di Troia. Fu proprio grazie a  questo stratagemma che i Greci poterono espugnare la città di Troia dopo ben dieci anni di assedio e di guerra. Sorprenderà a questo punto sapere che l’idea di costruire il famoso cavallo di legno non fu di Ulisse. Fu Prilide, ispirato da Atena, a proporre l’idea di costruire un cavallo per oltrepassare le mura di Troia. Ulisse ne rivendicò furbescamente la paternità in un secondo tempo, secondo quanto si narra nell’Odissea, quando fu ospite di Alcinoo, re dei Feaci.

E dire che le menzogne e gli inganni legati a Troia partono ancor più da lontano. Pare che un oracolo avesse predetto al nostro Ulisse che se fosse andato a Troia sarebbe rimpatriato dopo vent’anni. Per questo Ulisse tentò di scampare alla guerra fingendosi pazzo. Cosa comprensibile se si considera che era da poco diventato padre, sicché quando a Itaca giunsero gli altri re greci, Agamennone, Menelao e Palamede, per portarlo a Troia con loro, si fece trovare in un campo ad arare e fece finta di non sapere chi fossero i tre. L’inganno fu scoperto da Palamede che, per sbugiardare Ulisse, strappò il piccolo Telemaco dalle braccia di Penelope e lo adagiò davanti al bue e all’asino di cui Ulisse si stava servendo per arare il campo. Fu così che Ulisse, per evitare che gli animali finissero sopra al figlio e lo schiacciassero, fu costretto a rinsavire. Lo smacco ricevuto da Palamede costrinse Ulisse a prendere parte alla guerra di Troia che lo tenne lontano dalla sua Itaca e dalla sua famiglia per molti lunghi anni.

Conclusa la conquista di Troia, Ulisse fece rientro in patria affrontando alterne vicende che misero alla prova la sua astuzia. Una delle più note avventure in cui l’eroe diede prova della sua abilità fu l’incontro con il Ciclope Polifemo, sull’isola dei Ciclopi. Questi mangiò alcuni dei compagni di Ulisse e dichiaro che avrebbe  divorato il re di Itaca per ultimo. Gli chiese così come si chiamasse e, come è noto a tutti, Ulisse rispose “mi chiamo Oudeis”, cioè Nessuno. Quando Polifemo cadde tra le braccia di Morfeo, Ulisse gli perforò l’unico occhio con la punta rovente di un tronco e quando poi il gigante uscì dalla sua grotta urlando e invocando l’aiuto dei suoi fratelli, alla domanda su chi fosse stato a ridurlo in quello stato, Polifemo rispose “Nessuno!”, provocando l’ilarità dei fratelli.

La stessa fuga dalla grotta del ciclope fu il frutto di uno stratagemma. Polifemo aveva un gregge di montoni che faceva pascolare ogni mattina; Ulisse legò ciascuno dei suoi compagni sotto il ventre di un montone, assicurando loro la salvezza.

Grazie all’inganno e ai suoi stratagemmi Ulisse superò ardue prove lungo la via del ritorno a Itaca. Un viaggio non particolarmente lungo, ma che lo vide impegnato per dieci anni, sette dei quali prigioniero della maga Circe.

Oltrepassò le Sirene, mentì ad Eolo, dio dei venti, al quale riferì di non essere inviso ad alcuna divinità, pur sapendo che Poseidone gli portava rancore.

E quando finalmente giunse in patria usò la menzogna per fare ingresso a palazzo sotto le mentite spoglie di un mendicante, ingannando Penelope, alla quale riferì di aver incontrato Ulisse, e lo stesso figlio Telemaco. Fu il cane Argo l’unico a riconoscere il suo padrone e ne fu così felice che morì per la gioia.

L’inganno di Ulisse durò fino a quando i Proci pretesero che Penelope scegliesse il suo consorte. Fu allora che la donna, ispirata da Atena, comunicò ai suoi pretendenti che il successore di Ulisse sarebbe stato colui che  fosse riuscito a scagliare una freccia con l’arco di Ulisse, facendola passare attraverso i dodici anelli delle asce messe in fila. Nessuno dei Proci riuscì neanche a tendere l’arco e tutti protestarono quando il mendicante chiese di poterci provare anche lui. E così fece, nonostante le proteste dei presenti, riuscendo nell’impresa e rivelando la sua vera identità. Per vendetta uccise poi uno per uno i Proci con l’aiuto dei due servi Eumeo e Filezio e del figlio Telemaco.

Ebbene, queste e molte altre le bugie di Ulisse, che usava menzogne e inganni per i più svariati motivi, a volte per vendetta, altre volte per necessità, altre ancora per non si sa quale ragione, forse semplicemente il piacere di farlo e sentirsi più astuto degli altri. Sta di fatto che sono proprio gli inganni di Ulisse a rendere così affascinante la sua storia e consentirgli di essere uno dei personaggi più interessanti e amati della mitologia greca.

Copyright foto in evidenza: Ulisse

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