CULTURA

IL CINEMA MUTO DI CHARLIE CHAPLIN

Charlie Chaplin, l’indimenticabile Charlot, l’attore e comico capace di far ridere senza dialogare è stato senza dubbio una delle personalità più influenti del cosiddetto “cinema muto” mondiale e non solo. Autore di oltre novanta film, ha dato vita a personaggi memorabili e noti ancora oggi come il “vagabondo” Charlot (The Tramp), personaggio attorno al quale costruì gran parte parte delle sue sceneggiature, e che gli consacrò il successo.

LA VITA

Sir Charles Spencer Chaplin, in arte Charlie, nacque a Londra il 16 aprile 1889. Il padre, Charles Chaplin Senior, un attore di successo affetto da cirrosi epatica ed idropisia dovuti all’alcolismo, morì quando Charlie aveva solo dodici anni e la madre, Hannah Hill, attrice, ballerina e cantante britannica, affetta da turbe mentali, venne ricoverata in un istituto presso Croydon, dove morì nel 1928.

Charlie cresce insieme al fratello maggiore Sidney, in una situazione di estrema povertà trascorrendo due anni fra collegi e istituti per orfani. Questi eventi traumatici, tuttavia, non impedirono al piccolo Chaplin di imparare dai suoi genitori i trucchi del mestiere e di far emergere il suo talento.

Charlie iniziò a muovere i primi passi nel mondo del circo affermandosi come fantasista negli spettacoli itineranti di Fred Karno. In seguito, divenne, insieme a Stanley Jefferson (Stan Laurel) uno degli attori più apprezzati della compagnia. Tra una tournée e l’altra all’estero, viene notato, nel 1913, dal produttore Mack Sennett, che lo assumerà per la casa cinematografica Keystone e con il quale girerà le sue prime comiche.

Tra il 1914 ed il 1915 nacque Charlot, il “piccolo vagabondo” con la bombetta, il bastone e le scarpe troppo grandi, una delle figure che lo renderà famoso in tutto il mondo. Un personaggio entrato nell’immaginario collettivo, prediletto dal pubblico fino al periodo d’oro dei grandi film e all’arrivo (devastante) del sonoro.

Chaplin spiegò così la mise del suo Charlot: “Quel modo di vestire mi aiuta a esprimere la mia concezione dell’uomo medio, dell’uomo comune, la concezione di quasi tutti gli uomini, di me stesso. La bombetta troppo piccola rappresenta lo sforzo accanito per poter apparire dignitoso. I baffi esprimono vanità. La giacca abbottonata stretta, il bastoncino e tutto il comportamento del vagabondo rivelano il desiderio di assumere un’aria galante, ardita, disinvolta. Egli cerca di affrontare coraggiosamente il mondo, di andare avanti a forza di bluff: e di questo è consapevole. Ne è così consapevole che riesce a ridere di sè stesso e anche a commiserarsi un po’”.

In poco più di un anno girò ben quindici film, ma il successo vero e proprio arrivò quando, nel 1921, quando diresse e interpretò Il monello, nel quale fece debuttare il piccolo Jackie Coogan. Seguirono altre pellicole cult come “La febbre dell’oro”(1925), considerata una delle sue opere meglio riuscite, “Luci della città (1931), “Tempi moderni”(1936), un altro capolavoro del cinema muto, “Il grande dittatore” (1940) forte parodia satirica del nazismo e “Luci della ribalta (1952), che interpretò assieme a Buster Keaton e vide il debutto della figlia Geraldine.

Charles Chaplin morì a Vevey, in Svizzera, il giorno di Natale del 1977.

E’ considerato una delle personalità più creative e influenti del cinema muto. Ha ricevuto due Oscar alla carriera, il secondo nel 1972 per “aver fatto delle immagini in movimento una forma d’arte del Ventesimo secolo”.

IL CELEBRE DISCORSO ALL’UMANITA’

Il grande dittatore (1940), straordinaria satira del nazismo, è il film che contiene il discorso più famoso della storia del cinema. La pellicola, ottenne nel 1941, cinque candidature al premio Oscar.

Riportiamo il testo completo del Discorso all’Umanità pronunciato da Charlie Chaplin nel finale del film.

«Mi dispiace, ma io non voglio fare l’imperatore. Non voglio né governare né comandare nessuno. Vorrei aiutare tutti: ebrei, ariani, uomini neri e bianchi. Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l’un l’altro. In questo mondo c’è posto per tutti. La natura è ricca e sufficiente per tutti noi. La vita può essere felice e magnifica, ma noi l’abbiamo dimenticato. L’avidità ha avvelenato i nostri cuori, fatto precipitare il mondo nell’odio, condotti a passo d’oca verso le cose più abiette.

Abbiamo i mezzi per spaziare, ma ci siamo chiusi in noi stessi. La macchina dell’abbondanza ci ha dato povertà, la scienza ci ha trasformati in cinici, l’abilità ci ha resi duri e cattivi. Pensiamo troppo e sentiamo poco. Più che macchine ci serve umanità, più che abilità ci serve bontà e gentilezza. Senza queste qualità la vita è vuota e violenta e tutto è perduto. L’aviazione e la radio hanno avvicinato la gente, la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell’uomo, reclama la fratellanza universale. L’unione dell’umanità. Persino ora la mia voce raggiunge milioni di persone.

Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente. A coloro che ci odiano io dico: non disperate! Perché l’avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano. L’odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Soldati! Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un’anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore.

Ma voi non siete macchine! Voi non siete bestie! Siete uomini! Voi portate l’amore dell’umanità nel cuore. Voi non odiate. Coloro che odiano sono solo quelli che non hanno l’amore altrui. Soldati, non difendete la schiavitù, ma la libertà! Ricordate che nel Vangelo di Luca è scritto: «Il Regno di Dio è nel cuore dell’Uomo». Non di un solo uomo, ma nel cuore di tutti gli uomini. Voi, il popolo, avete la forza di creare le macchine, il progresso e la felicità. Voi, il popolo, avete la forza di fare si che la vita sia bella e libera.

Voi che potete fare di questa vita una splendida avventura. Soldati, in nome della democrazia, uniamo queste forze. Uniamoci tutti! Combattiamo tutti per un mondo nuovo, che dia a tutti un lavoro, ai giovani la speranza, ai vecchi la serenità ed alle donne la sicurezza. Promettendovi queste cose degli uomini sono andati al potere. Mentivano! Non hanno mantenuto quelle promesse e mai lo faranno. E non ne daranno conto a nessuno. Forse i dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo.

Combattiamo per mantenere quelle promesse. Per abbattere i confini e le barriere. Combattiamo per eliminare l’avidità e l’odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza ed il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia siate tutti uniti!» 

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