CULTURA

IL LINGUAGGIO DEL CORPO: DALLA CINESICA ALLA PROSSEMICA

Il linguaggio del corpo o comunicazione non verbale è lo scambio di comunicazione tra due o più persone che, escludendo le parole, crea un insieme di intrecci semantici, pragmatici e sintattici così annodati da rendere i nostri corpi un complesso agglomerato di significati.

Questa comunicazione include sia la mimica facciale (i cui studi erano già stati approfonditi nel 1872 da Charles Darwin in “The expression of the emotions in Man and Animals”) che alcuni gesti ricchi di sensi costanti, condizionati dalla cultura e dall’età dei parlanti.

(Copyright immagine: frame dalla serie tv ‘Lie to me’)

Nel linguaggio non verbale la prossemica è una branca del sapere introdotta dall’antropologo americano Edward T. Hall nel 1966 (“The Hidden Dimension“) dopo aver ripreso le ricerche etologiche di Heini Hediger sul comportamento animale, che studia lo spazio o meglio la “bolla” che incorpora un organismo e lo separa dagli altri.

Hall ha individuato ben quattro tipologie di distanze tra due membri di una specie che non sono in contatto, determinate da fattori neurologici percepiti dall’amigdala attraverso ricezioni emotive, sociali e cognitive (Kennedy et al., 2009) e da fattori culturali legati alla cultura e all’educazione percepiti (Sorokowska et al, 2017).  Nella distanza intima (da 0 a 45 cm circa) possono accedere solamente coloro con i quali è stato stabilito un rapporto di grande fiducia e che non vengono percepiti come aggressori, tanto da essere così vicini da potersi perfino toccare e odorare attraverso l’apparato tattile e olfattivo; nella distanza personale (da 45 a 120 cm circa) lo spazio viene occupato invece da coloro da persone con le quali si hanno relazioni sociali caratterizzate da familiarità e piacere, come amici o colleghi, che sollecitano maggiormente i sensi dell’udito e della vista; la distanza sociale (da 120 a 360 cm circa) è invece riservata a relazioni formali e impersonali che quindi escludono un contatto fisico (come questioni di lavoro e negoziazioni) e infine la distanza pubblica (da 360 cm circa in poi) è generalmente utilizzata nelle situazioni pubbliche (un insegnante o un oratore, ad esempio) dove chi comunica non intende pubblicamente stabilire con ogni partecipante un rapporto di coinvolgimento, sia tattile che emozionale.

(Copyright immagine: Diagramma di Edward T. Hall con i raggi espressi in piedi e metri)

Continuando a parlare di comunicazione non verbale è fondamentale approfondire anche alcuni aspetti della cinesica, disciplina che analizza i movimenti che riguardano una singola parte del corpo, che siano gesti o movimenti del collo, del tronco e dei muscoli facciali. Per la cinesica il corpo non è quindi neutro ma ha anzi infinitesimali rimandi, condizionati da ogni minima e impercettibile espressione e gesto.

La cinesica si divide principalmente in due linee di lettura: la fisiognomica che si propone di dedurre i tratti del carattere e della personalità degli uomini dal loro aspetto esteriore, e in particolare dalle fattezze e dalle espressioni del volto, e la parascientifica basata soprattutto sulla cultura popolare e che analizza i simboli convenzionali che si sparpagliano su di un corpo umano.

In merito ai movimenti involontari che servono per regolare una conversazione, negli anni Settanta i ricercatori Paul Elkman e Wallace Friesen hanno individuato 5 classi di segnali: i gesti simbolici (o emblemi) la cui funzione è quella di sostituire o ripetere il discorso (vedi il gesto delle corna); i gesti illustratori ovvero i movimenti direttamente collegati al discorso e servono a dare una rappresentazione visiva di ciò che viene detto; i gesti che esprimono stati emotivi (o affect-display) cioè i movimenti del corpo o della faccia che dimostrano un determinato stato d’animo come la paura o la collera; i gesti regolatori dell’interazione (o regolatori), movimenti totalmente involontari che vengono appresi in maniera inconscia e servono a regolare l’alternarsi dei turni di conversazione e i gesti di adattamento (o adattatori) ovvero i movimenti soggettivi che non hanno nessuno scopo nella comunicazione e servono per soddisfare esigenze fisiche e psichiche o per mantenere e sviluppare contatti personali.

In“51 gesti del linguaggio del corpo e cosa segnalano” Antoni Lacinai ha inoltre analizzato il senso che segnalano alcuni di questi gesti, come la diffidenza che si manifesta incrociando le braccia o le gambe e tenendo la schiena curva, le mani in tasca con i pollici all’esterno tipici di una persona dominante o una postura sensuale con le dita aperte, la testa appoggiata sulla mano tipica di chi è annoiata o il famoso naso all’insù dell’ arrogante.

Tutti studi che convalidano, insomma, l’affermazione di quello slogan che davvero “Body…is Language”!

(Copyright immagine in evidenza: dal film “Being John Malkovich)

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