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STORIE DI GRANDI TALENTI: INTERVISTA AL PIANISTA E COMPOSITORE CESARE CARAMUSCIO

Ci sono linguaggi capaci di trasmettere ciò che le parole spesso non sono in grado di dire. La musica è uno di questi, una dimensione in cui abbandonare i sensi per  lasciarsi cullare dal suono, dal ritmo, dalla melodia e raccontare la propria storia.

E così i tasti di un pianoforte diventano le pagine bianche di un libro tutto da scrivere, da riempire di pensieri, sensazioni, di tributi all’amore, all’amicizia, alla vita.

Vi raccontiamo oggi la storia di Cesare Caramuscio, un giovane pianista e compositore che dal prezioso incontro con la musica ha ricevuto un dono speciale: il talento di riuscire a volare libero tra le note, di sapersi “perdere” per poi tornare indietro, di riconoscere nella tastiera una meravigliosa compagna di avventura, di emozionarsi ed emozionare con la semplicità di un tocco.

Ciao Cesare! Raccontaci un po’ di te…

Mi chiamo Cesare Caramuscio, ho vent’anni, vivo a Pisticci in provincia di Matera e frequento il corso di ingegneria elettrica al Politecnico di Bari

Quando e come è nata la tua passione per la musica e perché proprio il pianoforte?

La mia passione per la musica nasce da quando ero bambino. Una passione condivisa con mio padre e mio zio Antonio. All’età di otto anni ho iniziato il mio percorso di studi e due anni più tardi mi sono iscritto all’Istituto musicale Trabaci di Scanzano jonico, come allievo del maestro e pianista Alessandro Vena.

Si è trattato di un incontro casuale, ma credo anche predestinato. È a lui che devo l’interesse e la passione per la musica classica. Grazie ai suoi insegnamenti ho sviluppato la mia sensibilità e le mie doti interpretative.

Cos’è la musica per te?

Per me la musica è una compagna di vita. È il linguaggio dell’anima, con le sue regole, le sue difficoltà, i suoi “dialetti”. L’unico con cui sento di esprimere al meglio ciò che ho dentro.

Musica classica o contemporanea? Quali sono i brani che preferisci o che meglio ti rappresentano?

Preferisco la musica classica. Credo essa sia capace, nella sua “complicata semplicità”, di trasmettere emozioni nella maniera più diretta e completa. È difficile scegliere dei brani, delle composizioni preferite, ma personalmente amo la musica di Mozart per la sua purezza e le composizioni di Chopin per l’incredibile pathos che trasmettono.

Sei un eccellente interprete, ma anche un talentuoso compositore. Ci sono musicisti a cui ti ispiri o che ti piacciono particolarmente?

Mi piace comporre. Per quanto possiamo esprimere noi stessi interpretando brani di altri compositori, dare vita a qualcosa di nuovo, di inedito, ritengo sia il modo migliore per esprimere quello che abbiamo dentro. Compongo da diversi anni da autodidatta. I miei primi brani risentono molto dell’influenza dei miei autori preferiti, ma spero un giorno di poter raggiungere un mio stile, un mio linguaggio.

Hai partecipato a concorsi e ti sei esibito su palchi importanti. Che effetto fa suonare davanti a un pubblico?

Mi piace molto suonare in pubblico. Ho partecipato a diversi concorsi, grazie al sostegno della mia famiglia e del maestro Vena che mi hanno sempre supportato. Ma ho anche tenuto dei concerti, l’ultimo dei quali prima della pandemia, proprio nel mio paese. Quello però che porterò sempre nel mio cuore, è il mio primo concerto nel 2016 tenuto ad Aulnay-Sous-Bois nella periferia parigina. Avevo solo 15 anni e  suonare in un teatro gremito è stata un’emozione indescrivibile.

Sei un artista giovanissimo, ma hai già acquisito un’esperienza considerevole. Guardandoti indietro, c’è qualcosa del tuo percorso che avresti preferito non accadesse?

Alla fine del mio quinto anno di liceo ho attraversato un periodo di crisi. Era arrivato il tanto temuto momento della scelta tra università e conservatorio. All’inizio provai a tenere aperte entrambe le strade, tuttavia non ci riuscii. Scelsi di abbandonare il conservatorio per dedicarmi agli studi di ingegneria. Una scelta che si è rivelata affrettata. Infatti, attualmente sto studiando per l’ammissione al Conservatorio di Bari.

Il particolare momento storico che stiamo attraversando non è decisamente un momento felice. Com’è fare il musicista in tempi di pandemia?

Mi sento di dire che la musica mi aiuta, a volte, ad evadere dalla realtà, dai momenti difficili. E’ un conforto, un viaggio, una compagna di vita che mi guida nella ricerca della mia identità.

Parliamo di futuro. Come ti vedi da qui a vent’anni? Hai un sogno nel cassetto da realizzare?

Mi piacerebbe molto seguire le orme del maestro Vena, diventare un concertista e girare il mondo. Ma anche insegnare, comporre, trasmettere il mio amore per la musica ad altre persone, farne apprezzare la grandezza. 

Sogno un giorno di poter tenere un concerto insieme a un’orchestra. Suonare i miei brani. Vorrei tanto trasformare quella che è attualmente una passione, in una vera e propria professione.

Grazie, Cesare, per questa condivisione di emozioni così autentica. Ti auguriamo di cuore di poter esaudire i tuoi sogni!

Grazie a voi.

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