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CURIOSITÀ CHE FORSE NON CONOSCI SUL MAGICO MONDO DELLE API

Spesso ignoriamo che dagli insetti impollinatori dipende la biodiversità terrestre, il nostro cibo e la nostra salute. Circa il 90% delle piante selvatiche a fiore e il 75% delle principali colture agrarie dipendono, infatti, dall’impollinazione animale.

Quella degli insetti impollinatori, quindi, è una specie animale da preservare a ogni costo, per via delle nefaste conseguenze che la sua potenziale estinzione potrebbe avere sulla stessa sopravvivenza del genere umano sul pianeta.

Scopriamo allora alcune curiosità su questi piccoli abitanti della Terra, spesso sottovalutati e bistrattati.

Quando pensiamo agli insetti impollinatori ci viene in mente di solito l’ape, sovrana incontrastata degli impollinatori. È vero, l’ape è sicuramente uno dei più importanti esponenti della categoria, ma non è di certo l’unico. Tra gli insetti impollinatori si annoverano anche le farfalle, le mosche, i sirfidi, le coccinelle, le vespe e alcuni altri coleotteri.

Le api però sono gli unici insetti capaci di produrre un cibo commestibile anche per l’uomo, il miele, una prelibatezza di cui ci fanno dono. Sorprenderà sapere, per i più ghiotti di tale alimento, che per produrre un chilo di miele, una colonia di api dovrebbe compiere tre volte il giro dell’intero pianeta e visitare oltre tre miliardi di fiori.

Le api sono animali molto acuti, sono dotati in particolare di una forma di intelligenza definita come intelligenza sociale; ne è dimostrazione la loro vita nell’alveare, luogo in cui ogni componente della colonia svolge il proprio compito in maniera ineccepibile, dando luogo a una società perfetta.

A dimostrazione ulteriore del grande acume e dell’operosità di tale categoria di insetti, depone l’ulteriore circostanza per cui ogni colonia di api ha un suo specifico odore che, non solo consente ai suoi membri di riconoscersi, ma altresì di marcare il territorio, per evitare di passare più volte sugli stessi fiori e di perdere tempo.

E che dire sonoro bzzzzzzz che producono le api in volo? Anche in tal caso il dato ci lascia di stucco. Le api, infatti, riescono a battere le ali per più di undicimila volte in un minuto. Tale incredibile velocità è la ragione del tipico ronzio di questi animaletti.

A differenza di altri insetti pungenti, le api muoiono dopo aver punto il nemico. Perché accade? Il motivo è semplice: il pungiglione delle api è dotato di piccoli uncini che si ancorano alla cute punta. Il pungiglione, dal canto suo, è legato all’apparato digerente dell’insetto per cui quando, dopo aver punto, l’ape cerca di andar via, esso resta incastrato alla pelle punta insieme alla parte terminale dell’apparato digerente che viene a disancorarsi dal corpo dell’insetto. Nonostante ciò provochi la morte dell’animale, la muscolatura che si trova attorno alle ghiandole velenifere del pungiglione continua a contrarsi e a iniettare veleno anche dopo che l’insetto si è distaccato.

Ma a dimostrazione, ancora una volta, di quanto la società alveare sia perfetta v’è da dire che a pungere l’uomo sono solo le api operaie, cui è deputata la difesa della propria comunità e che non possono riprodursi. Tale compito riproduttivo è invece destinato ai fuchi (privi di pungiglione) e all’ape regina che normalmente punge solo altre api regine che entrino in contatto con la colonia, al fine di dimostrare la propria supremazia.

Il 40% degli insetti impollinatori corre oggi il rischio di estinzione. Le cause sono le più disparate: i cambiamenti climatici, la distruzione degli habitat, i pesticidi utilizzati sempre più indiscriminatamente, i parassiti.
Fare qualcosa per queste specie è nostra precisa responsabilità. In fondo basterebbe davvero poco per fare la differenza. Si potrebbe partire dal piantare un fiore nettarifero sul balcone di casa.

Sarebbe, un piccolo passo per l’uomo, un gigantesco balzo per l’umanità…proprio come andare sulla luna!

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