CULTURA

DONNE REGISTE CHE HANNO FATTO LA STORIA DEL CINEMA

Nel cinema s’incontrano spesso nomi di attrici famose che per la loro bellezza e talento hanno avuto successo trasformandosi in vere e proprie star internazionali, al contrario delle registe donne che ci hanno messo un po’ più tempo e fatica per affermarsi nel mondo cinematografico dominato da meccanismi produttivi e di potere che da sempre hanno visto gli uomini ricoprire il ruolo del regista e le donne quello della diva bella e seducente. Una delle prime registe donne che si afferma in Francia nei primi anni del Novecento, ai tempi dell’avanguardia francese, è Germaine Dulac, la quale fondò una casa di produzione cinematografica e sostenne la nascita dei cineclub dell’epoca realizzando alcuni film tra cui il capolavoro La sorridente signora Beudet e un altro molto conosciuto La conchiglia e l’ecclesiastico.  Più tardi, negli anni della Nouvelle Vague, la corrente di cinema degli anni Sessanta di cui facevano parte Truffaut e Godard, compare una regista donna, francese ma di origine belga, Agnès Varda, famosa per aver creato eroine risonanti e utilizzato tecniche cinematografiche innovative ispirando altre cineaste donne, ma soprattutto ricordata per aver esplorato nei suoi film il rapporto tra donna e società come in Cléo dalle 5 alle 7 o Senza tetto né legge che vinse il Leone d’oro al Festival di Venezia.  Una regista famosa per essere stata la prima donna regista candidata all’Oscar, recentemente scomparsa, è Lina Wertmüller, scrittrice, sceneggiatrice, autrice italiana di canzoni che con il suo sguardo curioso ha raccontato il sud Italia con storie di floklore e ritratti ispirati al grande regista Fellini.

Nel corso degli anni sono apparsi altri nomi di registe donne apprezzate in tutto il mondo con i loro film che parlano di amore,  di amicizia, di libertà, tra queste Jane Champion che si è fatta conoscere con il suo primo film Lezioni di piano, vincitore nel 1994 dell’Oscar per la miglior sceneggiatura originale, una favola penetrante che parla del desiderio universale di amare ed essere amato, una regista che proprio quest’anno ha ottenuto numerosi premi e riconoscimenti per l’ultimo film Il potere del cane, un western gotico ispirato ad una storia vera.

Tra le giovani registe italiane spicca Alice Rohrwacher, ha ottenuto il premio alla Migliore sceneggiatura per Lazzaro Felice, definito da Bong Joon-Ho, il regista coreano di Parasite, “un incredibile miracolo cinematografico”; dalla Danimarca invece si distingue Susanne Bier che nel 2002 con una pellicola che abbraccia la narrativa Dogma inaugurata da Lars Von Trier, riesce nell’intento di creare un intenso conflitto emotivo, nella complicata vicenda di tradimento raccontata in Open hearts, così come le altre storie che mettono i personaggi di fronte ad amori proibiti, a sentimenti combattuti che spingono l’essere umano ai limiti dell’accettazione, del tollerabile, del concesso. Una regista figlia d’arte che è riuscita a creare un suo stile cinematografico è Sofia Coppola, figlia di Francis Ford Coppola, debutta con Il giardino delle vergini suicide, una pellicola controversa che porta lo spettatore a riflettere su tematiche quali la religione e l’oppressione della libertà, mentre in Lost in Translation, la riflessione evocativa è incentrata sull’amore e l’amicizia.

Queste sono solo alcune delle donne che si sono affermate come registe e che ci insegnano come la potenza, la creatività e la diversità del cinema realizzato dalle donne porta a combattere gli stereotipi di genere attraverso storie che scavano nell’animo umano con delicatezza e coraggio, tra identità ed emancipazione per emozionare e far riflettere con uno sguardo aperto sul mondo e carico di verità.

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