MANGA: ORIGINI E UNIVERSI DEI FUMETTI DEL SOL LEVANTE

In Giappone manga più che fumetti sono da sempre considerati un genere letterario vero e proprio, fenomeno pop dalle pennellate d’arte invidiabili.

Il termine manga, letteralmente “immagini derisorie”, è stato inizialmente usato dalla fine del XVII secolo in alcune pubblicazioni (come il libro d’illustrazioni Shiji no yukikai di Santō Kyōden, e il Manga hyakujo di Aikawa Minwa) e nel 1814 dal pittore Hokusa in Hokusai manga, ma è entrato ufficialmente nell’uso corrente a partire dal XX secolo quando l’artista Rakuten Kitazawa lo utilizzò per indicare quei “disegni bizzarri” nipponici dallo stile semplice, con personaggi dai tratti infantili, naso poco delineato e gli occhi grandi che il maestro Osamu Tezuka farà poi conoscere definitivamente all’ Occidente dopo l’occupazione americana del Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale.

La primissima forma di manga si ritiene invece sia nata attorno al XII secolo, sui rotoli di pergamena emaki (絵巻, rotoli illustrati) dove le opere narrative venivano accompagnate da delle illustrazioni dipinte o stampate come l’choju jinbutsu giga (鳥獣人物戯画, caricature dei personaggi della fauna selvatica) che rappresentava animali antropomorfi come rane o conigli.

L’interesse verso questa forma di arte e narrazione si era poi sviluppato durante il periodo Heian (antico nome della città giapponese di Kyoto dal 794 al 1185) quando questi rotoli portatili divennero un ottimo strumento di propaganda della religione buddista tra gli analfabeti che apprendevano storie morali attraverso le immagini. Nella tradizione giapponese il Gaito kamishibaiya, il cantastorie, ha continuato a raccontare le proprie storie servendosi di un set di tavolette di legno sulle quali erano disegnati i vari passaggi della storia che avrebbe raccontato fino agli anni Venti del Novecento.

Dagli anni Sessanta, il pubblico dei lettori dei manga si è così allargato da abbracciare un target variegato, dai bambini ai lettori ottantenni. Rispetto ai fumetti classici, il formato dei manga è solitamente tascabile (il tankobon), con cento e più pagine o addirittura strisce comiche di quattro vignette con un metodo di lettura va da destra verso sinistra.

Un’altra loro particolarità è la quasi totalità, a eccezione della copertina e di qualche illustrazione, del bianco e in nero, usato per approfondire tematiche variegate in maniera per lo più leggera ma a suo modo raffinata come amori liceali, vita di giocatori di tennis e pescatori, epiche battaglie tra bene e male, ad esempio.

A seconda del target di riferimento, i manga si dividono in:

  • Shoujo: rivolti a un pubblico femminile adolescenziale, spesso ambientati in ambito scolastico o fantastico, con toni romantici (una loro sottocategoria è il maho- shoujo, che tratta di ragazze con poteri magici);
  • Shounen: corrispondente maschile dello shoujo, tratta temi come azione o avventura, ma anche fantasy e sport;
  • Seinen: adatto a un pubblico maturo, con tematiche più cupe o profonde;
  • Josei: dedicato alle donne adulte, affronta temi come la vita lavorativa e l’ambito familiare;
  • Shonen-ai shoujo-ai: manga che trattano di relazioni omosessuali, il primo tra uomini e il secondo tra donne; difficilmente propongono scene spinte, preferendo la versione più romantica e platonica della relazione;
  • Yaoi yuri: le versioni più spinte degli shonen-ai e shoujo-ai;
  • Hentai: manga pornografici.

L’autore di manga giapponesi viene definito il mangaka che, rispetto al fumettista occidentale, deve infatti occuparsi di tutte le fasi creative del suo manga, comprese le fasi di disegno, titolo e sviluppo della sceneggiatura. Poiché gran parte dei manga viene pubblicata sotto forma di capitoli in speciali magazine settimanali o mensili, i principali ostacoli che dovrà affrontare un mangaka sono le deadline, le date di scadenza per la pubblicazione, e il suo stesso pubblico che potrà determinare l’interruzione immediata di una sua opera tramite il loro voto apposto su delle speciali cartoline presenti in ogni rivista giapponese per sondare il gradimento della lettura.

La diffusione dei manga in Italia è partita dagli anni ’90, grazie a case editrici come la Glenat con la pubblicazione di Akira, Granata Press con Ken il Guerriero e Star Comics (Dragon Ball). Dopo questo primo boom e un drammatico calo drammatico degli ultimi dieci anni, adesso il manga, qui da noi, è di nuovo un fenomeno esplosivo. Nel 2021 ha infatti costituito il 59% del fatturato totale dei fumetti, sta scalzando le classifiche di lettura Amazon e moltiplicando i fatturati delle case editrici che li pubblicano come la Star Comics che nel 2017 vendeva 550mila copie, nel 2021 ne ha ha fatte 4 milioni 300mila e adesso è diventata il terzo editore in Italia, dopo Mondadori ed Einaudi, per numero di pezzi venduti. 

Perciò…lunga vita ai manga!

(Copyright immagine in evidenza)

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